La startup torinese ORiS ha raccolto 5 milioni di Euro per accelerare lo sviluppo di una tecnologia che potrebbe cambiare il modo in cui i satelliti vengono alimentati in orbita. L’obiettivo dell’azienda è realizzare un sistema di trasmissione wireless dell’energia tramite laser, capace di trasferire elettricità da un satellite all’altro senza bisogno di collegamenti fisici. Se questa tecnologia dovesse dimostrarsi affidabile, potrebbe consentire ai satelliti di ricevere energia anche quando i pannelli solari non sono illuminati dal Sole o non sono più in grado di produrre la potenza necessaria.
Il finanziamento comprende un round pre-seed da 4.5 milioni di Euro, guidato dai fondi Earlybird e Pitchdrive, a cui si aggiunge un contributo pubblico di 500 mila Euro della Regione Piemonte. Le risorse serviranno ad ampliare il team tecnico, sviluppare i sottosistemi necessari al volo, realizzare nuovi laboratori e preparare il primo dimostratore orbitale, previsto nel 2027 in collaborazione con l’azienda tedesca DCUBED.
Fondata da quattro ingegneri del Politecnico di Torino, ORiS punta a sviluppare quella che definisce una futura infrastruttura energetica per lo spazio. L’idea è permettere ai satelliti di condividere energia direttamente in orbita, riducendo alcuni dei limiti imposti dagli attuali sistemi di alimentazione e offrendo maggiore flessibilità alle missioni. Prima del debutto nello spazio, la tecnologia verrà validata anche sulla Terra attraverso LOONA, una piattaforma progettata per ricaricare droni mediante un fascio laser, già testata con successo su distanze superiori ai 100 metri.

Come funziona la trasmissione di energia tramite laser
La tecnologia sviluppata da ORiS si basa sulla Wireless Power Transmission (WPT), un sistema che converte l’energia elettrica in un fascio laser diretto verso un secondo veicolo. Qui una cella fotovoltaica appositamente progettata riconverte la luce ricevuta in elettricità, alimentando i sistemi di bordo senza la necessità di cavi o connessioni fisiche.
Una soluzione di questo tipo potrebbe permettere a un satellite di fornire energia a un altro durante le fasi più critiche della missione, ad esempio quando attraversa il cono d’ombra della Terra oppure quando deve alimentare strumenti scientifici particolarmente energivori. Secondo ORiS, questa possibilità potrebbe anche influenzare il modo in cui verranno progettati i futuri satelliti, consentendo di ridurre le dimensioni dei sistemi di accumulo o dei pannelli solari e di distribuire l’energia dove serve nel momento in cui serve.
Il primo test nello spazio è previsto nel 2027 e avrà l’obiettivo di dimostrare il trasferimento di energia tra due satelliti separati da circa 10 metri. Parallelamente, l’azienda sta sviluppando applicazioni terrestri e lunari della stessa tecnologia, tra cui sistemi per alimentare rover sulla superficie della Luna, un concetto già analizzato in uno studio di fattibilità realizzato per Thales Alenia Space. Se le dimostrazioni avranno successo, la trasmissione wireless dell’energia potrebbe diventare una delle infrastrutture a supporto delle future missioni spaziali, considerando anche che i satelliti richiedono quantità di energia sempre maggiori.










