Il volo numero 10 di Starship è stato incredibile, e lo è stato per diversi motivi. Innanzittutto perchè ha dimostrato la capacità di SpaceX di risolvere problemi, di uscire dalla situazione di stallo in cui ormai da diversi mesi era finito il programma della Starship Block 2. Non è stato un volo perfetto, come ovviamente deve essere un volo di test, ma come diciamo spesso, l’importante è andare più avanti del test precedente, dimostrando di aver risolto problemi, anche a costo di trovarne altri.
E questo è sicuramente quello che abbiamo visto nel volo di test numero 10. Oltre a questo però, a Starbase SpaceX si sta preparando al debutto della Block 3, e per farlo dovranno essere pronti non solo i prototipi, la Ship e il Super Heavy, ma anche il nuovo pad di lancio.
Oggi, in questa puntata speciale di I progressi di Starship, parleremo quindi non solo del volo 10, in dettaglio, ma anche di cosa aspettarci per il volo 11 e soprattutto per il volo 12, il primo con la ormai famosa Starship Block 3.
I problemi durante il decimo volo
Il volo del 27 agosto è stato indubbiamente un passo avanti, come abbiamo già detto, ma questo non vuol dire che non siano mancati i problemi. Il primo si è verificato durante il primo tentativo di lancio del 25 agosto, quando una perdita di ossigeno dal Quick Disconnect Arm, cioè l’infrastruttura di tubazioni e connettori per rifornire la Starship, aveva impedito il corretto rifornimento del secondo stadio. In poche ore hanno comunque risolto il problema, e hanno ritentato il giorno seguente.
La sera dopo però è stato il meteo a non essere favorevole, provocando un nuovo rinvio. Durante il secondo tentativo è anche comparso Elon Musk in diretta, parlando degli obbiettivi di Starship e ancora una volta dei piani di Marte.
Il lancio è alla fine avvenuto senza problemi apparenti al terzo tentativo, il 27 agosto alle 01:30 italiane.
Views from onboard Starship’s tenth flight test pic.twitter.com/xp0MBdGNwj
— SpaceX (@SpaceX) September 2, 2025
In volo con un motore in meno
Dopo 1 minuto e 33 secondi dalla partenza, uno dei 33 Raptor dell’anello intermedio si è spento. Gli altri motori sono però riusciti a compensarlo, e il volo è proseguito come previsto. Questa è una cosa che avevamo già visto anche in alcuni voli precedenti, cioè la capacità del Super Heavy di portare Starship nello spazio anche senza uno o due motori Raptor. Questo è dovuto al fatto che la Starship era in volo suborbitale, e che era, come nei voli precedenti, essenzialmente vuota, o quasi.
Nelle fasi successive, il Booster 16 non ha più utilizzato quel motore, che avrebbe dovuto riaccendersi in due occasioni: durante il boostback burn e il landing burn.
Per quest’ultima manovra, per il Super Heavy SpaceX ha volutamente proposto un rientro senza l’impiego di uno dei tre Raptor centrali. Ciò serve per studiare il comportamento del Super Heavy in caso di rientri anomali. Il Booster 16 ha così simulato la cattura al volo, rimanendo sospeso in aria per alcuni istanti prima di spegnere i motori e posarsi in mare.
Dal volo numero 9, SpaceX ha introdotto due nuove manovre con il Super Heavy, utili in futuro per risparmiare propellente. La prima, denominata da SpaceX “deterministic flip”, sfrutta i gas di scarico della Starship per far ruotare il Super Heavy verso una direzione precisa. Poco prima dell’hot staging, infatti, è stata evidente la rotazione dell’intero vettore, eseguita proprio in preparazione al deterministic flip.
Il Booster 16 è poi rientrato verso il punto di ammaraggio con un angolo di attacco maggiore rispetto ai rientri nominali. SpaceX ha stabilito che, per questa versione di Super Heavy, angoli superiori ai 17 gradi possono danneggiarlo, ed è quello che successe con il Booster 15 del volo 9, che esplose a circa 2 km di quota dopo essersi danneggiato.
C’è ancora del lavoro da fare
È con la Ship 37 che sono emersi più problemi. Poco prima della manovra di hot staging, è stato possibile osservare il distacco di alcune piastrelle sull’ala inferiore sinistra. In questa zona la Starship non è colpita direttamente dall’impatto con l’atmosfera, quindi non sappiamo come mai siano state posizionate qui queste piastrelle.
Uno dei test più importanti, il rilascio di otto finti satelliti Starlink, è iniziato circa 17 minuti dopo il decollo. L’apertura del portellone è riuscita senza problemi, a differenza dei tentativi precedenti. Il rilascio vero e proprio è avvenuto a 19 minuti e 15 secondi di volo, con un leggero ritardo rispetto alla timeline annunciata da SpaceX. Non si trattava di veri satelliti, ma di strutture inerti che riproducevano dimensioni e massa dei futuri Starlink V3.
