Il programma Starship sta per entrare nella fase più importante dalla nascita del progetto: quella delle missioni operative. Con il prossimo lancio, infatti, per la prima volta SpaceX tenterà di immettere in orbita un carico di satelliti Starlink, che entreranno a far parte della megacostellazione. Il nuovo volo di Starship potrebbe avvenire proprio entro la fine del mese, ma mancano ancora alcuni elementi, come i permessi da parte della FAA.
Ad agosto SpaceX ha presentato il progetto per la realizzazione di una nuova Starbase in Louisiana. In Texas, invece, l’azienda prevede di ampliare l’area occupata dall’attuale Starbase. Nel frattempo, la Ship 40 è stata finalmente recuperata e ha iniziato il suo viaggio di ritorno.
Ecco quindi cosa è accaduto nell’ultimo mese in questa nuova puntata della rubrica “I progressi di Starship”.
Prototipi collaudati e pronti
SpaceX ha iniziato i preparativi finali per il quattordicesimo volo di Starship, dopo aver condotto con successo gli static fire test della Ship 41 e del Booster 21. Tra i due prototipi, la Ship 41 è stata la prima ad avviare i motori. Il 20 agosto, infatti, SpaceX ha effettuato un primo static fire test utilizzando solamente un Raptor centrale. L’azienda ha dichiarato che la prova serviva a simulare l’accensione necessaria per il rientro in atmosfera. Il giorno seguente, la Ship 41 ha avviato tutti e sei i Raptor, in maniera simile a quanto accadrà durante la manovra di hot staging.
La Starship ha poi fatto ritorno al sito di costruzione e i tecnici hanno potuto concentrarsi sul Booster 21. Il 28 agosto il Super Heavy ha avviato e mantenuto accesi per circa 15 secondi tutti e 33 i suoi Raptor presso il Pad 2. Anche in questo caso, SpaceX ha confermato l’esito positivo del test, riportando poi il Booster 21 al sito di costruzione.
The Starship preparing for our fourteenth flight test completed a full-duration, 60-second static fire with all six Raptor engines pic.twitter.com/DY11p3KVxU
— SpaceX (@SpaceX) August 21, 2026
Questi due prototipi avranno il compito di trasportare in orbita il primo carico di satelliti Starlink V3. Oltre alle diverse dichiarazioni di Musk e della stessa SpaceX, la conferma del tentativo di eseguire questa operazione arriva dai permessi richiesti alla Federal Communications Commission (FCC). SpaceX ha infatti presentato all’ente statunitense una richiesta per poter operare in orbita con i nuovi satelliti.
SpaceX ha inoltre richiesto alla FCC che rilasci i permessi entro il 15 settembre, poiché prevede di effettuare il lancio in quella data. Attualmente questa è l’unica indicazione su quando potrebbe avvenire il prossimo volo di Starship. Nel frattempo, SpaceX si prepara anche al lancio successivo, il numero 15. Il 2 settembre, infatti, ha trasportato la Ship 42 al sito di Massey per effettuare i primi collaudi con azoto liquido.
Da ora cambia tutto
SpaceX si prepara a effettuare il primo lancio orbitale e la prima missione operativa con Starship. Si tratta di un evento che segnerà una nuova fase, la più importante per l’intero programma. Da ora in avanti, infatti, i lanci non serviranno solamente a collaudare i diversi elementi della Starship, ma permetteranno a SpaceX anche di rilasciare carichi in orbita. In questa prima fase, gli unici satelliti che Starship sarà in grado di trasportare saranno gli Starlink V3 e, forse, anche le capsule Starfall. I lanci di Starship contribuiranno ai ricavi aziendali, diventando una fonte di entrate operative e non rappresenteranno più esclusivamente costi legati alla ricerca e sviluppo.
Gli Starlink V3 sono satelliti molto importanti per SpaceX perché permetteranno di migliorare le prestazioni della rete e diffondere il servizio Direct to Cell. Il 25 agosto, tramite un post di Kiko Dontchev, VP of Launch di SpaceX, è stato annunciato che dalla Florida non partiranno più missioni Starlink con Falcon 9. Stiamo così iniziando ad assistere al primo esempio concreto del passaggio da Falcon 9 a Starship.
