L’1 febbraio 2026, alle 23:57 UTC (le 00:57 del 2 febbraio in Italia), il Sole ha emesso un brillamento di classe X8.1, il terzo più intenso del ciclo solare in corso, il numero 25, dopo gli eventi X9.0 del 3 ottobre 2024 e X8.7 del 14 maggio 2024. Quello di maggio 2024 aveva provocato la cosiddetta tempesta di Gannon, la più intensa tempesta solare degli ultimi due decenni.
L’evento dell’1 febbraio ha avuto origine nella regione attiva AR4366, un gruppo di macchie solari che si è sviluppato rapidamente negli ultimi giorni di gennaio nel quadrante nord-est del Sole. La stessa regione aveva già prodotto, poche ore prima, un altro brillamento di classe X1.0 e numerosi brillamenti di classe M. E continua a produrne.
First look at the 8.1 X-class flare, still ongoing in x-class territory (most extreme category of solar flare) pic.twitter.com/9QuA1TZ7b4
— Stefan Burns (@StefanBurnsGeo) February 2, 2026
Il brillamento X8.1 ha causato un blackout radio temporaneo nella banda ad alta frequenza (HF) sul lato diurno della Terra, classificato come evento R3 (forte) secondo la scala della NOAA (National Oceanic and Aerospace Administration). Le comunicazioni in onde corte, utilizzate ad esempio in ambito marittimo e aeronautico, potrebbero aver subito interruzioni temporanee.
AR4366 è cresciuta rapidamente in estensione e complessità magnetica, fino a diventare responsabile di almeno 17 brillamenti in meno di 24 ore. Secondo i centri di previsione spaziale, la regione potrebbe continuare a generare eventi di forte intensità nei prossimi giorni, inclusi altri brillamenti di classe X.
Attualmente, non è chiaro se il brillamento sia stato accompagnato da un’espulsione di massa coronale (CME) diretta verso la Terra. Le prime analisi indicano che eventuali CME associate potrebbero avere una traiettoria non diretta verso la Terra, ma la situazione è ancora in valutazione. Inoltre è in monitoraggio costante, anche a causa della partenza imminente della missione Artemis II verso la Luna.
Aggiornamento delle 11:18 del 2 febbraio 2026: C’è una CME associata al brillamento X8.1, ma le previsioni indicano che la maggior parte del materiale espulso non colpirà la Terra, seguendo una direzione Nord-Est. Sono però possibili degli effetti marginali attorno al 5 febbraio. La regione AR4366 rimane in ogni caso molto attiva, quindi potrebbe generare nuovi eventi nei prossimi giorni.
La regione AR4366 è tra le più attive del ciclo solare 25
La macchia solare AR4366 è diventata rapidamente uno degli oggetti più monitorati sul Sole. Apparsa inizialmente come una piccola area attiva, in circa 48 ore ha aumentato di dieci volte le sue dimensioni, assumendo una struttura magnetica complessa, che favorisce il generarsi di brillamenti intensi.
Secondo le previsioni della NOAA, è probabile che l’attività rimanga elevata per almeno altri tre giorni. La possibilità di nuovi brillamenti di classe M e X è considerata alta.
Gli effetti principali di questi eventi riguardano le comunicazioni radio e, in alcuni casi, i sistemi satellitari. Se accompagnati da una CME diretta verso la Terra, possono provocare tempeste geomagnetiche, aurore visibili anche a latitudini insolite e disturbi ai sistemi elettrici e di navigazione.
Per il momento, però, l’attenzione resta sulla possibilità che l’attività solare prosegua su questi livelli e sull’evoluzione di AR4366 nei prossimi giorni. La sua posizione sul disco solare è ora più centrale, aumentando le probabilità che eventuali nuovi eventi abbiano una componente diretta verso la Terra.
E Artemis II?
L’attuale fase di intensa attività solare riporta l’attenzione anche sulle implicazioni per le missioni con equipaggio. Artemis II, la prima missione con astronauti del programma lunare Artemis, potrebbe partire già questo mese, con date disponibili il 9, 10 e 11 febbraio (date italiane). Il volo porterà quattro astronauti oltre l’orbita terrestre, fuori dalla protezione della magnetosfera, per poi dirigersi verso la Luna, un’ambiente in cui saranno esposti a un’alta dose di radiazioni solari.
In questi casi, il monitoraggio dell’attività solare è fondamentale. Le linee guida NASA prevedono il rinvio del lancio in presenza di flussi elevati di particelle energetiche (protoni solari), che possono aumentare significativamente la dose di radiazioni assorbite dall’equipaggio. In particolare, va prestata attenzione a flussi superiori a 10 o 100 MeV, che indicano la presenza di una tempesta di radiazioni severa (S4, come quella avvenuta di recente, tra il 19 e il 20 gennaio 2026) o estrema (S5).
Non sono quindi i brillamenti in sé a causare il rinvio, ma la quantità di radiazione che potrebbe raggiungere gli astronauti.











