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Fallito il terzo lancio del New Glenn di Blue Origin. Recuperato per la seconda volta il primo stadio

Mariasole Maglione di Mariasole Maglione
Aprile 19, 2026
in Blue Origin, News, Satelliti
Il terzo volo di New Glenn, il 19 aprile 2026.

Il terzo volo di New Glenn, il 19 aprile 2026.

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Il terzo New Glenn di Blue Origin è partito alle 13:25 italiane del 19 aprile 2026 dal complesso di lancio 36 di Cape Canaveral, in Florida, per la missione NG-3, con a bordo il satellite BlueBird 7 della società AST SpaceMobile. Purtroppo il lancio è fallito, per un problema al secondo stadio non ancora specificato da Blue Origin.

Ne ha dato conferma AST Space Mobile con un comunicato pubblicato intorno alle 20:00 italiane del 19 aprile. Il satellite si è correttamente separato dal secondo stadio, e l’azienda è riuscita ad accenderlo e a mettersi in collegamento con il satellite. Purtroppo non era nell’orbita corretta, probabilmente per un problema prima della seconda accensione del secondo stadio. La prima accensione, sulla base di quanto mostrato durante la diretta del lancio, e sulla base dei dati di osservazioni indipendenti, è avvenuta correttamente.

Il primo stadio “Never Tell Me the Odds”, lo stesso utilizzato durante il lancio del 13 novembre 2025 e recuperato correttamente, è rientrato e ha effettuato un atterraggio controllato sulla piattaforma Jacklyn, posizionata nell’Oceano Atlantico. Questo è quindi il secondo recupero riuscito per lo stesso booster, un risultato finora ottenuto solo da SpaceX con il Falcon 9.

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Il primo stadio impiegato in questa missione era stato modificato rispetto al precedente, con alcuni aggiornamenti tecnici. Tutti i motori BE-4 che lo spingevano erano nuovi, e non quelli del precedente volo. Blue Origin ha però annunciato che riutilizzerà più avanti quei motori recuperati durante la missione NG-2.

Il ritorno del booster “Never Tell Me the Odds”

Il primo stadio usato per questa missione aveva già volato nel secondo lancio del New Glenn. Prima di tornare in servizio, è stato aggiornato: Blue Origin ha sostituito tutti i sette motori e ha introdotto alcune modifiche, tra cui test su nuovi sistemi di protezione termica.

Anche in questo caso, il rientro è avvenuto su una piattaforma in mare. Questa modalità permette di recuperare il booster e riutilizzarlo nei lanci successivi.

 

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L’azienda punta a usare ogni primo stadio più volte, con l’obiettivo di arrivare fino a 25 missioni per ciascun booster. Nei prossimi anni, l’idea è anche quella di ridurre i tempi tra un volo e l’altro. Secondo i piani, lo stesso booster potrebbe tornare a volare dopo circa un mese.

BlueBird 7 e la rete satellitare di AST SpaceMobile

A bordo del New Glenn c’era BlueBird 7, un satellite della nuova generazione sviluppata da AST SpaceMobile. Il suo obiettivo è offrire connessione dati direttamente agli smartphone, senza bisogno di antenne a terra.

Il satellite era dotato di una grande antenna dispiegabile e pannelli solari. Le sue dimensioni sono molto più grandi rispetto ai satelliti tradizionali per telecomunicazioni in orbita terrestre bassa. BlueBird 7 fa parte di una costellazione più ampia. L’azienda prevede di lanciare tra 45 e 60 satelliti entro il 2026 per iniziare a offrire il servizio verso la fine dell’anno. Questo Blue Bird era però il primo che tentava di raggiungere l’orbita nel 2026.

AST ha dichiarato che l’intero costo del satellite sarà pagato dall’assicurazione, come avviene per ogni lancio spaziale fallito. La perdita di questo Blue Bird è però un grande problema per l’azienda, e provocherà, realisticamente, un rallentamento dei piani di dispiegamento della costellazione. Secondo quanto dichiarato, nei prossimi 30 giorni saranno pronti a partire altri 3 satelliti, dal Blue Bird 8 al 10.

Qui si può leggere il comunicato ufficiale di AST Space Mobile. 

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Tags: ast spacemobileBlue OriginBlueBird 7LancioNew Glennrazzo riutilizzabilesatellite

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