Al terzo tentativo, SpaceX è finalmente riuscita a effettuare il tredicesimo volo di Starship. La partenza è avvenuta alle 00:51 italiane del 25 luglio dal Pad 2 di Starbase, in Texas. Per questa seconda Starship V3, SpaceX ha utilizzato il Booster 20 e la Ship 40.
Per SpaceX questo lancio è stato un grande successo, sebbene siano emersi ancora alcuni problemi nella fase di rientro del Super Heavy. La Ship 40, però, ha dimostrato di essere in grado di portare a termine tutti i test previsti, aprendo così le porte alle prime missioni operative in orbita.
Il primo tentativo di lancio era avvenuto il 17 luglio ma, in quell’occasione, la partenza era stata annullata dai computer di bordo della Starship. Al momento dell’accensione dei motori, infatti, quattro Raptor non si erano avviati, interrompendo così le operazioni di lancio. A seguito di quell’episodio, SpaceX ha dovuto riportare il Booster 20 al sito di costruzione per effettuare dei controlli e sostituire ben sei motori Raptor. SpaceX ha comunicato che il problema era dovuto alla presenza di ghiaccio, che non aveva permesso alle turbopompe di funzionare in maniera nominale.
Il 22 luglio SpaceX ha collocato nuovamente il Booster 20 sul Pad 2, effettuando poi un test di rifornimento per verificare di aver risolto i problemi riscontrati durante il precedente tentativo.
Il 24 luglio SpaceX ci ha riprovato, ma questa volta è stato il maltempo a tenere a terra Starship. Finalmente, il 25 luglio il Booster 20 e la Ship 40 sono riusciti a partire.
Liftoff of Starship! pic.twitter.com/RdieYIh6Fd
— SpaceX (@SpaceX) July 24, 2026
Traguardi importanti
SpaceX è riuscita (finalmente) a portare a termine quasi tutti gli obiettivi che si era prefissata, in vista dell’avvio delle prime missioni operative. La Ship 40, infatti, dopo la separazione dal Booster 20, ha completato tutti i test previsti. Tra questi vi era anche il rilascio, per la prima volta, di 20 veri satelliti Starlink V3.
La Starship ha rilasciato questi satelliti sulla sua stessa traiettoria suborbitale, di conseguenza sono rientrati in atmosfera e si sono distrutti. Gli Starlink erano dotati di tutti i sistemi dei futuri satelliti operativi: pannelli solari, antenne, motori e sistemi di connessione laser. L’obiettivo di SpaceX era quello di effettuare i primi test strutturali e di manovra della nuova generazione di Starlink, in vista della loro entrata in servizio. Inoltre, sei di questi satelliti erano stati dotati di telecamere per monitorare lo scudo termico di Starship e verificarne l’integrità nello spazio.
La Ship 40 è riuscita a eseguire anche un altro importante test: l’accensione di un Raptor 3 nello spazio. È la prima volta che SpaceX effettua un’operazione di questo tipo. Come avvenuto con i precedenti voli, anche in questo caso il rientro in atmosfera è stato eseguito senza problemi.
La Ship è infine ammarata nell’Oceano Indiano circa un’ora e 5 minuti dopo la partenza, con un vero e proprio soft landing, per la prima volta senza esplodere.
Diverso, invece, il volo del Booster 20, che non è riuscito a eseguire un ammaraggio controllato. SpaceX è comunque riuscita a risolvere i problemi emersi durante il precedente volo, effettuando con successo le manovre di hot staging e di boostback burn.
Prima della separazione, il Booster 20 aveva spento tutti i suoi motori tranne cinque. Dopo essersi separato dalla Ship 40, il Super Heavy ha invertito la propria direzione di marcia utilizzando tutti e 33 i suoi Raptor. Il numero di motori accesi è poi passato a 20 e infine a 3. A circa sei minuti e mezzo dalla partenza, il Booster 20 avrebbe dovuto avviare i 13 Raptor centrali per rallentare la discesa ed effettuare un ammaraggio controllato. Purtroppo si è verificato un problema in questa fase, con il mancato avviamento di alcuni motori. Il Booster 20 non è quindi riuscito ad ammarare dolcemente. Probabilmente questo comporterà che nemmeno nel prossimo volo SpaceX tenterà una cattura al volo.










