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Ecco tutto quello che c’è da sapere sulla missione Artemis II

Mariasole Maglione di Mariasole Maglione
Marzo 31, 2026
in Agenzie Spaziali, Approfondimento, Esplorazione spaziale, Luna, NASA, News, Scienza, Speciale Artemis
SLS sulla rampa di lancio a gennaio 2026. Credits: NASA/Brandon Hancock

SLS sulla rampa di lancio a gennaio 2026. Credits: NASA/Brandon Hancock

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La missione Artemis II della NASA rappresenta ufficialmente il ritorno dell’Umanità verso la Luna. Per la prima volta dopo oltre cinquant’anni dalla conclusione del programma Apollo, quattro astronauti voleranno oltre l’orbita terrestre, dirigendosi verso il nostro satellite in un viaggio che durerà circa dieci giorni.

Seguiremo in diretta il lancio di Artemis II sul nostro canale YouTube a partire dalle 20:00 di mercoledì 1 aprile, con diversi ospiti, per commentare insieme l’importanza di questa missione e tutto ciò che comporterà.

Non si tratta ancora di un allunaggio, ma di una missione di test con equipaggio, progettata per verificare il funzionamento della capsula Orion e del razzo Space Launch System (SLS) in condizioni reali di volo nello spazio profondo. Artemis II si inserisce poi all’interno di un programma molto più ampio, il programma Artemis, con l’obbiettivo di costruire una presenza umana stabile e continuativa sulla Luna, attraverso la costruzione di una vera e propria base lunare.

Il percorso verso il lancio è stato complesso, con diversi rinvii, ma ormai ci siamo: la partenza è prevista per mercoledì 1 aprile alle 18:24 della Florida (le 00:24 del 2 aprile in Italia). Questa missione rappresenta un momento chiave per l’intero programma: il suo esito influenzerà direttamente le tempistiche e le scelte tecnologiche delle missioni successive, a partire da Artemis III, che da poco è stata modificata e sarà un’altra missione di test prima del ritorno dell’Umanità sulla superficie della Luna con Artemis IV.

Cosa succederà in questa missione?

La sequenza delle operazioni di preparazione al lancio di Artemis II inizia circa 49 ore prima dell’orario di partenza previsto, con l’avvio ufficiale del countdown. In questa fase vengono attivati i team nei vari centri di controllo e iniziano le verifiche su tutti i sistemi del razzo SLS e della capsula Orion. A circa dieci ore dalla partenza verrà autorizzato il rifornimento dei serbatoi, che saranno caricati con ossigeno e idrogeno liquidi, mentre quattro ore prima del lancio gli astronauti saliranno a bordo.

Negli ultimi minuti, il razzo passerà all’alimentazione interna e avvierà la sequenza automatizzata di lancio. A T-0 si accenderanno i motori principali RS-25 e i booster laterali a propellente solido, che forniscono la maggior parte della spinta iniziale. Dopo circa due minuti, i booster si separeranno, mentre il primo stadio continuerà a funzionare fino a poco più di otto minuti dal lancio.

Una volta raggiunta una traiettoria suborbitale, entrerà in funzione lo stadio superiore ICPS, che porterà Orion in un’orbita terrestre altamente ellittica. Qui, dopo circa 50 minuti, verrà effettuata una prima accensione per stabilizzare l’orbita, seguita da una seconda manovra che spingerà la capsula fino a circa 77 mila km dalla Terra.

Dopo circa tre ore, Orion si separerà dal secondo stadio, e inizierà una fase di test di manovre di prossimità, durante la quale gli astronauti controlleranno manualmente la capsula per verificare i sistemi di navigazione e controllo. Completati questi test, Orion si allontanerà definitivamente e si preparerà alla manovra di trasferimento verso la Luna, che avverrà circa un giorno e mezzo dopo il lancio.

–> Abbiamo parlato nel dettaglio di tutti questi aspetti tecnici di Artemis II in questo approfondimento video.