Rispetto alle dichiarazioni di diverse settimane fa, è però emerso che con il prossimo lancio non ci saranno catture al volo. Con il Booster 21, infatti, SpaceX deve dimostrare di aver risolto i problemi emersi con i precedenti prototipi, che hanno fallito la riaccensione di alcuni motori Raptor.
Il 20 agosto, inoltre, Elon Musk ha dichiarato che si aspettano di eseguire la prima cattura di una Ship “tra qualche mese”. È probabile che, con la Ship 41, SpaceX voglia prima testare un effettivo rientro dall’orbita, forse facendola ammarare nel Golfo del Messico. In base a questo risultato, potremmo assistere al primo tentativo di cattura al volo di una Starship già dal lancio successivo, con la Ship 42.
La Ship 40 torna a casa
Dopo circa 24 giorni dal suo ammaraggio, la Ship 40 ha raggiunto le coste di Christmas Island, una piccola isola a sud dell’Indonesia. Il viaggio fino a questo luogo è stato lungo e complesso, tanto che lo stesso Musk aveva affermato di non essere certo della sua riuscita. Il principale problema era dovuto al fatto che, poiché la Starship è sostanzialmente un cilindro vuoto, quasi tutta la struttura rimane fuori dall’acqua. Ciò la rende particolarmente soggetta all’azione dei venti e quindi difficile da manovrare e controllare. Il team di recupero ha scelto Christmas Island come destinazione perché rappresentava il punto più vicino e facilmente raggiungibile per mettere in sicurezza la Ship 40.
SpaceX engineers spent several days inspecting Ship 40 in the waters off Christmas Island. They collected heatshield samples and gained vital insight into how the vehicle handled reentry with improvements now planned on future vehicles pic.twitter.com/8NWXpmhlLi
— SpaceX (@SpaceX) August 27, 2026
Il 18 agosto SpaceX ha pubblicato diverse immagini del viaggio e dell’arrivo al largo dell’Isola di Natale, annunciando anche che avrebbe riportato il prototipo a Starbase. Nei giorni successivi, diversi tecnici hanno effettuato alcuni controlli sulla Ship 40, analizzandone lo scudo termico, in attesa dell’arrivo della nave MN Forte. Si tratta di un’imbarcazione semisommergibile che, il 26 agosto, è riuscita a issare a bordo la Ship 40.
Da Christmas Island la Forte poteva scegliere tra due rotte per raggiungere Starbase. Una prevedeva il passaggio attraverso il Canale di Suez e quindi la navigazione nel Mediterraneo, mentre l’altra passava dal Capo di Buona Speranza, a sud del Sudafrica. Per il rientro hanno scelto questa seconda opzione, sebbene aggiunga circa 740 km rispetto alla prima, per evitare l’area del Medio Oriente, dove sono presenti forti tensioni geopolitiche.
Attualmente la nave sta viaggiando a circa 14 nodi e l’arrivo a Starbase è previsto intorno all’8 ottobre. SpaceX non ha ancora rivelato quale sarà il destino della Ship 40 una volta tornata sulla terraferma. Concluse le analisi, però, molti si augurano che venga esposta a Starbase come la prima Starship recuperata.
Mire espansionistiche
Il 25 agosto SpaceX ha presentato al pubblico i piani per la realizzazione di un nuovo complesso di lancio in Louisiana, più precisamente nell’area di Pecan Island. Si chiamerà Starbase LA, o semplicemente Starbase Louisiana, e l’area controllata da SpaceX sarà di circa 506 chilometri quadrati. Si tratta di una superficie che attualmente è 350 volte più grande rispetto alla città texana controllata da SpaceX.
In Louisiana è prevista la realizzazione di cinque diversi complessi di lancio, ognuno dotato di due pad e due Mechazilla. Sarà presente anche un edificio per la costruzione di Starship e Super Heavy, più grande delle attuali Gigabay in costruzione, oltre a sistemi per la produzione in loco di metano, ossigeno e azoto. Si prevede che l’investimento necessario per realizzare queste infrastrutture supererà i 100 miliardi di dollari.
