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Il James Webb ha identificato la stella progenitrice di una supernova in una galassia vicina

Mariasole Maglione di Mariasole Maglione
Febbraio 24, 2026
in Astronomia e astrofisica, News, Scienza
La galassia NGC1637 in un mosaico composto di luce visibile da dati di Hubble e infrarossa da dati di Webb. Credits: NASA, ESA, CSA, STScI, Charles Kilpatrick (Northwestern), Aswin Suresh (Northwestern)

La galassia NGC1637 in un mosaico composto di luce visibile da dati di Hubble e infrarossa da dati di Webb. Credits: NASA, ESA, CSA, STScI, Charles Kilpatrick (Northwestern), Aswin Suresh (Northwestern)

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Quaranta milioni di anni fa, in una galassia relativamente vicina, una stella massiccia ha concluso la propria esistenza con un’esplosione di supernova. La luce di quell’evento ha viaggiato attraverso lo spazio fino a raggiungere la Terra il 29 giugno 2025, quando è stata rilevata dall’All-Sky Automated Survey for Supernovae. L’evento è stato catalogato come SN 2025pht e ha immediatamente attirato l’attenzione della comunità scientifica.

Un team di ricercatori, invece di concentrarsi solo sull’esplosione, ha cercato immagini precedenti della galassia per individuare quale stella fosse esplosa. L’obiettivo era identificare direttamente la progenitrice della supernova, cioè la stella originale prima della distruzione.

Le immagini della galassia NGC 1637 ottenute dal telescopio spaziale James Webb hanno mostrato una singola supergigante rossa esattamente nella posizione in cui oggi brilla la supernova. Si tratta della prima identificazione pubblicata di una stella progenitrice di supernova ottenuta con il Webb.

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Combinando i dati del Webb con quelli di Hubble, il team è riuscito a caratterizzare la stella prima dell’esplosione. L’analisi indica che si trattava di una supergigante rossa estremamente polverosa, una cosa che potrebbe contribuire a chiarire una questione aperta nell’astrofisica stellare.

Una supergigante rossa nascosta dalla polvere

Allineando con precisione le immagini di Hubble e Webb della galassia NGC 1637, i ricercatori hanno identificato la stella progenitrice nei dati raccolti nel 2024 dagli strumenti MIRI (Mid-Infrared Instrument) e NIRCam (Near-Infrared Camera). La stella appariva molto rossa, segno della presenza di grandi quantità di polvere attorno ad essa.

La polvere assorbe e diffonde le lunghezze d’onda più corte, in particolare la luce blu, rendendo l’oggetto più debole e più rosso nelle osservazioni. Secondo il team, si tratta della supergigante rossa più polverosa mai osservata prima di esplodere come supernova.

L'immagine a sinistra mostra una vista combinata di Webb e Hubble della galassia a spirale NGC 1637. I pannelli a destra mostrano una vista dettagliata di una stella supergigante rossa prima e dopo la sua esplosione. Prima di esplodere, non è visibile a Hubble, solo a Webb. Credits: NASA, ESA, CSA, STScI, Charles Kilpatrick (nord-ovest), Aswin Suresh (nord-ovest)
L’immagine a sinistra mostra una vista combinata di Webb e Hubble della galassia a spirale NGC 1637. I pannelli a destra mostrano una vista dettagliata di una stella supergigante rossa prima e dopo la sua esplosione. Prima di esplodere, non è visibile a Hubble, solo a Webb. Credits: NASA, ESA, CSA, STScI, Charles Kilpatrick (nord-ovest), Aswin Suresh (nord-ovest)

Questo risultato offre un possibile indizio per spiegare il cosiddetto problema delle “supergiganti rosse mancanti”. I modelli teorici prevedono che le stelle più massicce destinate a esplodere come supernova siano anche tra le più luminose, quindi facili da individuare nelle immagini precedenti all’esplosione. In pratica, però, molte di queste progenitrici non sono mai state identificate con certezza.

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Una spiegazione è che le stelle più massicce nelle fasi finali della loro vita siano anche le più ricche di polvere. Se circondate da un involucro denso, la loro luminosità osservabile può diminuire fino a renderle difficili da rilevare. Le osservazioni di SN 2025pht supportano questa ipotesi, mostrando un caso estremo di oscuramento dovuto alla polvere circumstellare.

Polvere ricca di carbonio

Oltre alla quantità di polvere, ha sorpreso anche la sua composizione. I modelli applicati ai dati infrarossi di Webb indicano che la polvere attorno alla stella fosse probabilmente ricca di carbonio, mentre per oggetti di questo tipo ci si aspetterebbe una composizione dominata da silicati.

Il carbonio potrebbe essere stato portato in superficie poco prima dell’esplosione, attraverso processi interni alla stella. Le osservazioni nel medio infrarosso del Webb sono state determinanti per distinguere tra diversi tipi di polvere e vincolare le proprietà chimiche del materiale espulso.

Il team di ricerca ora sta cercando altre supergiganti rosse con caratteristiche simili, che potrebbero esplodere in futuro. In questo contesto, il futuro Nancy Grace Roman Space Telescope potrà svolgere un ruolo importante grazie alla sua sensibilità e alla copertura nell’infrarosso, permettendo non solo di individuare queste stelle, ma anche di studiare la variabilità nei loro ultimi stadi evolutivi.

I risultati sono stati pubblicati in uno studio su Astrophysical Journal Letters, reperibile qui.

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Tags: esplosione stellareHubbleJames Webbsupergigante rossasupernova

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