La NASA ha selezionato Voyager Technologies per assegnargli la settima missione privata con equipaggio diretta verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Il lancio è previsto non prima del 2028 e la missione si chiamerà VOYG-1. Durerà circa 14 giorni.
Questa decisione rientra nel piano della NASA di affidare sempre più attività in orbita bassa terrestre ad aziende private. Negli ultimi anni, l’Agenzia ha già avviato questo percorso con le missioni Ax (ne sono state effettuate 4), organizzate da Axiom Space insieme a SpaceX. Queste missioni hanno dimostrato che è possibile portare astronauti privati sulla ISS in modo regolare. Un’altra missione, prevista per il 2027 e sempre organizzata da Axiom Space, è prevista per il 2027, e la prima organizzata da Vast Space è prevista sempre per il prossimo anno.
Con VOYG-1 si aggiunge un nuovo operatore, ampliando il numero di aziende coinvolte nel volo umano spaziale. Voyager è stata selezionata dopo una call della NASA di marzo 2025.
L’obiettivo è creare un sistema in cui le aziende gestiscono voli e servizi in orbita, mentre la NASA si concentra su programmi di esplorazione spaziale umana più lontani, come quelli verso la Luna e Marte. Questa strategia si inserisce anche nella volontà della NASA di preparare il futuro post-ISS, che verrà dismessa nei prossimi anni.
Un altro passo verso le stazioni spaziali private, forse
La missione VOYG-1 sarà utile anche per sviluppare le future stazioni spaziali commerciali. Voyager è infatti coinvolta nel progetto Starlab, una stazione privata pensata per sostituire alcune delle funzioni della ISS. Le missioni con equipaggio permettono di provare tecnologie e procedure che serviranno su queste nuove strutture.

Allo stesso tempo, l’azienda sta lavorando con Max Space su moduli abitativi espandibili. Questi moduli partono compatti durante il lancio e poi si espandono nello spazio, offrendo molto più spazio interno e per ora sono stati annunciati per utilizzi sulla superficie lunare. Questo approccio può ridurre i costi e rendere più semplice costruire habitat sia in orbita sia, in futuro, sulla Luna.
Queste tecnologie saranno infatti utili anche per le missioni lunari del programma Artemis, anche se in questo caso il collegamento è ancora iniziale. I sistemi testati in orbita, come il supporto vitale e la gestione degli equipaggi, saranno fondamentali per missioni più lunghe e lontane dalla Terra.