In almeno un’occasione, uno dei finti satelliti ha colpito il portellone della Ship 37, fortunatamente senza danni. SpaceX apporterà sicuramente miglioramenti al sistema di rilascio, grazie ai dati ottenuti da questo primo test.
Un altro evento potenzialmente critico si è verificato 47 minuti dopo la partenza. Nella sezione dei Raptor, alla base della Ship 37 vicino all’attacco con un’ala inferiore, si è generata un’esplosione. Ci sono stati numerosi detriti fluttuare nel vano motori. SpaceX non ha ancora dichiarato cause o conseguenze, ma sembrerebbe che l’esplosione sia stata originata dai sistemi di venting e raffreddamento dei motori. Nella Block 2, rispetto alla prima versione, questi elementi si trovano sotto le coperture aerodinamiche delle ali.
Nonostante i danni alle ali inferiori, ampliati anche dal plasma che ha fuso parte della sezione durante il rientro, la Ship 37 è riuscita ad ammarare con successo. Secondo SpaceX, la Starship ha mancato il punto di rientro di soli 3 metri. Uno scarto sicuramente piccolo, ma che in futuro potrebbe compromettere la cattura al volo. Il rientro di questa Starship è avvenuto comunque in condizioni critiche, con un angolo di attacco molto alto, proprio per sforzare al massimo la Ship.
Un’altra questione che ha fatto molto discutere, è stato il colore aranciano delle scudo termico all’arrivo. Questo era molto diverso da quello della Ship del volo numero 6, finora l’unico rientro avvenuto di giorno e quindi l’unico che possiamo usare come confronto visivo diretto.
View of Starship landing burn and splashdown on Flight 10, made possible by SpaceX’s recovery team. Starship made it through reentry with intentionally missing tiles, completed maneuvers to intentionally stress its flaps, had visible damage to its aft skirt and flaps, and still… pic.twitter.com/QgcbPN8lY4
— SpaceX (@SpaceX) August 28, 2025
Lo stesso Musk ha spiegato che questo colore è stato originato all’ossidazione di alcune piastrelle metalliche dello scudo termico, montate come prova. Queste si sono arruginite per l’attrito con l’atmosfera, ruggine che poi è stata sparsa sullo scudo termico. La parte bianca invece è dovuta allo strato inferiore alle piastrelle termiche, uno strato ablativo che si è consumato sempre per l’attrito atmosferico. Questo strato era esposto in alcune zone dove mancavano le piastrelle termiche, anche questo un test svolto da SpaceX sullo scudo termico.
Questo rientro è stato senza dubbio il test più importante svolto durante questo volo, prima di tutto perché la V2 era dotata di uno scudo termico diverso da quello delle V1, che finora SpaceX non era mai riuscita a testare. Ora ci aspetta solo ancora un volo con la seconda versione di Starship, prima di passare definitivamente alla prossima Starship Block 3.
I piani per il volo 11
La Ship 38 sarà l’ultima Block 2 e, molto probabilmente, seguirà un profilo di volo simile a quello dei precedenti lanci. Ci si può quindi aspettare ulteriori test sul rilascio degli Starlink, la riaccensione di un Raptor nello spazio e un rientro mirato a collaudare lo scudo termico. Seguendo questo profilo, SpaceX potrà sfruttare i permessi già concessi dalla FAA, evitando di richiedere nuove autorizzazioni.
La Ship 38 ha già superato le prove di pressurizzazione dei serbatoi e restano da condurre gli static fire test, probabilmente direttamente sul pad di lancio, come accaduto per la Ship 37. Per farlo, gli operai dovranno reinstallare le modifiche necessarie a collocare la Ship 38 sull’OLM. Sebbene i lavori a Massey procedano rapidamente, il pad di test non sembra ancora ultimato, inoltre sembra che a Massey spaceX costruirà direttamente un nuovo pad adatto solo alla Block 3.
Per il Super Heavy del prossimo lancio, SpaceX ha a disposizione due opzioni: il Booster 15 e il Booster 17. Il principale candidato sembra essere il Booster 15, già volato a marzo insieme alla Ship 34. Attualmente si trova nella Mega Bay per i preparativi al lancio, mentre il numero 17 è nell’area di parcheggio. Per la seconda volta, quindi, SpaceX potrebbe riutilizzare un Super Heavy, mentre il Booster 17 verrà smantellato. Ci aspettiamo per i prossimi giorni, forse già per la prossima settimana, lo static fire test del Super Heavy. Dopo questo test, SpaceX installerà le modifiche al pad per condurre le prove anche con la Ship 38 e, infine, ultimerà i preparativi al lancio. È quindi possibile aspettarsi un nuovo volo di Starship già entro l’inizio di ottobre.
