Amazon ha chiesto ufficialmente alla Federal Communications Commission (FCC) di avere due anni in più per portare in orbita la prima metà della sua costellazione satellitare Amazon Leo, pensata per offrire connessione Internet dallo spazio. La scadenza attuale impone all’azienda di lanciare circa 1600 satelliti entro il 30 luglio 2026, ma Amazon vuole spostare questo termine a luglio 2028.
Nel documento inviato alla FCC, Amazon ha spiegato che i ritardi non dipendono dall’azienda, ma da ostacoli esterni: pochi vettori disponibili nel breve termine per il lancio, problemi nelle catene di produzione, ritardi nello sviluppo dei nuovi lanciatori. L’azienda ha sottolineato che i satelliti al momento vengono costruiti più velocemente di quanto sia possibile lanciarli.
Il progetto Amazon Leo, prima noto come Project Kuiper, ha un budget stimato di almeno 10 miliardi di dollari e intende competere con altri servizi di Internet satellitare in orbita bassa, come Starlink di SpaceX e OneWeb. L’obiettivo è fornire connessioni veloci e a bassa latenza in zone dove la rete via terra è assente o insufficiente.
Ad oggi, Amazon ha già lanciato 180 satelliti e prevede di arrivare a 700 entro la scadenza del 2026, diventando così la seconda costellazione più numerosa al mondo. Per accelerare le operazioni, l’azienda ha prenotato oltre 100 lanci con vari partner, inclusi SpaceX, Blue Origin e Arianespace. Il prossimo volo è previsto per il 12 febbraio, con un Ariane 6 in versione Ariane 64 che porterà altri 32 satelliti in orbita.
Amazon ha anche affermato che se la FCC non concedesse la proroga, il progetto rischierebbe di rallentare o bloccarsi. Secondo l’azienda, questo andrebbe contro gli stessi obiettivi dell’agenzia, che punta a favorire un accesso più ampio e rapido alle reti Internet via satellite.
Una costellazione in crescita
La richiesta di estensione da parte di Amazon mostra chiaramente una delle difficoltà principali per chi vuole costruire una megacostellazione: avere abbastanza razzi disponibili per lanciare i satelliti in tempi stretti. A differenza di SpaceX, che può contare sui propri Falcon 9 per portare in orbita i satelliti Starlink, Amazon si affida a un mix di fornitori esterni, tra cui United Launch Alliance, Arianespace, Blue Origin e SpaceX stessa.
Questo rende il progetto più flessibile ma anche più vulnerabile ai ritardi. I nuovi razzi come il Vulcan Centaur, l’Ariane 6 e il New Glenn hanno tutti accumulato mesi (o anni) di ritardo. Inoltre, gli spazioporti sono spesso saturi, e devono gestire un numero crescente di missioni commerciali, governative e scientifiche.
Per affrontare la situazione, Amazon ha aumentato gli ordini di lanci, comprando 10 voli extra da SpaceX e una dozzina da Blue Origin, oltre ai contratti già attivi. Se il piano sarà rispettato, la costellazione potrebbe arrivare a 700 satelliti entro il luglio 2026, superando OneWeb e portandosi al secondo posto dietro a Starlink, che oggi ha più di 9000 satelliti in orbita.









