NVIDIA ha annunciato una nuova generazione di piattaforme di calcolo progettate per operare direttamente nello spazio, con l’obiettivo di abilitare applicazioni di intelligenza artificiale in orbita e ridefinire l’elaborazione dei dati satellitari.
L’iniziativa, presentata durante il GTC 2026, introduce il modulo Space-1 Vera Rubin, insieme alle piattaforme IGX Thor e Jetson Orin, pensate per funzionare in ambienti con vincoli stringenti di dimensioni, peso ed energia (SWaP). Il risultato è un’infrastruttura che punta a portare prestazioni tipiche dei data center direttamente su satelliti e stazioni spaziali.
Planet Labs ha già annunciato una collaborazione con NVIDIA per portare questi nuovi chip in orbita a bordo dei propri satelliti e costruire una piattaforma di Earth intelligence.
Il passaggio ad una elaborazione in orbita
Tradizionalmente, i satelliti raccolgono dati che vengono poi trasmessi a Terra per essere elaborati. Questo processo introduce latenza e richiede una grande capacità di trasmissione. Questo viene fatto ancora per i satelliti di grandi dimensioni, ma per quelli di piccole dimensioni avvengono già elaborazioni in orbita. NVIDIA ha dichiarato di voler potenziare ancora queste applicazioni, con nuovi chip dedicati proprio all’uso spaziale.
Le nuove soluzioni NVIDIA mirano ad ampliare questo modello, permettendo di processare i dati direttamente nello spazio e di farlo con l’Intelligenza Artificiale, riducendo la necessità di downlink e abilitando decisioni in tempo reale. Questo approccio è alla base del concetto di orbital data center, infrastrutture che operano in orbita come estensione dei data center terrestri.
Il modulo Space-1 Vera Rubin, in particolare, integra CPU e GPU in un’architettura ad alta banda, progettata per gestire flussi di dati complessi provenienti da sensori ottici, radar e altre piattaforme di osservazione.
Edge computing e autonomia dei satelliti
Accanto al modulo principale, NVIDIA ha presentato anche due piattaforme dedicate all’elaborazione distribuita. Jetson Orin è pensato per applicazioni compatte, consente inferenza AI in tempo reale direttamente a bordo dei satelliti. IGX Thor è invece orientato ad ambienti mission-critical, integra funzionalità di sicurezza e supporto per operazioni autonome
Queste tecnologie permettono ai veicoli spaziali di analizzare dati di navigazione, immagini e segnali senza dipendere costantemente dal controllo a Terra. L’obiettivo è aumentare il livello di autonomia, ridurre i tempi di risposta e ottimizzare l’utilizzo della banda disponibile.
Diverse aziende del settore stanno già integrando queste piattaforme nelle proprie architetture. Planet, che gestisce una delle più grandi costellazioni per l’osservazione della Terra, punta a trasformare immagini satellitari in informazioni utilizzabili quasi in tempo reale. Questo approccio è rilevante per applicazioni come monitoraggio ambientale, gestione delle risorse e risposta ai disastri.
Kepler Communications, invece, utilizza l’AI per migliorare la gestione delle reti satellitari, ottimizzando il routing dei dati e riducendo la latenza delle comunicazioni in orbita. Parallelamente, realtà come Starcloud stanno lavorando allo sviluppo di veri e propri data center orbitali, progettati per eseguire carichi di lavoro AI direttamente nello spazio.