Cosa accadrà ora?
Booster 15 e Ship 38 formeranno l’ultima Starship Block 2, dopodiché SpaceX passerà alla nuova versione. Secondo quanto dichiarato da Elon Musk e confermato in diretta anche da Bill Riley, vicepresidente delle operazioni di Starship, la Block 3 debutterà entro fine anno. Perché ciò accada, SpaceX dovrà però completare alcune infrastrutture fondamentali.
Innanzitutto, sarà necessario completare il secondo pad di lancio di Starbase e collaudarne tutte le infrastrutture. La costruzione sembra quasi terminata e ad agosto sono stati osservati molti segnali di attività. Nelle ultime settimane i lavori principali si sono concentrati sull’installazione dei Quick Disconnect del Super Heavy, che ora sono due.
Come già accaduto in passato, SpaceX esegue test strutturali con piccoli serbatoi di prova per collaudare le modifiche, e ci aspettiamo quindi di vedere un test del genere anche al Pad 2. Solo dopo aver terminato il pad b e aver fatto i test, potrà essere effettuato lo static fire test. Stimiamo che dal momento dello static sul Super Heavy al momento del lancio della prima Block 3, passeranno circa 2 mesi, se tutto dovesse andare bene.
Photo of Pad 2 from yesterday!
Starbase Weekly is live: https://t.co/DuA8W3mD1f pic.twitter.com/oUwqZRJtyK
— RGV Aerial Photography (@RGVaerialphotos) August 30, 2025
Il Super Heavy del volo 12 sarà il primo a montare i Raptor 3 e quindi la cautela sarà sicuramente massima. A McGregor è stato avvistato il motore numero 35 di questa nuova generazione, su un totale di 39 che servono al volo di Starship.
Elon Musk ha anche dichiarato che la prima cattura al volo di Starship, inizialmente prevista con la Block 2, verrà fatta con la Block 3 e potrebbe svolgersi tra il 13° e il 15° lancio. Prima di tentare l’operazione, SpaceX dovrà dimostrare di saper completare almeno un’orbita e gestire un rientro controllato, probabilmente nel Golfo del Messico. Sebbene la Ship 38 sia tra le candidate per questo test, lo scenario appare poco probabile, vista la complessità dei nuovi piani di volo e la necessità di acquisire maggiore esperienza nel controllo orbitale. Anche il volo 12 ci aspettiamo quindi che sia suborbitale. Speriamo di essere smentiti nelle prossime settimane.
Lavori ai pad di lancio
Torniamo ora a parlare del pad di lancio di Starship, perchè qui SpaceX sta per cambiare completamente marcia. Tre diverse squadre di operai di SpaceX sono al lavoro per la realizzazione di altrettanti pad di lancio. Due di questi si trovano in Florida: al complesso di lancio 39A e al complesso numero 37. Di quest’ultimo, durante la diretta per il decimo volo di Starship, hanno condiviso un render che mi mostra come sarà una volta completato. Ci saranno due pad di lancio e due torri, dato che da qui SpaceX prevede di lanciare fino a 76 Starship all’anno, o per lo meno questi sono i permessi che ha chiesto.
Al complesso 39A, da cui prevedono di lanciare 44 Starship all’anno, gli operai stanno lavorando alla realizzazione del flame trench, ovvero il sistema per deflettere i gas di scarico del Super Heavy e assorbirne le vibrazioni. Ultimate le fondamenta di questa struttura, avranno inizio anche i lavori per la costruzione dei pilastri destinati a sorreggere l’OLM che, come quello di Starbase, avrà una forma quadrata.
A Starbase invece, continuano i lavori per ultimare il Pad 2. SpaceX ha iniziato a effettuare alcuni test per verificare il funzionamento del sistema di sopressione ad acqua, diverso da quello del pad A.
Inoltre, il 28 agosto lo United States Army Corps of Engineers ha pubblicato i piani di modifica dell’intero sito di lancio di Starbase, e come era prevedibile, il Pad 1, finora utilizzato, subirà pesanti modifiche e sarà reso simile alla seconda rampa di lancio. Ciò sarà necessario per gestire i lanci della Starship Block 3, che non compatibile con le attuali strutture del Pad 1.
Inoltre, SpaceX prevede di realizzare in loco strutture per la produzione dei gas necessari ai lanci: azoto, ossigeno e metano. Questo ridurrà notevolmente il tempo necessario a rifornire i serbatoi, oltre a evitare il traffico dovuto ai numerosi camion che devono transitare per Starbase. A questo si aggiunge una espansione generale del sito di lancio, necessaria per gestire le decine di lanci che SpaceX prevede di fare ogni anno da qui. Non sappiamo ancora le tempistiche di questi lavori, ma sicuramente nei prossimi anni vedremo molti aggiornamenti al sito di Starbase.
