Ad aprile di quest’anno, quattro persone sono partite verso la Luna. Non succedeva dal 1972, quando a dicembre veniva lanciata la missione Apollo 17, l’ultima del precedente programma di esplorazione lunare. Ora, nel 2026, possiamo dire finalmente che è iniziato il Programma Artemis, e lo ha fatto proprio con la missione Artemis II, la prima con esseri umani a bordo.
All’interno della capsula Orion, portata nello spazio dal razzo SLS e spinta verso la Luna dal modulo di servizio ESM costruito in Europa, c’erano Reid Wiseman, Christina Koch, Victor Glover e Jeremy Hansen. Un equipaggio fra i più incredibili che l’esplorazione spaziale abbia mai visto, e questa è una cosa che il mondo intero ha riconosciuto dopo aver assisitito alla loro missione verso la Luna.
Il 16 luglio 2026, durante un tour europeo, Reid Wiseman e Christina Koch sono arrivati in Italia, allo stabilimento di Thales Alenia Space dove hanno ringraziato e incontrato dipendenti e tecnici dell’azienda, che hanno effettivamente costruito il modulo ESM. Questa struttura infatti inizia il suo viaggio proprio qui, a Torino, dove viene costruita la scocca e le componenti di base. Poi si muove a Brema, negli stabilimenti di Airbus, che ne è il prime contractor e ne completa la costruzione. Poi il modulo ESM viene spedito negli Stati Uniti per l’integrazione con il motore principale e poi con la capsula Orion.
Durante l’evento del 16 luglio, rappresentanti dell’Agenzia Spaziale Europea hanno confermato anche che la NASA sta per firmare il contratto con Airbus per due nuovi moduli di servizio ESM, quelli che verranno usati per le missioni Artemis 7 e 8. I moduli fino ad Artemis 6 sono invece già in produzione. Questa è una conferma importante del fatto che la NASA punta veramente ad utilizzare SLS e la capsula Orion oltre la missione Artemis 5.
L’incontro con gli astronauti
All’interno del sito di produzione di Thales Alenia Space, con alle spalle moduli di stazioni spaziali e di capsule Cygnus, e macchinari per la saldatura e i test a termovuoto, erano posizionate un centinaio di sedie. Lì, uomini e donne che per anni, principalmente durante il Covid, avevano lavorato ad un mezzo spaziale fondamentale per raggiungere la Luna, hanno accolto due persone che l’hanno effettivamente utilizzato.

Ma non si tratta solo di un utilizzo, di un ringraziamento utilitaristico. Reid Wiseman e Christina Koch erano visibilmente consapevoli che la loro vita era nelle mani di questo centinaio di persone, come di altre migliaia in tutta Europa e negli Stati Uniti, che hanno contribuito a mandarli sulla Luna e a riportarli a Terra.
Una volta saliti sul palco, hanno raccontato ancora una volta il loro viaggio verso la Luna, commentando un video di riassunto con i principali momenti della missione Artemis II. Hanno sottolineato le parti in cui avveniva il distacco dal secondo stadio di SLS, e quando il modulo di servizio veniva acceso.

L’intervista a Christina Koch e Reid Wiseman
Al termine del loro racconto ho avuto l’opportunità di fare due domande ai due astronauti di Artemis II. La prima che gli ho fatto è stata chiedergli come gli è sembrata la Luna vedendola dall’altra parte, dal lato a noi nascosto. Gli sembrava un posto dove effettivamente potremmo vivere in futuro oppure anche da così vicino sembrava un bellissimo deserto come lo è da qui, dalla Terra?
Christina Koch:
Sì. In realtà ci stavo pensando proprio oggi, quando ho visto le montagne mentre arrivavamo in questa struttura. Ho pensato a quanto sia bella la Luna, con tutta la sua topografia, le montagne e i canyon formati dai crateri, solo che appariva in un netto contrasto tra bianco e nero.
Quindi, se riuscite a immaginarlo, sì, avrei voluto scendere sulla Luna. Avrei voluto esplorarla. Ma allo stesso tempo restava qualcosa di ultraterreno, un luogo completamente diverso. Avevo la sensazione che, se fossi andata laggiù, sarei diventata anch’io in bianco e nero. Era un ambiente totalmente estraneo, ma allo stesso tempo sembrava chiamarci. È stato incredibile.
Reid Wisman:
Mi piace molto l’idea del richiamo che hai appena descritto. È esattamente ciò che ho provato. Tutto appariva tridimensionale. Sembrava che avremmo potuto semplicemente uscire dalla navicella e andare a esplorare la superficie della Luna. Sembrava tutto così reale, così concreto.
Poi, gli ho chiesto come si sono sentiti a vedere l’Universo dall’interno della capsula Orion, essendo i quattro astronauti più lontani dalla Terra della storia. Si sentivano piccoli di fronte all’Universo o erano consapevoli di cosa l’Umanità è riuscita a realizzare?
Christina Koch:
Direi che si provano entrambe le sensazioni. E la cosa interessante, parlando con tutti e quattro noi, è che ciascuno ha percepito qualcosa di leggermente diverso. Jeremy Hansen, per esempio, dice che l’esperienza gli ha trasmesso un senso di potenza, perché si è reso conto che eravamo lì grazie a una scelta collettiva: abbiamo deciso insieme di esplorare oltre il nostro pianeta natale.
Il semplice fatto di trovarsi lì è già qualcosa di potente. Allo stesso tempo, però, non si può fare a meno di notare quanto sia piccolo il nostro pianeta rispetto a tutto ciò che si vede intorno.
Reid Wiseman:
That’s Good!
E’ stata una emozione enorme vedere e conoscere due delle persone più incredibili della moderna esplorazione spaziale. Due astronauti modesti, felici e onorati del loro ruolo. Un’occasione per la quale ringraziamo Thales Alenia Space e l’Agenzia Spaziale Europea, e che speriamo di ripetere presto, con tantissimi altri astronauti dell’Era Artemis!










