• AstroSpace.it
  • Collabora
  • La redazione
  • Astrospace Shop
  • ADV
Nessun risultato
Guarda tutti i risultati
AstroSpace
  • Home
  • Agenzie Spaziali
    • NASA
    • Cina
    • ESA
    • ASI
  • Esplorazione spaziale
    • Speciale Artemis 1
    • ISS
    • Luna
    • Sistema solare
    • Scienza
      • Astronomia e astrofisica
      • Fisica
  • Space economy
    • SpaceX
    • Boeing
    • Blue Origin
    • Nuove imprese
    • Rocket Lab
    • Satelliti
  • Spazio Italiano
  • Le grandi firme dello spazio
    • Paolo Ferri
ORBIT
Shop
  • Home
  • Agenzie Spaziali
    • NASA
    • Cina
    • ESA
    • ASI
  • Esplorazione spaziale
    • Speciale Artemis 1
    • ISS
    • Luna
    • Sistema solare
    • Scienza
      • Astronomia e astrofisica
      • Fisica
  • Space economy
    • SpaceX
    • Boeing
    • Blue Origin
    • Nuove imprese
    • Rocket Lab
    • Satelliti
  • Spazio Italiano
  • Le grandi firme dello spazio
    • Paolo Ferri
Nessun risultato
Guarda tutti i risultati
AstroSpace
Nessun risultato
Guarda tutti i risultati

Inquinamento luminoso: una minaccia per il nostro cielo. Il progetto Globe at Night

Federico Palaia di Federico Palaia
Febbraio 15, 2023
Immagine che rappresenta l'aumentare dello skyglow in prossimità dei centri urbani.

Immagine che rappresenta l'aumentare dello skyglow in prossimità dei centri urbani.

Condividi su FacebookTweet

Un progetto chiamato Globe at Night ha utilizzato i dati forniti dai citizen scientists per misurare in che modo l’inquinamento luminoso stia influenzando la visione della volta celeste notturna. Ai partecipanti sono state mostrate mappe celesti che raffiguravano porzioni di cielo in base ai livelli di inquinamento luminoso, che poi dovevano indicare quale corrispondesse maggiormente a quello che effettivamente stavano osservando.

I dati raccolti hanno mostrato che il cielo notturno è diventato più luminoso del 9,6% dal 2011 al 2022.

Il numero di stelle visibili a occhio nudo è diminuito molto negli ultimi anni e questo può essere spiegato con l’aumento dell’inquinamento luminoso. Dallo studio Globe at Night è emerso che i dati ottenuti tramite le rilevazioni satellitari erano inesatti, in particolare sottostimavano la luce diffusa verso il cielo.

ANNUNCIO

Questa differenza è legata ai cambiamenti spettrali nell’emissione di “luce inquinante”, e all’angolo medio di emissione. Questi fattori non consentono alle osservazioni satellitari di rilevare con precisione come l’inquinamento luminoso influenzi le osservazioni da Terra.

Il crepuscolo artificiale, o skyglow

In gran parte del mondo, dopo il tramonto, il cielo si tinge di un colorito arancione detto crepuscolo artificiale, o skyglow. Questo fenomeno è causato dalla dispersione della luce antropica nell’atmosfera. Nel corso del ventesimo secolo la luminosità del cielo notturno è aumentata in maniera esponenziale, come conseguenza dello sviluppo antropico e dell’impiego di nuove tecnologie di illuminazione.

Skyglow
Bagliore del cielo antropogenico osservato per cinque diverse città studiate. Credits: C.B. Luginbühl et al. 2013

Molti dei processi comportamentali e fisiologici della vita sulla Terra sono collegati ai cicli giornalieri e stagionali. Esistono però ancora pochi studi sugli impatti ecologici del bagliore notturno del cielo, ma è stato dimostrato che influisce su piante, animali e le loro interazioni. L’autore principale dello studio generato da Globe at Night, Christopher Kyba, ha dichiarato:

L’introduzione della luce artificiale rappresenta probabilmente il cambiamento più drastico che gli esseri umani hanno apportato al loro ambiente. I predatori usano la luce per cacciare e le prede usano l’oscurità come copertura. Vicino alle città, i cieli sono centinaia o addirittura migliaia di volte più luminosi di quanto non fossero 200 anni fa. Stiamo solo iniziando a capire quale effetto drastico abbia avuto sull’ecologia notturna.

Le cause dello skyglow

A partire dal 2010, molte luci per esterni sono state sostituite da luci LED, ma l’impatto sullo skyglow di questa transizione ai LED non è però ancora chiaro. Alcuni ricercatori hanno previsto che sarà vantaggioso, altri che potrebbe essere dannoso a causa dei cambiamenti spettrali o di un effetto di rimbalzo più accentuato.

