La Science Programme Committee dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha approvato ufficialmente il 10 giugno 2026 la missione Arrakihs, un nuovo osservatorio spaziale che avrà il compito di studiare gli aloni delle galassie vicine e ricostruirne la storia evolutiva. Il lancio è previsto entro la fine del 2030.
Arrakihs, acronimo di Analysis of Resolved Remnants of Accreted galaxies as a Key Instrument for Halo Surveys, è la seconda missione di classe F (Fast) del programma scientifico Cosmic Vision dell’ESA. L’obiettivo è osservare e studiare una delle componenti più difficili da studiare delle galassie: i loro aloni, enormi regioni che si estendono ben oltre i dischi visibili di stelle e gas.
Anche se sono quasi invisibili, gli aloni galattici conservano le tracce degli eventi che hanno plasmato una galassia nel corso di miliardi di anni. Analizzandoli, gli astronomi potranno ricostruire fusioni avvenute nel passato, capire come le galassie siano cresciute nel tempo e verificare alcune delle principali teorie sulla materia oscura. Per questo motivo, Arrakihs viene spesso descritta come una missione di “archeologia galattica”: invece di scavare nel terreno, studierà le deboli impronte lasciate dalla storia delle galassie nell’Universo.
Alla ricerca delle tracce del passato delle galassie
Quando osserviamo una galassia, vediamo soprattutto il suo disco luminoso, formato da stelle, gas e polveri. Attorno a questa regione esiste però un alone molto più grande e molto più debole, composto in gran parte da materia oscura e da una piccola quantità di materia ordinaria.
Proprio in queste regioni periferiche si trovano alcune delle informazioni più preziose sull’evoluzione galattica. Gli astronomi ritengono infatti che le galassie crescano inglobandone altre più piccole. Quando questo accade, la gravità può strappare stelle alle galassie coinvolte, lasciando dietro di sé lunghe strutture chiamate flussi stellari. Queste strutture possono sopravvivere per miliardi di anni e rappresentano una sorta di archivio della storia della galassia.

Arrakihs osserverà questi debolissimi segnali in almeno 80 galassie simili alla Via Lattea. Un campione così ampio permetterà agli scienziati di capire come si forma una galassia “tipica” e di confrontarla con la nostra. Uno degli obiettivi principali sarà infatti capire quanto la Via Lattea sia rappresentativa rispetto alle altre galassie dell’Universo vicino.
Quattro occhi per osservare ciò che oggi non riusciamo a vedere
Studiare gli aloni galattici è particolarmente difficile, perché la loro luminosità è estremamente bassa. Per questo Arrakihs sarà dotata di uno strumento progettato appositamente per rilevare oggetti molto deboli. Il payload scientifico sarà composto da un unico strumento: due coppie di telescopi che lavoreranno come dei binocoli, per un totale di quattro camere sensibili a diverse lunghezze d’onda, dal vicino ultravioletto fino al vicino infrarosso. I due telescopi saranno forniti dalla società spagnola Satlantis.
Per le osservazioni nell’infrarosso, Arrakihs utilizzerà sensori simili a quelli impiegati dal telescopio spaziale James Webb e dalla missione Euclid dell’ESA.
Questa combinazione permetterà di individuare strutture che oggi sfuggono alla maggior parte degli osservatori. Grazie alle sue osservazioni, la missione potrà ricostruire la distribuzione delle stelle sparse negli aloni galattici e seguire le tracce lasciate da antiche fusioni tra galassie.

La missione è guidata da un consorzio europeo coordinato dalla Spagna, l’Arrakihs Mission Consortium, con la partecipazione di numerosi Paesi membri dell’ESA come la Svizzera, l’Austria, il Belgio, la Norvegia, la Svezia e il Portogallo.
Una volta in orbita, Arrakihs entrerà a far parte della flotta di osservatori scientifici dell’Agenzia e contribuirà a rispondere a due delle grandi domande dell’astrofisica moderna: come si sono formate le galassie e quale ruolo ha avuto la materia oscura nella loro evoluzione.










