Officina Stellare ha firmato con Leonardo un contratto da 1.84 milioni di Euro per realizzare parte del sistema ottico di PRISMA Second Generation, la nuova missione iperspettrale per l’osservazione della Terra dell’Agenzia Spaziale Italiana. Il contratto avrà una durata di circa 33 mesi e comprende la progettazione di dettaglio, la produzione delle ottiche e il supporto durante i test.
Officina Stellare lavorerà insieme a Leonardo alla progettazione di elementi ottici con dimensioni fino a 700 millimetri, per poi occuparsi della loro produzione per i diversi modelli previsti durante lo sviluppo e la qualifica dello strumento.
Il contratto rientra nella realizzazione del payload iperspettrale di PRISMA Second Generation, affidato dall’ASI a Leonardo alla fine del 2025. La costruzione del satellite sarà invece guidata da OHB Italia, mentre Thales Alenia Space Italia realizzerà la piattaforma.
PRISMA Second Generation prenderà il posto dell’attuale PRISMA, lanciato nel 2019, e dovrebbe essere portato in orbita entro la fine del 2031.
Come funzionerà PRISMA Second Generation?
La caratteristica principale di PRISMA è la capacità di osservare la stessa porzione di superficie a molte lunghezze d’onda differenti. Invece di produrre soltanto un’immagine simile a una fotografia, uno strumento iperspettrale misura come la luce viene riflessa dai materiali in intervalli molto stretti dello spettro.
PRISMA Second Generation osserverà la Terra tra 400 e 2500 nanometri, coprendo il visibile e parte dell’infrarosso. In questo modo potrà riconoscere differenze nella vegetazione, nei terreni, nell’acqua e in altri materiali che una normale immagine satellitare non permette di distinguere facilmente. Rispetto al primo PRISMA, inoltre, il nuovo satellite riuscirà a osservare dettagli più piccoli: la risoluzione passerà dagli attuali 30 metri a meno di 10 metri.
Tutto questo produrrà una grande quantità di dati, fino a circa 3 terabyte al giorno. Per gestirli, una parte dell’elaborazione avverrà direttamente a bordo del satellite. Alcuni algoritmi potranno, per esempio, riconoscere le immagini coperte dalle nuvole prima ancora che vengano inviate a Terra.











