La partnership EU Space Surveillance and Tracking (EU SST), il programma europeo dedicato al monitoraggio degli oggetti nello spazio, si amplia con l’ingresso di Belgio, Bulgaria, Lituania e Lussemburgo. Con l’adesione dei quattro nuovi membri, i Paesi che partecipano all’iniziativa salgono a 19.
L’ingresso dei nuovi Stati è stato formalizzato dopo una decisione della Commissione Europea e l’entrata in vigore di un nuovo accordo di partenariato, operativo dal 12 aprile 2026. I nuovi membri si uniscono ai 15 Paesi che già partecipavano all’iniziativa, tra cui l’Italia attraverso l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI).
EU SST riunisce le capacità nazionali dei Paesi partecipanti per monitorare satelliti, detriti spaziali e altri oggetti in orbita attorno alla Terra. Le informazioni raccolte vengono utilizzate per individuare possibili rischi di collisione e fornire servizi di sicurezza agli operatori satellitari europei.
Secondo i dati diffusi dal programma, i servizi di EU SST contribuiscono attualmente alla protezione di oltre 600 satelliti e sono utilizzati da più di 400 organizzazioni tra enti pubblici, istituti di ricerca e aziende del settore spaziale.
Il ruolo di EU SST nella gestione del traffico spaziale
Con il numero di satelliti e detriti in continua crescita, il monitoraggio dello spazio circumterrestre ha un’importanza sempre maggiore. Migliaia di satelliti attivi condividono infatti l’orbita con milioni di frammenti di detriti, cosa che rende necessario un controllo costante per ridurre il rischio di collisioni.
EU SST è una delle principali capacità operative sviluppate dall’Unione Europea in questo settore. Il sistema raccoglie dati da radar, telescopi e altri sensori distribuiti nei diversi Paesi membri, combinando le informazioni in una rete comune dedicata alla Space Situational Awareness, cioè la conoscenza della situazione spaziale attorno alla Terra.
Oltre a fornire avvisi di possibile collisione, il programma lavora allo sviluppo di nuovi servizi e al miglioramento delle capacità di elaborazione dei dati. L’obiettivo è aumentare l’autonomia europea nel monitoraggio delle attività spaziali, e contribuire alla sicurezza e alla sostenibilità delle operazioni in orbita.
La partnership è nata nella forma attuale nel 2022, ma si avvicina ai dieci anni di attività operative. Nei prossimi mesi i Paesi membri firmeranno nuovi accordi finanziati dall’Unione Europea che permetteranno a EU SST di proseguire le proprie attività almeno fino al 2028.