ANNUNCIO

Per quanto riguarda l’astronomia amatoriale, le luci di questo tipo causano maggiori problemi. I LED infatti emettono uno spettro più ampio rispetto a lampade di altro genere, ad esempio quelle ai vapori di sodio. I classici filtri utilizzati in astronomia per arginare l’inquinamento luminoso diventano quindi molto meno efficaci. Inoltre, le luci LED sono note per avere dei consumi ridotti, e in alcuni casi questo fattore può portare ad utilizzare lampade sovradimensionate rispetto al necessario, con un inutile aumento della luminosità emessa.

L’inquinamento luminoso è un fenomeno legato a processi sociali, economici e tecnologici, quindi ci si aspetta che differisca da paese a paese. Le misurazioni dello skyglow da singoli siti, sebbene utili per alcuni scopi, potrebbero non essere rappresentative di come il cielo notturno stia cambiando su scale più grandi. Sarebbe quindi utile misurare i cambiamenti nel bagliore del cielo su scala globale.

Di seguito vediamo i risultati uno studio del 2017 che mostra le variazioni annue per l’area illuminata e per la radianza delle aree illuminate, dove per “radianza” si intende l’intensità della radiazione che interessa quelle determinate aree.

Variazioni di area illuminata e radianza
Risultati di uno studio del 2017 che mostra le variazioni come tasso annuo sia per l’area illuminata (A) sia per la radianza delle aree illuminate stabilmente (B). Poiché si basa su dati satellitari, parte dei cambiamenti osservabili è correlata alla guerra (Siria) e agli incendi boschivi (Australia). Credits: Kyba et al. 2017

In linea di principio, è possibile misurare la luminosità del cielo attraverso osservazioni satellitari, ma sfortunatamente gli unici strumenti satellitari che attualmente monitorano l’intera Terra hanno risoluzione e sensibilità limitate, non adatte a rilevare la luce con lunghezze d’onda inferiori a 500 nanometri. Questo è un problema per tre motivi:

  1. Le lunghezze d’onda più corte si diffondono più facilmente nell’atmosfera, aumentando la possibilità che un fotone emesso verso l’alto ritorni sulla Terra creando lo skyglow.
  2. I LED bianchi hanno solitamente un picco di emissione tra 400 e 500 nm. In questo caso il sensore satellitare non sarebbe in grado di rilevare la luce diffusa.
  3. La sensibilità visiva umana si sposta verso lunghezze d’onda più corte di 500 nm durante la notte.

Il progetto Globe at Night

Per acquisire i dati, il team di Globe at Night ha pensato di affidarsi ai citizen scientists, i cittadini scienziati. Si tratta di persone comuni e appassionate, non per forza professionisti, che volontariamente hanno contribuito alla raccolta dati di questo progetto.

Questo sistema consente di evitare i problemi relativi alle osservazioni satellitari, e restituisce un feedback reale di quello che effettivamente si può osservare nel cielo. Ai partecipanti viene presentata una serie di mappe stellari e viene chiesto di indicare quale corrisponde meglio a ciò che effettivamente si vede nel cielo.

Mappe stellari progetto Globe at Night
Esempi di mappe stellari utilizzate nel progetto Globe at Night. I partecipanti hanno confrontato quello che vedevano ad occhio nudo con questi grafici. La parte in alto a sinistra è rappresentativa della vista da un centro cittadino e quella in basso a destra è rappresentativa della vista da una posizione remota. Credits: Kyba et al. 2023

Il metodo utilizzato tiene conto delle differenze nel gruppo di cittadini che partecipano ogni anno e consente di misurare i cambiamenti nella luminosità del cielo su scala spaziale globale o continentale. Il numero complessivo di osservazioni limita le scale spaziali e temporali su cui è possibile determinare le tendenze. Questo vale in particolare per i paesi in via di sviluppo, dove si sospetta un rapido aumento dell’inquinamento luminoso (ma sono disponibili poche prove osservative).

I risultati

Grazie al metodo di raccolta dati utilizzato, si riesce a ottenere una stima della magnitudine limite a occhio nudo (NELM). Si tratta della magnitudine visiva apparente della stella più debole che si possa vedere. Nella pratica, la più bassa luminosità di un astro che l’occhio umano sia in grado di percepire.

Le magnitudini astronomiche sono espresse in scala logaritmica invertita, quindi la magnitudine limite è più piccola per cieli più luminosi. La NELM è correlata allo skyglow, perché con l’aumentare del bagliore di fondo, le fonti di luce puntiformi più deboli diventano invisibili.