Altri “pezzi di Starship” – Brevi novità e aggiornamenti
- Durante la diretta del secondo tentativo del decimo lancio, Elon Musk ha parlato un po’ di Marte, come dicevamo all’inizio. Una delle poche novità riguarda il primo volo di Starship verso Marte, che dovrebbe essere alla fine del 2026, ma che tutti ci aspettiamo ovviamente per almeno il 2028. Hanno dichiarato che queste Starship non avranno gambe di atterraggio ma poggeranno direttamente sulla loro base, la sezione cilindrica esterna che protegge i motori. In questo modo, SpaceX non dovrà attendere di avere una versione definitiva delle gambe di atterraggio. Dai render ufficiali, inoltre, queste Starship risultano dotate di un portellone per il rilascio di Starlink, cosa che ci fa capire che uno degli obbiettivi primari di questi primi voli sarà quello di portare satelliti Starlink in orbita attorno a Marte.
- Il 29 agosto Elon Musk ha condiviso alcune immagini che hanno generato confusione. Si tratta della Ship 31, utilizzata a novembre 2024 per il sesto volo di Starship. Nelle foto è possibile osservare ciò che resta del prototipo dopo l’ammaraggio. Si nota che la Ship 31, a causa dell’impatto con l’acqua seguito al ribaltamento, ha perso l’intera sezione superiore. Nonostante ciò, la sezione dei serbatoi non sembra aver subito particolari danni. Musk aveva condiviso le immagini per mostrare i piccoli gommoni utilizzati per riprendere il rientro dei prototipi e non la Ship 31 in sé, ma queste immagini ci hanno però permesso di capire come risulta una Starship dopo un ammaraggio nell’Oceano.
The Starship landing video in the Indian Ocean was taken from a camera bolted to a Starlink terminal sitting in a kiddie pool 😂 pic.twitter.com/XKp18Km2kx
— Elon Musk (@elonmusk) August 29, 2025
- Gwynne Shotwell, presidente di spaceX, ha pubblicato un post su X abbastanza importante il 4 settembre, nel quale conferma che uno degli obbiettivi di SpaceX è portare gli Stati Uniti sulla Luna per costruire una base permanente di astronauti. Ha scritto questo post condividendo un post dell’amministratore ad interim della NASA Sean Duffy, che affermava che gli Stati Uniti torneranno sulla Luna prima dei Cinesi. La Shotwell ha condiviso il post, rimarcato l’impegno di SpaceX per la Luna ma è stata abile nel non scrivere date e rimarcare il fatto che gli Stati Uniti sulla Luna ci sono già andati, seguendo un approccio che sta venendo condiviso da molti: ribadire che il piano Artemis è più complesso di quello cinese, e che non è più una gara a chi arriva primo, ma a chi stabilisce una presenza costante e profittevole. Si tratta di un approccio per mettere le mani avanti in caso di sconfitta in questa corsa alla Luna oppure gli obbiettivi sono veramente cambiati? Facci sapere cosa ne pensi con un commento qui sotto.
- Musk, qualche giorno dopo il lancio, ha anche condiviso una infografica aggiornata di confronto fra le varie versioni di Starship. Ha dichiarato che i dati non sono precisissimi, ma la grande novità di questa infografica è che è comparsa la dicitura del payload garantito da ogni versione. Compare quindi il dato di 15 tonnellate per la Block 1 e di 35 per la Block 2. Sono valori che hanno fatto molto discutere, prima di tutto perché molto bassi, vuol dire ad esempio che la Starship Block 1 aveva un payload minore di quello di un Falcon 9, ma soprattutto sono indicazioni un po’ inutili per dei razzi che non hanno mai raggiunto l’orbita.
- Al sito di McGregor, in Texas, SpaceX ha iniziato a realizzare una struttura che dovrebbe essere necessaria a testare i motori della Starship HLS, cioè la starship per la Luna. Questa versione, per raggiungere il suolo lunare, non utilizzerà i Raptor, poiché rischierebbero di creare un cratere e sollevare regolite, ma sarà dotata di piccoli motori posti a metà altezza. SpaceX necessita quindi di una struttura apposita per iniziare a collaudare questi nuovi motori che, dovendo operare sempre nel vuoto e solamente in condizioni di atterraggio (quindi sempre quando il mezzo spaziale è già in movimento), richiedono non di un semplice banco di prova, ma una struttura in grado di ricreare le condizioni reali di utilizzo.










