Il 17 febbraio 2026, nel corso di una conferenza stampa a Dubai, gli Emirati Arabi Uniti (UAE) hanno annunciato l’estensione della missione marziana Hope fino al 2028, prolungando di tre anni le operazioni scientifiche della sonda.
Hope, parte della Emirates Mars Mission (EMM), è entrata in orbita marziana nel febbraio 2021, quindi cinque anni fa, dopo un viaggio interplanetario durato circa sette mesi. Questo risultato ha reso gli Emirati Arabi Uniti il primo Paese arabo (e finora l’unico) a raggiungere Marte, con un investimento complessivo di circa 200 milioni di dollari.
L’obiettivo primario della missione era lo studio dell’atmosfera marziana su scala globale, con attenzione alle dinamiche meteorologiche e ai processi di fuga atmosferica. Il piano prevedeva la raccolta di 1 terabit di dati, e secondo quanto comunicato dall’UAE Space Agency, la quantità di dati acquisiti ha invece raggiunto i 10 terabit, superando di molto le previsioni.
L’estensione fino al 2028 consentirà di ampliare ancora di più questo dataset scientifico, e rafforzerà il contributo della missione alla comprensione dell’evoluzione climatica e atmosferica di Marte.
I risultati della missione Hope
Hope è stata progettata per fornire una visione globale e integrata dell’atmosfera di Marte, monitorando simultaneamente più parametri e coprendo diverse fasce orarie del pianeta. Questo approccio ha permesso di ottenere un quadro dinamico dei fenomeni meteorologici marziani, e ha contribuito a comprendere meglio l’interazione tra gli strati inferiori e superiori dell’atmosfera.
Nel corso della missione, la sonda ha raccolto dati dettagliati sui cicli stagionali, sulle tempeste di polvere e sui meccanismi che regolano la dispersione di idrogeno e ossigeno nello spazio, processi ritenuti centrali per spiegare la progressiva perdita dell’atmosfera marziana nel corso di miliardi di anni.

Oltre ad aver soddisfatto gli obiettivi scientifici per cui era stata pensata, l’UAE Space Agency ha reso noto che Hope ha anche effettuato osservazioni ad alta precisione di Deimos, la più piccola delle due lune di Marte, fornendo nuovi dati sulla sua morfologia e composizione. La sonda ha anche contribuito allo studio della cometa interstellare 3I/ATLAS.
Le ambizioni spaziali degli Emirati Arabi Uniti
L’estensione della missione Hope si inserisce in una strategia più ampia degli Emirati Arabi Uniti nel settore spaziale. Secondo quanto dichiarato durante la conferenza stampa, l’obiettivo nazionale è diventare entro il 2031 uno dei dieci principali attori dell’economia spaziale globale.
Nei primi dieci anni di attività, il programma spaziale emiratino si è sviluppato soprattutto grazie a finanziamenti governativi. Al momento, invece, è in corso un progressivo coinvolgimento del settore privato, che avrà un ruolo rilevante nelle prossime iniziative.
Tra queste c’è la Emirates Mission to the Asteroid Belt, una missione dal valore complessivo di circa 1 miliardo di dollari, il cui lancio è previsto nel 2028. Il progetto prevede l’invio di una sonda senza equipaggio che percorrerà circa 5 miliardi di km per esplorare la fascia principale degli asteroidi tra Marte e Giove. Per questa missione, il 50% del budget è stato allocato al settore privato.