La traiettoria scelta è di tipo free return, ovvero garantirà il ritorno automatico verso la Terra in caso di problemi. Il viaggio verso la Luna durerà circa quattro giorni, durante i quali verranno effettuate correzioni di traiettoria. Il flyby lunare avverrà a una distanza compresa tra 6000 e 9000 km dalla superficie, a seconda della data e ora del lancio.

Dopo il passaggio, Orion utilizzerà la gravità lunare per tornare verso la Terra. Il rientro avverrà dopo circa nove giorni di missione: il modulo di servizio si separerà, la capsula affronterà l’atmosfera protetta dallo scudo termico e, grazie ai paracadute, ammarerà nell’oceano, completando la missione.

L’equipaggio

A bordo di Artemis II ci saranno quattro astronauti: Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen. Si tratta di un equipaggio selezionato per rappresentare diverse esperienze e competenze, ma anche per riflettere un cambiamento significativo rispetto al passato.

Reid Wiseman, comandante della missione, è un astronauta della NASA con esperienza sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Al suo fianco ci sarà Victor Glover, pilota della missione, anch’egli astronauta NASA e veterano di missioni spaziali. Christina Koch, specialista di missione, ha già stabilito il record per la permanenza più lunga nello spazio per una donna durante una singola missione. Jeremy Hansen, astronauta canadese, rappresenta invece il contributo internazionale dell’Agenzia Spaziale Canadese (CSA).

In ordine: Jeremy Hansen, Christina Koch, Reid Wiseman e Victor Glover, gli astronauti di Artemis II, con la mascotte RISE presentata il 28 marzo 2026 al loro arrivo al Kennedy Space Center. Credits: NASA/Kim Shiflett
In ordine: Jeremy Hansen, Christina Koch, Reid Wiseman e Victor Glover, gli astronauti di Artemis II, con la mascotte RISE presentata il 28 marzo 2026 al loro arrivo al Kennedy Space Center. Credits: NASA/Kim Shiflett

Questo equipaggio sarà il primo, dopo Apollo, a viaggiare oltre l’orbita terrestre bassa. Il loro ruolo sarà principalmente quello di testare i sistemi di Orion in condizioni reali, verificare le procedure operative e gestire le manovre della capsula, incluse quelle manuali.

Oltre agli aspetti tecnici, la missione ha anche un valore simbolico: sarà la prima a includere una donna e un astronauta non statunitense in un volo verso la Luna. Questo vuole riflettere l’evoluzione dell’esplorazione spaziale verso un contesto sempre più internazionale e inclusivo.

Con loro ci sarà anche RISE, una mascotte della missione Artemis II che fungerà anche da indicatore zero-g. Quando lo vedremo cioè fluttuare all’interno della capsula sapremo che l’equipaggio è in condizioni di microgravità.

La scienza di Artemis II

Nonostante Artemis II sia principalmente una missione di test, il suo contributo scientifico è importante. Gli astronauti saranno al centro di diversi esperimenti progettati per studiare gli effetti dello spazio profondo sul corpo umano.

Tra questi, ARCHeR analizzerà sonno, stress e prestazioni cognitive attraverso dispositivi indossabili. Nel frattempo, studi sugli “immune biomarkers” monitoreranno il sistema immunitario, verificando eventuali cambiamenti dovuti a radiazioni e isolamento.

Un esperimento particolarmente innovativo è AVATAR, che utilizza microchip contenenti cellule umane per simulare il comportamento dei tessuti nello spazio. Questo permette di osservare gli effetti di microgravità e radiazioni su organi specifici.

Gli astronauti saranno inoltre costantemente monitorati attraverso il protocollo “Standard Measures”, che raccoglie dati su parametri fisiologici prima, durante e dopo la missione. Grande attenzione sarà dedicata anche alla misurazione delle radiazioni, tramite sensori a bordo e dosimetri personali.

Durante il flyby lunare, l’equipaggio avrà anche l’opportunità di osservare e fotografare la superficie della Luna, contribuendo alla comprensione della sua geologia e supportando la pianificazione delle future missioni con allunaggio.

Abbiamo parlato nel dettaglio dell’equipaggio e degli esperimenti di Artemis II in questo approfondimento video.