Dai render, però, sembrerebbe mancare un’area, simile a Massey, dedicata al collaudo dei diversi stadi. Come accaduto con il Falcon 9, è possibile che in futuro SpaceX decida di non effettuare più gli static fire test prima di ogni lancio. È necessario, però, che esista una struttura dove collaudare le Starship e i Super Heavy appena costruiti, in modo da verificare che non vi siano stati errori nella produzione. Il solo sito di Massey, inoltre molto distante dalla Louisiana, non potrebbe supportare l’enorme volume produttivo che Musk immagina per il futuro, ovvero 1.000 Starship all’anno nella fase iniziale.
Starbase, Louisiana will be built to support thousands of Starship flights a year with missions launching to Earth orbit, the Moon, Mars, and beyond pic.twitter.com/SE6gyNZWBK
— SpaceX (@SpaceX) August 25, 2026
L’espansione di SpaceX non riguarda solamente la Louisiana. A fine agosto la città di Brownsville ha approvato il trasferimento di circa 1,8 km² di terreno a Starbase. In cambio, SpaceX finanzierà con fino a 220 milioni di dollari due grandi progetti dedicati alle infrastrutture idriche della regione. L’area si trova vicino al porto di Brownsville. Potrebbe essere utilizzata per trasportare le Starship prodotte in Texas verso Louisiana e Florida, supportandone i lanci.
Altri “pezzi di Starship” – Brevi novità e aggiornamenti
- I lavori per la realizzazione di Starbase Park, un’area situata lungo la Highway 4, accanto alla zona residenziale, sono stati completati a fine agosto. Il parco si estende su circa 10.700 metri quadrati e ha richiesto un investimento di circa 13,8 milioni di dollari. Quest’area sarà una sorta di museo a cielo aperto dove, probabilmente, saranno esposti i prototipi con cui SpaceX raggiungerà particolari risultati, fondamentali per il programma Starship. La prima opera installata, però, non è un prototipo utilizzato, bensì una statua che rappresenta due persone. Sembrerebbe che l’ispirazione per la realizzazione di questa statua sia proprio Elon Musk, con in spalla il figlio X Æ A-12. Nel frattempo, un gruppo indipendente di scultori francesi sta realizzando all’ingresso di Starbase una statua rappresentante Prometeo, colui che, nella mitologia greca, ha rubato il fuoco agli dei per donarlo all’umanità.
New statue at Starship park at Starbase.
8/29/26 pic.twitter.com/DpXZvf1l6e
— Starship Gazer (@StarshipGazer) August 29, 2026
- A fine agosto la FAA ha pubblicato la valutazione ambientale definitiva relativa alle operazioni di rientro della Starship nel Pacifico. Il documento prevede una nuova area di atterraggio di emergenza nel Pacifico settentrionale, a sud delle isole Aleutine e a ovest dell’Oregon e della California, da utilizzare nel caso in cui la torre di cattura non fosse disponibile o il veicolo presentasse anomalie. Vengono inoltre ampliate le aree di contingenza già previste nel Pacifico centrale e sud-orientale. La valutazione considera anche per la prima volta un profilo orbitale da Starbase a Starbase, con una nuova traiettoria di rientro dal Pacifico settentrionale al Texas e le relative chiusure temporanee dello spazio aereo.
- Per alimentare i propri data center dedicati all’intelligenza artificiale, SpaceX sta lavorando alla costruzione in Texas di una fonderia per produrre internamente pale e statori per turbine a gas. La struttura, in fase di sviluppo a Bastrop, permetterà di ridurre i tempi di attesa fino a 18 mesi per la realizzazione di questi componenti. Le turbine a gas che alimenteranno i data center saranno fondamentali finché non saranno operativi i satelliti dedicati a questo scopo.
- Proprio per la realizzazione dei satelliti che fungeranno da data center orbitali, il 24 agosto Elon Musk e NVIDIA hanno annunciato di aver sviluppato una versione del sistema Vera Rubin NVL72 ottimizzata per lo spazio. SpaceX prevede di lanciare in orbita i primi sistemi nel quarto trimestre del 2027, per poi aumentarne significativamente la presenza in orbita nel 2028.









