Il 24 marzo 2026, durante una serie di conferenze stampa, la NASA ha presentato una nuova direzione strategica, raccolta sotto il nome di “Ignition”. Oltre a rivoluzionare il programma Artemis per come lo conoscevamo finora, con l’obbiettivo di accelerare il ritorno umano sulla Luna e costruirvi una base permanente, ha fornito una serie di altri annunci, anche per quanto riguarda l’esplorazione spaziale in orbita terrestre bassa.
Tra questi annunci, infatti, la NASA ha presentato un approccio alternativo alla dismissione della ISS: sfruttarla fino al massimo della sua operatività come mezzo di transizione verso le stazioni commerciali, agganciandoci un modulo centrale sviluppato con il supporto della NASA e successivamente moduli commerciali, che potrebbero diventare future stazioni indipendenti.
Dalla ISS alle stazioni commerciali
Dana Weigel, program manager della NASA per la Stazione Spaziale Internazionale, ha riassunto i principali risultati raggiunti dalla ISS in oltre 25 anni di attività, ma ha anche evidenziato come non siano ancora emersi prodotti o servizi in grado di generare una domanda significativa. In particolare, manca una reale richiesta per missioni commerciali di lunga durata, sia da parte di aziende sia di governi.
Sul tema è intervenuto anche Amit Kshatriya, amministratore associato della NASA, spiegando che mantenere una presenza in orbita bassa terrestre lo considerano fondamentale, ma che la transizione verso stazioni commerciali deve basarsi su condizioni realistiche. In particolare, ha evidenziato come oggi manchino ancora elementi chiave: un mercato capace di sostenersi senza il forte supporto della NASA, modelli economici solidi e finanziamenti adeguati. A questo si aggiungono le difficoltà tecniche e i rischi legati allo sviluppo delle nuove stazioni.
Secondo Kshatriya, proprio questi fattori rendono la fase di transizione delicata: il passaggio dalla Stazione Spaziale Internazionale a piattaforme commerciali non è garantito e dovrà essere gestito con attenzione per evitare interruzioni nella presenza umana in orbita bassa.
L’approccio alternativo
Weigel ha quindi illustrato un possibile percorso alternativo per il futuro delle stazioni commerciali in orbita bassa. L’idea è quella di sfruttare la Stazione Spaziale Internazionale finché è ancora operativa, utilizzandola come base per sviluppare gradualmente le nuove infrastrutture.

In pratica, il piano prevede di agganciare inizialmente un modulo centrale (core module) sviluppato con il supporto della NASA, dotato dei sistemi essenziali come propulsione, energia e supporto vitale. A questo verrebbero poi aggiunti moduli commerciali, realizzati da aziende private, per attività di ricerca e permanenza degli equipaggi.
Questa fase permetterebbe di sfruttare le capacità già esistenti della ISS, come la presenza continua di astronauti, i sistemi robotici e la logistica, per far crescere gradualmente il nuovo ecosistema commerciale e ridurre i rischi tecnici.
Con il tempo, una volta maturate le capacità industriali e aumentata la domanda, questi moduli potrebbero staccarsi dalla ISS e diventare stazioni autonome. In questo scenario, la NASA passerebbe da operatore principale a uno dei clienti che acquistano servizi in orbita bassa.

Weigel ha sottolineato che questo approccio “graduale” consentirebbe una transizione più sicura: prima si costruisce e si testa tutto in collegamento con la ISS, poi si passa a piattaforme indipendenti. Inoltre, il modello prevede una collaborazione iniziale pubblico-privato per lo sviluppo, seguita da un passaggio a un sistema più orientato al mercato.
L’obiettivo finale spiegato dalla NASA è arrivare a più stazioni commerciali in orbita, con un’architettura flessibile e scalabile, evitando un passaggio “troppo brusco” dopo la fine della ISS.