Il team di Kyba ha raggruppato diverse regioni del globo in base alla loro luminosità del cielo, a partire dalle osservazioni satellitari effettuate nel 2014. Lo scopo era di esaminare, per ogni regione geografica, come variava la magnitudine limite a occhio nudo percepita dai cittadini scienziati con il passare del tempo.

I dati risultanti presentano una distorsione spaziale verso l’Europa, il Nord America (in particolare gli Stati Uniti) e un piccolo numero di altri paesi. C’è anche una preferenza per le aree abitate. Ad esempio, il 50,6% dei contributi asiatici proviene dal Giappone e i contributi dall’Australia provengono prevalentemente dalle zone costiere. Poiché l’Europa e il Nord America dispongono di dati sufficienti sia nel tempo che nello spazio, vengono riportate le tendenze per quei continenti e sono combinati tutti gli altri (di seguito denominati Resto del mondo).

Risultati Globe at Night
Questo grafico mostra come sono distribuite le osservazioni dei cittadini a livello globale. (A) mostra il numero di osservazioni per anno e continente, e (B) mostra la distribuzione spaziale di tutti gli anni combinati. Credits: Kyba et al. 2023

Sebbene questo set di dati non rappresenti una media né dell’area terrestre né della distribuzione della popolazione umana, si può osservare che i partecipanti allo studio sono concentrati nelle regioni in cui il cielo è più inquinato dalla luce artificiale.

Come è stato anticipato, i dati riguardanti i paesi con i più rapidi aumenti dello sviluppo economico sottostimano l’effetto dell’inquinamento luminoso. Il tasso di variazione delle emissioni di luce è più alto e si prevede che l’aggiunta di nuove luci abbia un impatto maggiore sullo skyglow rispetto a quanto risulterebbe dalla sostituzione di quelle esistenti.

La variazione della radianza effettiva

Per convertire le misurazioni della NELM in tasso di variazione della radianza effettiva del bagliore del cielo per l’occhio umano, il team ha adattato un modello a un sottoinsieme di dati del set, utilizzando un metodo di massima verosimiglianza. Ci sono cinque parametri liberi nel modello:
  1. La magnitudine limite media riportata nelle regioni senza inquinamento luminoso.
  2. La pendenza della relazione tra NELM e la radianza del bagliore del cielo dell’Atlante mondiale.
  3. Il tasso annuo di variazione del bagliore artificiale del cielo.
  4. La deviazione standard nei residui tra il NELM misurato e quello previsto.
  5. Una stima del tasso di errore nel set di dati Globe at Night (ad esempio, a causa di partecipanti che riportano la loro posizione o NELM in modo errato).
Variazione radianza effettiva
Questo grafico mette in ralazione lo Sky Brightness Factor (SBF) con la Naked Eye Limiting Magnitude (NELM) per illustrare come stiamo perdendo visibilità del cielo notturno. Un SBF di 1 indica la luce delle stelle e SBF 10 indica che il cielo è 10 volte più luminoso della luce delle stelle. Valori NELM più piccoli sull’asse y mostrano che sono visibili meno stelle. Credits: Kyba et al. 2023

Dall’analisi dati, si scopre che la diminuzione del numero di stelle visibili, secondo i partecipanti al Globe at Night, è equivalente a un aumento annuo del 9,6% della luminosità del cielo, calcolato rispetto alle posizioni dei partecipanti.

Questo vuol dire che in un periodo di 18 anni, con questo tasso di variazione, la luminosità del cielo aumenterebbe di un fattore superiore a 4. Ad esempio, in una località in cui sono visibili 250 stelle, nel corso del tempo si arriverebbe a vederne circa 100. Dato che questo metodo di raccolta dati utilizza misurazioni effettuate con la visione umana, i risultati tengono conto dei cambiamenti sia nella luminosità che nello spettro del cielo notturno invisibile ai satelliti.

Contrastare l’inquinamento luminoso

Per contrastare l’inquinamento luminoso, le soluzioni esistono e sono piuttosto semplici da attuare. In Italia, ad esempio, diverse normative regionali regolano l’utilizzo di luci da esterno. Queste norme però, sono spesso troppo poco specifiche, o non vengono rispettate a dovere.

Il team di Globe at Night raccomanda l’utilizzo di luci da esterno che non siano inutilmente luminose. Devono inoltre essere ben orientate, affinché la luce emessa non venga dispersa verso l’alto, e avere la più alta efficienza possibile. Questo serve a contenere le emissioni inutili a lunghezze d’onda che l’occhio non può vedere.

Dalle analisi più recenti, si può capire come la visibilità delle stelle si sta deteriorando rapidamente. Le attuali politiche sull’illuminazione non sono sufficienti a impedire l’aumento dell’inquinamento luminoso, su scala continentale e globale.

