La missione sino-europea SMILE è pronta al lancio. Il satellite, sviluppato congiuntamente dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e dall’Accademia Cinese delle Scienze (CAS) partirà il 9 aprile 2026 a bordo del razzo Vega-C dallo spazioporto europeo di Kourou, in Guyana francese, per la missione VV29, il primo operato da Avio e il settimo in tutto per il vettore. La finestra di lancio durerà 39 minuti, la missione circa 57 minuti.
SMILE è una delle missioni più interessanti degli ultimi anni per lo studio dei fenomeni legati all’attività del Sole che possono influenzare la Terra, ed è unica nel suo genere. Fa parte del programma Cosmic Vision dell’ESA e punta a osservare da una nuova prospettiva l’interazione tra il vento solare e la magnetosfera terrestre.
In vista della partenza, il 25 marzo l’ESA ha tenuto una conferenza stampa dedicata alla missione, durante la quale sono stati presentati gli obiettivi scientifici, gli strumenti a bordo e le aspettative per i primi dati, oltre che il lancio e la collaborazione internazionale tra Europa e Cina. Hanno partecipato Stefano Bianchi, Responsabile dei Programmi di Volo in ESA, Domenico Trotta ricercatore dell’ESA, e Massimo Falcolini, Responsabile del Product Assurance di SMILE sempre in ESA.
La missione
SMILE è il risultato di una stretta collaborazione tra Europa e Cina, che come raccontato da Massimo Falconi, ha richiesto molti anni di pianificazione. Il satellite è costituito da due parti: una piattaforma, che comprende il sistema propulsivo, l’elettronica di bordo e altre componenti, fornita dalla CAS; e il modulo di carico utile scientifico, che include tutti gli strumenti principali ed è stato realizzato da Airbus per l’ESA. Un solo strumento è invece installato direttamente sulla piattaforma.
A bordo di SMILE ci sono quattro strumenti scientifici, che lavoreranno insieme per osservare il sistema Sole-Terra da più punti di vista e che sono stati forniti da diversi istituti europei e cinesi. Due sono strumenti “remoti”, cioè che osservano da lontano: il Soft X-ray Imager (SXI), che rileva i raggi X per mappare i confini della magnetosfera, e l’Ultraviolet Imager (UVI), che osserva le aurore nelle regioni polari.
Accanto a questi, ci sono due strumenti per osservazioni “in situ”, che misurano direttamente l’ambiente intorno al satellite: il Light Ion Analyser (LIA), che studia le particelle del vento solare, e il magnetometro (MAG), che misura le variazioni del campo magnetico locale.

La missione ha una durata operativa prevista di tre anni. Sarà posizionata in orbita altamente ellittica con apogeo a 121 182 km (un terzo della distanza Terra-Luna) e perigeo a 5000 km, e molto inclinata. Domenico Trotta ha spiegato che quest’orbita è stata scelta per permettere a SMILE di passare la maggior parte del suo tempo (circa l’80%, equivalente a 9 mesi per anno) a un’altitudine elevata, dove il satellite potrà fare osservazioni continue per più di 43 ore, una cosa mai fatta prima. Quest’orbita limita anche il tempo speso nelle fasce Van Allen, pericolose per il satellite e la sua strumentazione.
Cosa farà SMILE?
SMILE studierà un fenomeno che ci riguarda direttamente: il modo in cui il Sole interagisce con la Terra. Il nostro pianeta è infatti circondato dalla magnetosfera, che ci protegge dalle particelle cariche provenienti dal Sole. Tuttavia, questo sistema non è statico e può cambiare rapidamente quando il Sole è più attivo.
Fino a oggi, la maggior parte delle missioni ha studiato queste dinamiche con misure locali, cioè osservando piccoli punti dello spazio alla volta. SMILE farà qualcosa di diverso: grazie ai suoi strumenti, potrà osservare l’intera regione in modo globale, proprio come se scattasse delle fotografie complete della magnetosfera.
In particolare, il satellite utilizzerà i suoi strumenti in grado di rilevare raggi X e luce ultravioletta per tracciare i confini e i movimenti di questa regione invisibile. Questo permetterà agli scienziati di seguire e comprendere come la magnetosfera reagisce alle variazioni del vento solare.
Perché è importante?
Queste informazioni saranno innanzitutto molto importanti per capire davvero come il nostro pianeta reagisce all’azione del Sole. Qualcosa che finora abbiamo sempre studiato localmente, appunto, ma mai globalmente.
Poi lo saranno anche dal punto di vista più pratico. Le tempeste geomagnetiche, infatti, possono disturbare satelliti, comunicazioni e reti elettriche sulla Terra. Capire meglio come si sviluppano significa migliorare le previsioni del meteo spaziale e ridurre i rischi per le tecnologie su cui facciamo sempre più affidamento. La missione non è però stata ideata per previsioni in tempo reale per lo space weather.
La missione è stata ideata e proposta da un team internazionale di scienziati sotto la guida di due Co-Principal Investigatore, la Prof.ssa Graziella Branduardi (Laboratori Mullard di Scienze Spaziali, University College London) e il Prof. Chi Wang (Accademia Cinese delle Scienze).
Abbiamo chiesto a Domenico Trotta per quale motivo una missione di questo tipo, così unica nel suo genere, non fosse mai stata pensata prima. Finora, infatti, ci sono stati telescopi a raggi X per lo studio dello spazio profondo, così come sistemi di monitoraggio della magnetosfera con osservazione diretta (come la missione CLUSTER dell’ESA). SMILE, ha spiegato Trotta, si costruisce su questa eredità, ma porta un telescopio a raggi X per l’osservazione della Terra.

Si tratta di una sfida ingegneristica importante, perché un telescopio di questo tipo è grande, ha un campo visivo molto vasto (infatti lo strumento SXI porterà il più grande CCD nello spazio di tutti i tempi). Ha anche aggiunto: “L’interesse per il meteo spaziale e per il sistema Terra-Sole sta guadagnando attenzione solo nell’ultimo ventennio, perché ci siamo resi conto che abbiamo un sacco di tecnologia che dipende dagli effetti di queste interazioni, e da quanto noi conosciamo di questi effetti” (al momento, ancora molto poco…).











