Un Falcon 9 di SpaceX è decollato con successo ieri sera da Cape Canaveral, con il Mission Robotic Vehicle (MRV) di Northrop Grumman a bordo. È il primo veicolo spaziale progettato per riparare, rifornire e aggiornare satelliti già in orbita, ed è già stato testato in alcune missioni precedenti da Northrop Grumman. Il decollo è avvenuto alle 23:15 ora italiana del 21 luglio, dallo Space Launch Complex 40, in Florida.
Il Falcon 9 ha portato in orbita anche tre Mission Extension Pods (MEP), moduli propulsivi pensati per prolungare la vita di satelliti esistenti. Il progetto nasce da oltre vent’anni di ricerca della U.S. Naval Research Laboratory, finanziata da DARPA. Ora passa nelle mani di Northrop Grumman e della U.S. Space Force.
Per questa missione, SpaceX ha rinunciato volontariamente al recupero del primo stadio. Il booster B1069 ha volato per la 32ª e ultima volta, ed è stato sacrificato per garantire le prestazioni richieste per far raggiungere a questi satelliti l’orbita prevista. È la prima volta dall’ottobre 2025 che l’azienda non riporta a terra un booster dopo il lancio.
Falcon 9 launches the @northropgrumman MRV-MEP mission to orbit from Florida pic.twitter.com/FMygeLI6zq
— SpaceX (@SpaceX) July 21, 2026
Il Mission Robotic Vehicle monta il payload RSGS, sigla di Robotic Servicing of Geosynchronous Satellites. Si tratta di due bracci robotici dotati di strumenti intercambiabili, sviluppati dalla U.S. Naval Research Laboratory. L’idea nasce oltre due decenni fa, quando la Marina statunitense studia il rendez-vous automatico tra due veicoli spaziali.
Il progetto si evolve poi nel programma RescueSat, pensato per recuperare satelliti finiti nell’orbita sbagliata, e successivamente in SUMO, la Spacecraft for the Universal Modification of Orbits. Il ricercatore Glen Henshaw racconta che DARPA chiede un robot capace di agganciarsi a qualsiasi satellite. Il team scopre che ogni satellite condivide un elemento strutturale: l’anello che lo collega al razzo durante il lancio. Agganciando quell’anello, un braccio robotico può afferrare quasi ogni veicolo spaziale senza danneggiarne gli strumenti delicati.
Dal 2005 il programma diventa FREND, Front End Robotics Enabling Near-term Demonstration. Nel 2019 DARPA sceglie SpaceLogistics, una divisione di Northrop Grumman, per unire l’RSGS al Mission Robotic Vehicle.
Riparare, rifornire e aggiornare i satelliti in orbita
Northrop Grumman ha già eseguito missioni di servicing in orbita geostazionaria. Una nel 2020 e una nel 2021, chiamate MEV (Mission Extension Vehicle). In quel caso si trattava di un satellite che si agganciava ad altri, per fornire tecnologia di propulsione ed estenderne la vita operativa. Con la missione MRV la strategia è cambiata completamente.
In questo caso i satelliti sono due, il MRV e i MEP. In questa prima missione verranno lanciati assieme, ma in modo indipendente. Essi raggiungeranno l’orbita GEO in modo separato, attraverso l’uso di propulsori elettrici. Una volta qui il MRV, simile nella tecnologia e nelle dimensioni al MEV, aggancerà un MEP e lo trasporterà al satellite da aggiornare.
Questa manovra verrà eseguita con un braccio robotico sviluppato in origine dalla DARPA. Quest’ultimo servirà anche per installare il MEP al satellite, al quale verrà fornita tecnologia di propulsione per estenderne la vita operativa. Una volta eseguita questa manovra il MRV si staccherà e andrà a raccogliere un altro MEP per servire un altro satellite.

Ora che il lancio è avvenuto, MRV e i tre MEP impiegheranno circa un anno per raggiungere l’orbita geostazionaria, a oltre 35mila chilometri di quota. Una volta lì, il robot installerà i Mission Extension Pods sui satelliti clienti, tra cui alcuni della società australiana Optus e della lussemburghese SES. Ogni MEP porta riserve di carburante e può estendere la vita operativa di un satellite fino a otto anni.
Oltre a rifornire, MRV potrà ispezionare, riparare, aggiornare e persino spostare satelliti non progettati per essere assistiti in orbita. Dopo i primi collaudi, il programma RSGS passerà sotto il controllo della U.S. Space Force, nel portfolio Servicing, Mobility and Logistics. La missione apre la strada a un mercato ancora giovane: quello della manutenzione robotica dei satelliti in orbita.