“L’aumento dello skyglow nell’ultimo decennio sottolinea l’importanza di raddoppiare i nostri sforzi e sviluppare nuove strategie per proteggere i cieli bui” ha affermato la coautrice dello studio, Constance Walker. “Il set di dati fornito dal progetto “Globe at Night” è indispensabile nella nostra valutazione continua dei cambiamenti dell’inquinamento luminoso. Incoraggiamo tutti coloro che vogliono essere coinvolti nel progetto ad aiutare a proteggere il cielo notturno stellato”.

I dati utilizzati per compiere questo studio sono disponibili sul sito di Globe at Night. Lo studio con l’analisi dei dati è stato pubblicato sulla rivista Science ed è reperibile qui.

Grazie per aver letto questo articolo ed esserti iscritto ad Astrospace Orbit. Questo approfondimento, come gli altri che trovi nella sezione Orbit, sono stati realizzati dalla nostra redazione, raccogliendo e analizzando i dati e le informazioni in prima persona.

Qui puoi trovare tutti gli articoli esclusivi per gli iscritti ad Astrospace Orbit, oltre alle newsletter, gli eventi e tutte le future comunicazioni.

Tags: Astrofotografiaastronomiainquinamento luminosoOsservazioni

Potrebbe interessarti anche questo:

Scie luminose lasciate dai satelliti sopra il deserto di Atacama, in Cile, in appena un'ora di osservazione. In primo piano si vede la cupola dell'Extremely Large Telescope (ELT) in costruzione, mentre sullo sfondo sono visibili i laser del Very Large Telescope (VLT) dell'ESO. Credits: F. Kamphues, ESO/M. Kornmesser

ESA e IAU collaboreranno per ridurre l’impatto dei satelliti sulle osservazioni astronomiche

Ottobre 8, 2026
Il sistema di ottica adattiva Ekarus sul banco ottico al fuoco Coudé del telescopio Copernico di Asiago. Oltre ai numerosi specchi rigidi, il parallelepipedo nero, visibile sulla destra, è lo specchio deformabile da circa 450 attuatori. Credits: Davide Greggio/INAF Padova

È entrato in funzione ad Asiago il primo strumento di ottica adattiva montato su un telescopio italiano

Settembre 17, 2026
Eclissi solare totale dell'8 aprile 2024 da Dallas, Texas. Credits: NASA/Keegan Barber

Eclissi di Sole il 12 agosto 2026: tutto ciò che serve sapere per osservarla

Agosto 11, 2026
Tra mito e scienza, a caccia di eclissi con Marco Bastoni

Tra mito e scienza, a caccia di eclissi con Marco Bastoni

Agosto 10, 2026
Lo sciame delle Perseidi del 2023 dal Sequoia National Park. Credits: NASA/Preston Dyches

È tornato lo sciame meteorico delle Perseidi, le “stelle cadenti” d’agosto. Ecco come e quando osservarle

Agosto 10, 2026
Eclissi solare totale dell'8 aprile 2024 da Dallas, Texas. Credits: NASA/Keegan Barber

Il 12 agosto ci sarà un’eclissi totale di Sole, visibile (parziale) anche dall’Italia. Ecco quando e come osservarla

Agosto 8, 2026
ANNUNCIO


News e approfondimenti di Astronautica e Aerospazio. Astrospace.it è pubblicato da Astrospace Srl.

info@astrospace.it 
www.astrospace.it

P.IVA: 04589880162

  • Astrospace ADV
  • AstroSpace.it
  • Collabora
  • La redazione
  • Feed RSS
  • Newsletter
  • Shop
Privacy Policy Cookie Policy

Abbonati

Entra in Astrospace Orbit per leggere gli articoli Premium di AstroSpace

ISCRIVITI ORA

©2026 Astrospace

Nessun risultato
Guarda tutti i risultati
  • Home
  • Agenzie Spaziali
    • NASA
    • Cina
    • ESA
    • ASI
  • Esplorazione spaziale
    • Speciale Artemis 1
    • ISS
    • Luna
    • Sistema solare
    • Scienza
      • Astronomia e astrofisica
      • Fisica
  • Space economy
    • SpaceX
    • Boeing
    • Blue Origin
    • Nuove imprese
    • Rocket Lab
    • Satelliti
  • Spazio Italiano
  • Le grandi firme dello spazio
    • Paolo Ferri
Orbit
Shop

© 2026 Astrospace.it Info@astrospace.it - News e approfondimenti di astronautica e aerospazio. Astrospace.it è pubblicato da Astrospace srl P.IVA: 04589880162