E se non partono l’1 aprile?

Come per tutte le missioni spaziali, anche il lancio di Artemis II è vincolato a precise finestre temporali, determinate da condizioni tecniche, meteorologiche e soprattutto dalla meccanica orbitale. L’1 aprile è la prima opportunità di lancio al momento disponibile, dopo che la NASA non ha sfruttato le finestre di febbraio e marzo, ma non è l’unica: nel caso in cui si verificassero problemi al razzo, alla capsula Orion o anche solo condizioni meteo non favorevoli, la NASA ha già pianificato diverse finestre di lancio alternative nei giorni successivi.

Queste finestre non sono continue, ma distribuite in specifici intervalli. Questo perché la traiettoria scelta per Artemis II richiede un preciso allineamento tra Terra e Luna, necessario per garantire il ritorno automatico della capsula Orion verso il nostro pianeta senza bisogno di manovre correttive complesse in caso di emergenza, e anche per il corretto funzionamento della capsula stessa. Di conseguenza, non è possibile lanciare in qualsiasi momento.

Se il lancio dovesse essere rimandato di uno o più giorni, la missione manterrebbe comunque un profilo molto simile, con una durata complessiva di circa dieci giorni e le stesse fasi operative. Tuttavia, un rinvio più lungo potrebbe comportare uno slittamento a una finestra successiva, anche di alcune settimane, per ristabilire le corrette condizioni orbitali.

Al momento, le date disponibili vanno dall’1 al 6 aprile nella serata in Florida (la notte del giorno successivo in Italia), come mostrato nell’infografica sottostante che contiene orari e date italiani. Un’ultima possibilità per questo mese è il 30 aprile (l’1 maggio in Italia). Le date successive non sono ancora state comunicate dalla NASA.

Il futuro (rivoluzionato) del programma Artemis

In queste ultime settimane, il futuro del programma Artemis è cambiato in modo profondo. La NASA ha infatti annunciato una revisione strutturale della propria strategia lunare, mettendo in pausa il Lunar Gateway, la stazione spaziale in orbita lunare, per concentrare risorse, partner internazionali e aziende private sulla costruzione di una presenza stabile direttamente sulla superficie della Luna. L’obiettivo dichiarato è più ambizioso e più concreto: arrivare con astronauti sulla Luna entro il 2028, iniziare la realizzazione di una base permanente entro il 2030 e portare sul suolo lunare anche un primo reattore a fissione entro la fine del decennio.

Il nuovo piano sarà sviluppato per fasi. Nella prima aumenterà drasticamente il numero di missioni robotiche e di lander diretti verso la superficie, anche attraverso il programma CLPS, i rover lunari e nuovi mezzi come i MoonFall Drones, pensati per compiere brevi balzi e mappare il terreno. Nella seconda fase arriveranno infrastrutture più pesanti, sistemi energetici, telecomunicazioni e mezzi di superficie, con missioni umane previste ogni sei mesi. La terza fase punterà invece alla permanenza continuativa sulla Luna e allo sfruttamento delle risorse locali, come acqua, ossigeno e idrogeno.

Abbiamo parlato nel dettaglio di questo nuovo programma della NASA in questo approfondimento video.

Anche le missioni Artemis successive sono state completamente riprogrammate. Artemis III sarà un test in orbita terrestre bassa con uno o due lander in corsa nel programma HLS, che ancora non sono stati scelti, all’inizio del 2027, mentre Artemis IV e Artemis V saranno parte della nuova architettura che dovrà portare ai primi elementi della base lunare. Sarà quindi Artemis IV la missione del ritorno dell’Umanità sulla Luna, e non Artemis III.

In questo scenario, Artemis II resta un passaggio molto importante, e decisivo: dovrà dimostrare che Orion e SLS possono sostenere in sicurezza il ritorno degli astronauti oltre l’orbita terrestre, aprendo la strada a una fase del tutto nuova dell’esplorazione lunare.

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Tags: ArtemisArtemis IIastronautiEsplorazione LunareEsplorazione spazialeLunaNasaSLS

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