Il 15 giugno 2026 si è conclusa una delle fasi più lunghe e complesse della missione BepiColombo, collaborazione di Agenzia Spaziale Europea (ESA) e Giapponese (JAXA). Dopo quasi otto anni di funzionamento continuo, il sistema di propulsione elettrica della sonda è stato spento definitivamente, lasciando spazio alle ultime manovre che porteranno all’arrivo in orbita attorno a Mercurio entro la fine dell’anno.
Dal lancio, avvenuto nell’ottobre 2018, BepiColombo ha percorso una delle traiettorie interplanetarie più complesse mai affrontate. Per rallentare progressivamente e raggiungere il pianeta più interno del Sistema Solare, la missione ha effettuato nove sorvoli gravitazionali: uno della Terra, due di Venere e sei di Mercurio. A questi si è aggiunto il lavoro continuo del sistema di propulsione elettrica installato sul Mercury Transfer Module (MTM), il modulo incaricato di trasportare le due sonde scientifiche della missione fino a destinazione.
Conclusa la fase di crociera, BepiColombo entrerà ora nelle ultime fasi, che porteranno all’inserimento in orbita attorno a Mercurio previsto per il 21 novembre 2026.
Il viaggio verso Mercurio
Il lungo trasferimento di BepiColombo è stato reso possibile da quattro propulsori ionici QinetiQ T6, alimentati dall’energia prodotta dai pannelli solari del Mercury Transfer Module. A differenza dei tradizionali motori chimici, questi propulsori utilizzano elettricità per ionizzare il gas xeno e accelerarlo a velocità molto elevate, generando una spinta continua ma relativamente debole.
Questa tecnologia consuma una quantità di propellente molto inferiore rispetto ai sistemi convenzionali, e permette di modulare la spinta in funzione dell’energia disponibile dai pannelli solari. Proprio questa elevata efficienza ha consentito a BepiColombo di modificare lentamente la propria orbita attorno al Sole, riducendo progressivamente la velocità necessaria per essere catturata dalla gravità di Mercurio.
Durante gli otto anni di viaggio, il sistema di propulsione elettrica ha lavorato insieme ai numerosi flyby planetari, sfruttando l’assistenza gravitazionale di Terra, Venere e Mercurio per correggere la traiettoria della missione. Lo spegnimento definitivo dei motori conclude quindi una delle dimostrazioni più importanti dell’impiego della propulsione elettrica nello spazio profondo, una tecnologia che l’ESA intende utilizzare anche in future missioni interplanetarie.

Le ultime tappe prima dell’inizio della missione scientifica
Con i propulsori ionici ora spenti, BepiColombo proseguirà per alcune settimane seguendo una traiettoria balistica, senza utilizzare alcun sistema di propulsione. Il prossimo passaggio fondamentale è previsto per il 3 settembre 2026, quando il Mercury Transfer Module verrà separato dal resto della sonda, dopo aver completato il proprio compito.
Da quel momento entrerà in funzione il sistema di propulsione chimica del Mercury Planetary Orbiter (MPO), che effettuerà le ultime correzioni di traiettoria necessarie prima dell’inserimento in orbita attorno a Mercurio il 21 novembre. Successivamente verrà rilasciato MMO (Mercury Magnetospheric Orbiter), anche detto Mio, l’orbiter sviluppato dalla JAXA per lo studio della magnetosfera del pianeta, mentre l’orbiter europeo abbasserà gradualmente la propria orbita scientifica fino a raggiungere la configurazione operativa prevista a marzo 2027.
Solo allora inizierà la vera fase scientifica della missione. I due orbiter lavoreranno insieme per studiare la superficie, l’interno, l’esosfera e il campo magnetico di Mercurio, con l’obiettivo di ricostruire la storia e l’evoluzione del pianeta più vicino al Sole.











