La NASA ha concluso l’indagine sull’incidente che il 16 settembre 2025 ha messo fuori servizio la DSS-14, la più grande antenna del Deep Space Network (DSN), la rete globale utilizzata dall’Agenzia per comunicare con le missioni nello spazio profondo. Il report finale individua una combinazione di problemi software, errori umani e il guasto di un sistema di sicurezza meccanico come cause principali dell’evento.
L’incidente era avvenuto mentre l’antenna da 70 metri del complesso di Goldstone, in California, stava seguendo la sonda Juno in orbita attorno a Giove. Durante le operazioni, la struttura ha superato i limiti di rotazione previsti, sottoponendo cavi e supporti a forti sollecitazioni. Il movimento anomalo ha anche danneggiato alcune tubazioni dell’impianto antincendio, provocando un allagamento all’interno della struttura. Nessuna persona è rimasta ferita.
Secondo gli investigatori, il giorno precedente un problema elettrico aveva causato un’errata lettura della posizione dell’antenna da parte del sistema di controllo. L’anomalia non era stata individuata e, durante il tracciamento di Juno, aveva generato diversi arresti automatici di sicurezza. Nel tentativo di risolvere il problema, gli operatori hanno eseguito una serie di procedure che hanno aggirato alcune protezioni software e hardware, permettendo infine all’antenna di ruotare oltre i limiti consentiti.
La NASA ha classificato l’evento come un Type A Mishap, la categoria più grave di incidente. Le riparazioni sono stimate tra 4.1 e 4.6 milioni di dollari. La DSS-14 resterà offline durante i lavori e durante il programma di manutenzione e aggiornamento già previsto, che dovrebbe concludersi nel 2028.

L’ultima barriera di sicurezza non funzionava
L’indagine ha evidenziato anche un problema più serio: il sistema idraulico che rappresentava l’ultima protezione meccanica contro una sovra-rotazione non era operativo al momento dell’incidente. Secondo il report, il sistema era stato danneggiato in un episodio precedente mai documentato correttamente, e non risultava sottoposto a test adeguati da un periodo di tempo non determinato.
Dopo aver rilevato l’allagamento alla base dell’antenna, gli operatori hanno tentato di posizionare la struttura in configurazione di sicurezza. Tuttavia, siccome l’antenna aveva già superato i limiti di rotazione, questa manovra ha aggravato ancora di più la situazione, causando altri danni.
Il report segnala poi carenze nelle procedure operative, un forte affidamento a pratiche non documentate e alcune lacune nella logica di controllo dell’antenna. E sottolinea come, nel sito di Goldstone, fosse presente una cultura lavorativa che spingeva gli operatori a mantenere il sistema operativo il più possibile, assumendo talvolta responsabilità al di fuori delle proprie competenze o della formazione ricevuta.
Le conseguenze per il Deep Space Network
Nonostante la DSS-14 sia fuori servizio da settembre 2025, le attività del Deep Space Network non hanno subito interruzioni. La rete dispone infatti di altre 13 antenne, distribuite tra California, Australia e Spagna, che continuano a gestire le comunicazioni con oltre 40 missioni attive nello spazio. Grazie alla presenza di più stazioni in diverse parti del mondo, la NASA può ridistribuire il tempo di utilizzo delle antenne quando una di loro viene fermata per manutenzione, o a causa di un guasto come in questo caso.
Dopo la conclusione dell’indagine, l’Agenzia ha annunciato che applicherà le raccomandazioni del report in tutti i siti del Deep Space Network. Gli interventi riguarderanno soprattutto la formazione del personale, l’aggiornamento delle procedure operative e il rafforzamento dei sistemi di controllo e sicurezza.
La DSS-14 è una delle strutture più importanti della rete perché, grazie alle sue dimensioni, può comunicare con sonde molto lontane dalla Terra e ricevere segnali estremamente deboli. L’antenna resterà offline durante le riparazioni e durante un programma di manutenzione e aggiornamento già previsto prima dell’incidente. I lavori fanno parte di un più ampio piano di ammodernamento del Deep Space Network, necessario per supportare le future missioni di esplorazione del Sistema Solare e di difesa planetaria.











