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Ultimo rilascio di dati dell’Atacama Cosmology Telescope: mappe ultra‑precise e nuove domande per la cosmologia

Mariasole Maglione di Mariasole Maglione
Novembre 24, 2025
in Astronomia e astrofisica, News, Scienza
L'Atacama Cosmology Telescope, in Cile.

L'Atacama Cosmology Telescope, in Cile.

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Dopo quasi due decenni di osservazioni, la collaborazione dell’Atacama Cosmology Telescope (ACT), posto a circa 5000 metri di altitudine nel deserto di Atacama in Cile, ha pubblicato a marzo 2025 il sesto e ultimo rilascio di dati del telescopio, dopo la conclusione della sua missione principale nel 2022 e l’avvio di un nuovo ciclo di ricerca nella cosmologia osservativa.

I principali risultati offerti da questo rilascio di dati sono stati presentati in tre articoli pubblicati di recente sulla rivista Journal of Cosmology and Astroparticle Physics. Forniscono in particolare delle mappe ad altissima risoluzione della radiazione cosmica di fondo, la radiazione fossile dell’Universo, con particolare attenzione alla sua polarizzazione.

In questo senso, l’ultimo rilascio di dati di ACT rappresenta al tempo stesso una chiusura e un nuovo punto di partenza: chiude un lungo capitolo operativo e apre ora la possibilità di studiare questo ampio campione di dati all’intera comunità, invitando a una nuova fase di analisi che potrebbe far emergere nuove domande, o confermare vecchie incertezze.

La nuova mappa a mezzocielo della CMB realizzata dall’Atacama Cosmology Telescope, in aggiunta a quelle di Planck. In basso, un ingrandimento della stessa di 10 x 10 gradi, in cui i punti rossi rappresentano galassie e i punti blu ammassi di galassie. È visibile anche la galassia dello Scultore. Il rosso e il blu indicano regioni più calde e più fredde. Credits: ACT Collaboration; ESA/Planck
La nuova mappa a mezzocielo della CMB realizzata dall’Atacama Cosmology Telescope, in aggiunta a quelle di Planck. In basso, un ingrandimento della stessa di 10 x 10 gradi, in cui i punti rossi rappresentano galassie e i punti blu ammassi di galassie. È visibile anche la galassia dello Scultore. Il rosso e il blu indicano regioni più calde e più fredde. Credits: ACT Collaboration; ESA/Planck

La conferma della tensione di Hubble

Uno dei risultati principali ottenuti con i nuovi dati di ACT riguarda la misura della costante di Hubble, il numero che indica quanto velocemente si sta espandendo l’Universo. Le osservazioni della radiazione cosmica di fondo (la luce più antica che possiamo vedere) confermano il valore già calcolato anni fa dal satellite Planck. Questa volta, però, la conferma arriva anche dalla polarizzazione di quella luce, un’informazione in più che rende il risultato ancora più solido.

Il punto critico è che questo valore non coincide con quello che otteniamo osservando l’Universo vicino a noi, come le supernovae o le galassie. Quindi, la differenza tra le due misure non può più essere attribuita a errori di un singolo esperimento: è una vera e propria discrepanza scientifica, nota come “tensione di Hubble”. Questo rafforza l’idea che qualcosa nel nostro attuale modello dell’Universo potrebbe non tornare del tutto.

Il problema della stima del parametro H0, ovvero la costante di Hubble. Credits: D’arcy Kenworthy in Lifson
Il problema della stima del parametro H0, ovvero la costante di Hubble. Credits: D’arcy Kenworthy in Lifson

Modelli estesi sotto esame

Per cercare di spiegare la differenza tra le varie misure della costante di Hubble, negli ultimi anni molti scienziati hanno proposto versioni alternative del modello cosmologico attuale, aggiungendo nuove ipotesi o modificando alcuni aspetti dell’evoluzione dell’Universo. Con i nuovi dati di ACT, è stato possibile mettere alla prova circa trenta di questi modelli.

Il risultato è stato piuttosto chiaro: la maggior parte di queste ipotesi non regge di fronte alle nuove osservazioni. In pratica, molte delle idee alternative finora considerate possibili sono state scartate. Questo non significa che abbiamo tutte le risposte, ma suggerisce che è il momento di cambiare approccio e cercare nuove strade, invece di continuare a insistere su modelli che i dati non supportano più.

Mappe più nitide e complementari

Uno dei punti di forza di questo ultimo rilascio di dati di ACT è la qualità delle nuove mappe della radiazione cosmica di fondo, in particolare quelle che mostrano la polarizzazione della luce. Grazie alle dimensioni maggiori del telescopio (6 metri, contro 1.5 metri del satellite Planck) e alla precisione delle osservazioni da Terra, ACT è riuscito a catturare dettagli molto più fini di questa luce antichissima.

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Queste nuove mappe non sostituiscono quelle di Planck, ma le completano. Insieme permettono di avere un’immagine più chiara e dettagliata dell’Universo com’era poco dopo il Big Bang. Questo aiuta i ricercatori a capire meglio come si sono formate le strutture su larga scala, come galassie e ammassi, e offre una base più solida per gli studi futuri.

I tre articoli pubblicati (versioni pre-print):

  • The Atacama Cosmology Telescope: DR6 maps, Sigurd Naess, et al.
  • DR6 power spectra, likelihoods and ΛCDM parameters, Thibaut Louis, et al.
  • DR6 constraints on extended cosmological models, Erminia Calabrese, et al.
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Tags: Atacama Cosmology TelescopeCMBcosmologiauniverso

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