Gli ingegneri della NASA hanno completato con successo un intervento sui sistemi di bordo di Voyager 2 che permetterà alla sonda di continuare le osservazioni scientifiche per almeno un anno in più rispetto a quanto previsto. L’operazione, soprannominata “Big Bang”, è stata sviluppata ad hoc per ridurre il consumo energetico della sonda senza compromettere il funzionamento dei tre strumenti scientifici ancora attivi.
Lanciata nel 1977, Voyager 2 si trova oggi nello spazio interstellare, a oltre 20 miliardi di km dalla Terra. Dopo quasi 50 anni di attività, la quantità di energia disponibile a bordo è però sempre più limitata. Senza questo intervento, la NASA avrebbe dovuto spegnere un altro strumento scientifico entro la fine del 2026.
Nei prossimi mesi la stessa procedura verrà applicata anche a Voyager 1, che si trova ancora più lontano dalla Terra.
Sempre meno energia disponibile a bordo
Le due sonde Voyager sono alimentate da generatori termoelettrici a radioisotopi (RTG), che producono elettricità sfruttando il calore generato dal decadimento naturale del plutonio. Con il passare degli anni la potenza disponibile diminuisce gradualmente, di circa 4 Watt all’anno per ciascuna sonda.
Per questo motivo il team di missione è costretto da tempo a ridurre i consumi, spegnendo progressivamente tutti i sistemi non indispensabili. Dal 2024 sono già stati disattivati due strumenti scientifici su ciascuna delle due Voyager, mentre altri erano stati spenti molti anni fa dopo il completamento dell’esplorazione dei pianeti esterni.
Questo intervento appena completato ovviamente non consiste nell’aggiungere nuova energia, cosa impossibile, ma nel redistribuire quella ancora disponibile. Gli ingegneri hanno spento alcuni dispositivi alimentati elettricamente e li hanno sostituiti con alternative che richiedono meno potenza, verificando allo stesso tempo che la sonda continui a mantenere una temperatura sufficiente per il corretto funzionamento dei sistemi di bordo.
Il margine energetico resta comunque molto ridotto e, anche con questo intervento, nei prossimi anni sarà necessario continuare a spegnere gradualmente altri strumenti. L’obiettivo della NASA però resta prolungare il più possibile la raccolta di dati dallo spazio interstellare, una regione che solo le due Voyager hanno finora esplorato direttamente.










