La Terra sta attraversando una tempesta di radiazioni solari di livello S4, una delle più intense mai registrate negli ultimi due decenni. L’evento è stato innescato da un potente brillamento solare di classe X1.9, avvenuto il 18 gennaio 2026 sulla superficie del Sole. La classificazione S4 (Severe, severa) è la seconda più alta nella scala NOAA che misura le tempeste di radiazione, o Solar Radiation Storm, e indica una concentrazione elevata di protoni energetici in arrivo nell’ambiente circumterrestre.
L’ultima volta che si era verificata una tempesta di intensità simile risale al 2003. Queste tempeste di radiazione non agiscono sul campo magnetico terrestre (come le tempeste geomagnetiche), ma colpiscono direttamente satelliti, veicoli spaziali, sistemi di comunicazione e l’alta atmosfera.
L’attività solare intensa di questi giorni è arrivata dopo il picco di attività massima del ciclo solare 25, che si è verificato nel 2025. Questo suggerisce che il Sole mantiene una forte attività anche nella fase discendente del ciclo.
Nel corso delle prossime ore è previsto anche l’impatto con una grande espulsione di massa coronale (CME), associata allo stesso brillamento. Nella sera del 19 gennaio 2026, il NOAA Space Weather Prediction Center (SWPC) già indica la presenza di una tempesta geomagnetica di livello G4, quindi “severo”.
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Questo sta provocando aurore visibili anche a latitudini più basse del solito, tra cui alcune regioni dell’Europa centrale come la Germania, e anche in nord Italia. La situazione è in evoluzione.
An S4 severe solar radiation storm is now in progress – this is the largest solar radiation storm in over 20 years. The last time S4 levels were observed was in October, 2003. Potential effects are mainly limited to space launch, aviation, and satellite operations. pic.twitter.com/kCjHj4XYzB
— NOAA Space Weather Prediction Center (@NWSSWPC) January 19, 2026
Cosa sono le tempeste di radiazione solare, e perché la S4 è rilevante?
Le Solar Radiation Storm, che in italiano possiamo tradurre come tempeste di radiazione, sono classificate su una scala che va da S1 (minore) a S5 (estrema) e si verificano quando protoni ad alta energia, accelerati da brillamenti solari, raggiungono l’ambiente spaziale vicino alla Terra. Queste particelle viaggiano a velocità prossime a quella della luce e possono danneggiare circuiti elettronici a bordo dei satelliti, aumentare la dose di radiazioni per gli astronauti e interferire con le comunicazioni radio ad alta frequenza, soprattutto nelle rotte polari.
Nel caso specifico, l’evento S4 sta già comportando un aumento del rischio per le operazioni spaziali: alcuni satelliti potrebbero entrare in modalità di sicurezza per proteggere i propri sistemi elettronici, mentre gli astronauti a bordo della Stazione Spaziale Internazionale possono adottare misure precauzionali, come il trasferimento in zone schermate del laboratorio orbitale.
Anche l’aviazione civile può subire conseguenze. I voli che attraversano le regioni polari sono soggetti a maggiore esposizione alle radiazioni e potrebbero dover essere deviati verso latitudini più basse. Inoltre, le comunicazioni radio ad alta frequenza (HF) risultano già degradate o interrotte in alcune aree del globo, in particolare lungo le tratte transpolari.
La tempesta solare in corso è così intensa e veloce che ha compresso il campo magnetico terrestre sul lato rivolto verso il Sole. Questo significa che l’orbita geostazionaria, dove si trovano molti satelliti per telecomunicazioni e meteo, si trova ora fuori dalla protezione diretta della magnetosfera, esposta al vento solare. In pratica, i satelliti in quella fascia orbitale sono temporaneamente immersi in un ambiente molto più turbolento e rischioso del normale.
Il ruolo del brillamento X e della CME in arrivo
Il brillamento solare che ha originato questa tempesta è stato classificato come X1.9, una delle classi più alte nella scala di intensità dei flare solari. I brillamenti di classe X sono i più energetici e possono essere accompagnati da espulsioni di massa coronale (CME), grandi bolle di plasma magnetizzato che si propagano nello spazio interplanetario. La CME associata a questo evento è diretta verso la Terra e il suo impatto è previsto entro la sera del 19 gennaio.
L’intensità della tempesta geomagnetica già in corso sta permettendo la formazione di aurore a latitudini molto più basse del normale. Questo accade quando il campo magnetico trasportato dalla CME si orienta in modo favorevole all’interazione con il campo magnetico terrestre, facilitando l’ingresso dell’energia solare nella magnetosfera.

Già nella sera del 19 gennaio sono state avvistate aurore in diverse aree dell’Europa centrale e settentrionale, inclusi Inghilterra, Paesi Bassi, Germania, Polonia, Francia e Nord Italia, in regioni come Trentino, Veneto e Lombardia.
Per chi vuole osservarle, è consigliabile cercare zone buie lontano dalle luci artificiali e con il cielo sereno, guardando verso Nord. Si possono monitorare in tempo reale le condizioni su servizi come il sito del NOAA Space Weather Prediction Center, che forniscono mappe di visibilità aggiornate.










