La NASA ha confermato il 21 maggio che il modulo PrK, un piccolo tunnel di trasferimento collegato al modulo di servizio Zvezda, ha ricominciato a perdere aria dopo alcuni mesi in cui la pressione sembrava essersi stabilizzata.
Il problema riguarda una zona già interessata da perdite d’aria e da controlli e tentativi di riparazione, fin dal 2019. Il modulo PrK, chiamato anche Service Module Transfer Tunnel, si trova tra il modulo Zvezda e una porta di attracco usata dai veicoli russi. Negli ultimi anni la perdita era stata associata alla presenza di micro-crepe strutturali, difficili da individuare e sigillare con precisione in orbita. A gennaio 2026, dopo diverse ispezioni e applicazioni di sigillante, la NASA aveva indicato che il segmento aveva raggiunto una configurazione stabile, senza perdite misurabili.
La situazione è cambiata il 1 maggio, dopo le operazioni di scarico della capsula cargo Progress-95. Roscosmos ha rilevato una lenta diminuzione della pressione all’interno del PrK, e secondo quanto comunicato dalla NASA, l’analisi dei dati ha indicato una perdita di circa 450 grammi al giorno. Roscosmos ha quindi lasciato diminuire gradualmente la pressione nel tunnel, continuando a monitorare l’andamento della perdita.
Al momento, secondo la NASA, non ci sono impatti sulle operazioni della ISS e non ci sono rischi immediati per l’equipaggio. L’area viene mantenuta a una pressione più bassa rispetto al resto della stazione, con piccole ripressurizzazioni quando necessario. Questa procedura è già stata applicata negli ultimi anni: quando il modulo non è in uso, il portello viene mantenuto chiuso per limitare la perdita.
Un problema di “usura”?
La nuova perdita conferma però che il problema non può ancora essere considerato risolto in modo definitivo. Nel 2024 la perdita nel PrK era arrivata a livelli molto più elevati, con picchi indicati in circa 1.7 kg d’aria al giorno. In quel periodo, il rischio era stato classificato dalla NASA al massimo livello sia per probabilità sia per gravità nel sistema interno di gestione dei rischi della ISS.
La difficoltà principale resta individuare con precisione l’origine delle micro-crepe. Le riparazioni eseguite finora hanno ridotto o temporaneamente interrotto la perdita, ma non hanno eliminato l’incertezza sulla causa strutturale. la NASA e Roscosmos continuano quindi a coordinarsi per definire i prossimi interventi e per valutare se saranno necessarie nuove ispezioni nel modulo.
Il ritorno della perdita arriva in una fase delicata per la gestione della ISS. La stazione dovrebbe rimanere operativa almeno fino al 2030, ma negli Stati Uniti è in corso una discussione sulla possibilità di estenderne l’utilizzo fino al 2032 o oltre. Una nuova anomalia nel segmento russo non comporta, da sola, un cambiamento immediato dei piani, ma aggiunge un elemento tecnico importante nelle valutazioni sulla sicurezza e sulla manutenzione di una struttura orbitale in servizio da oltre venticinque anni.











