Il 31 marzo 2026, a Washington, l’Italia, rappresentata dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, ha firmato un accordo con l’amministratore della NASA, Jared Isaacman, per strategie di cooperazione sulla superficie lunare. Alla firma era presente anche il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), Teodoro Valente.
L’intesa, formalizzata attraverso uno Statement of Intent, riguarda lo sviluppo congiunto di moduli abitativi, sistemi di comunicazione e attività scientifiche. L’obiettivo è contribuire al piano attuale di esplorazione lunare della NASA, che punta a una presenza umana sicura e prolungata sulla superficie della Luna tramite la costruzione di una base lunare.
Secondo quanto dichiarato dal ministro Urso, l’accordo rappresenta un riconoscimento per l’industria italiana, che sarà coinvolta nella realizzazione degli habitat lunari. Alcuni dei moduli abitativi destinati agli astronauti saranno infatti sviluppati con tecnologie italiane e costruiti da imprese italiane.
La nuova base lunare farà parte del programma Artemis, che punta a riportare esseri umani sulla Luna con la missione Artemis IV e a costruire una presenza stabile in superficie nel lungo periodo con la nuova base lunare. Con questo accordo, inoltre, è stata confermata la presenza di almeno un astronauta italiano nelle future missioni del programma Artemis, cosa già anticipata a novembre 2025 durante il Consiglio Ministeriale dell’Agenzia Spaziale Europea a Brema, ma in precedenza garantita solo a bordo del Lunar Gateway, che ora è stato invece messo in pausa.
La futura “casa” degli astronauti sulla Luna sarà #MadeinItaly, realizzata con tecnologie e da imprese italiane che saranno chiamate a sviluppare i moduli abitativi che garantiranno una presenza sicura e prolungata sulla superficie lunare.
Con l’amministratore della @NASA,… pic.twitter.com/Ctn6GZWpIR
— Adolfo Urso (@adolfo_urso) March 31, 2026
Moduli abitativi “Made in Italy”
Il 24 marzo la NASA ha presentato una nuova strategia, chiamata “Ignition”, che punta tra le altre cose alla realizzazione di una presenza continua sulla Luna, anche attraverso una futura base lunare. In questo contesto, le infrastrutture diventano centrali, perché non basta più raggiungere la superficie lunare: l’obiettivo è restarci, lavorare e portare avanti attività nel tempo. Per questo, elementi come i moduli abitativi assumono un ruolo fondamentale.
Al centro dello Statement of Intent con la NASA ci sono proprio i moduli abitativi lunari, elementi necessari per permettere agli astronauti di vivere e lavorare sulla superficie della Luna per periodi prolungati, nonostante condizioni difficili come forti sbalzi di temperatura e radiazioni.
In questo ambito si inserisce il lavoro già avviato dall’Italia sul modulo MPH (Multi-Purpose Habitat). Il progetto, affidato dall’ASI a Thales Alenia Space, rappresenta uno dei principali contributi italiani alle infrastrutture per la superficie lunare e ha visto negli ultimi mesi ulteriori sviluppi, tra cui la definizione di componenti chiave come il sistema di mobilità che sarà sviluppato da Astrobotic.
Il ministro Urso ha affermato:
Torneremo sulla Luna, e questa volta per restarci. Lo faremo grazie alla tecnologia italiana e con un astronauta italiano in una delle prossime missioni del programma Artemis. Le imprese dei nostri distretti aerospaziali, a partire da quello di Torino, hanno le capacità per consentire il successo di queste prossime missioni di lungo periodo.
La seconda missione del programma Artemis, Artemis II, la prima con equipaggio, partirà alle 00:24 del 2 aprile (ora italiana). Seguiremo questo evento storico in live sul nostro canale YouTube.










