Il Neil Gehrels Swift Observatory della NASA ha ripreso le osservazioni scientifiche, pochi giorni dopo la decisione di rinunciare al tentativo di catturare il telescopio e innalzarne l’orbita con il veicolo LINK di Katalyst Space. Il 26 agosto sono stati riaccesi due dei tre strumenti scientifici di Swift, rimasti spenti per diversi mesi proprio in preparazione della missione di innalzamento orbitale.
Sono tornati operativi l’Ultraviolet/Optical Telescope (UVOT) e l’X-Ray Telescope (XRT), che osservano rispettivamente nell’ultravioletto e nel visibile e nei raggi X. Entrambi erano stati spenti a febbraio, quando la NASA aveva modificato l’assetto del telescopio per ridurre il più possibile la resistenza esercitata dall’atmosfera terrestre e rallentare la perdita di quota.
Il terzo strumento, il Burst Alert Telescope (BAT), era stato spento ad aprile per ridurre ancora i consumi e consentire un diverso orientamento dei pannelli solari. La NASA sta lavorando per riportare anche BAT alle osservazioni scientifiche nelle prossime settimane.
Swift si trova nello spazio dal 2004 ed era stato progettato inizialmente per una missione di appena due anni. Da allora è diventato uno degli strumenti utilizzati per osservare fenomeni transienti come i lampi gamma, individuandoli rapidamente e permettendo ad altri telescopi di proseguire le osservazioni. Il ritorno alle attività scientifiche potrebbe però rappresentare l’ultima fase della sua missione, perché senza l’innalzamento dell’orbita la quota di Swift continuerà a diminuire, fino a quando il telescopio brucerà in atmosfera.

LINK non innalzerà più l’orbita di Swift
La NASA aveva affidato nel settembre 2025 a Katalyst Space Technologies una missione particolare: sviluppare in meno di un anno un veicolo capace di raggiungere Swift, catturarlo e portarlo su un’orbita più alta. Swift non possiede infatti un proprio sistema di propulsione con cui compensare autonomamente la progressiva perdita di quota.
Il veicolo LINK è stato lanciato il 3 luglio 2026 con un Pegasus XL di Northrop Grumman, ma durante le successive attività di commissioning ha incontrato problemi nel controllo dell’assetto. Il 19 agosto, NASA e Katalyst hanno quindi deciso di rinunciare al tentativo di catturare e innalzare l’orbita di Swift.
La missione di LINK non è però ancora terminata. Katalyst proverà comunque a portare il veicolo nelle vicinanze di Swift per effettuare operazioni di rendezvous e prossimità, senza arrivare alla cattura. Queste attività serviranno soprattutto a raccogliere dati e provare alcune delle tecnologie sviluppate per raggiungere e operare vicino a un satellite scientifico che non era stato progettato per essere assistito in orbita.

Quanto tempo rimane a Swift?
Il problema principale è la quota sempre più bassa del telescopio. Tutti i satelliti in orbita terrestre bassa incontrano ancora una piccola quantità di atmosfera, che produce una resistenza sufficiente a ridurne gradualmente l’altitudine. Swift non dispone di propulsori per contrastare questo effetto.
Negli ultimi anni il problema è stato accentuato dall’aumento dell’attività solare. Quando il Sole è particolarmente attivo, gli strati superiori dell’atmosfera terrestre si riscaldano e si espandono verso quote maggiori, aumentando la resistenza incontrata dai satelliti.
Le modifiche all’assetto adottate negli ultimi mesi avevano permesso alla NASA di rallentare la discesa e prevedere che Swift sarebbe rimasto sopra i 300 km almeno fino a ottobre 2026. Con la riaccensione degli strumenti e il ritorno alle osservazioni, questa configurazione non può più essere mantenuta allo stesso modo.
Secondo le nuove previsioni della NASA, Swift potrebbe quindi scendere sotto i 300 km entro uno o due mesi a partire da ora. Non si tratta di una quota alla quale il satellite rientrerà immediatamente nell’atmosfera, ma di una soglia sotto la quale continuare le osservazioni diventerà più difficile, e la perdita di quota inizierà ad accelerare.
Dopo oltre 21 anni di attività, Swift continuerà quindi a raccogliere dati scientifici finché le condizioni della sua orbita lo permetteranno. La durata di questa ultima fase dipenderà anche dall’attività solare e dalla conseguente densità dell’alta atmosfera, che rendono difficile stabilire con largo anticipo una data precisa per la fine della missione.











