Nella serata di sabato 10 gennaio 2026, attorno alle 18:41, a Casamassima in provincia di Bari è stato avvertito un forte boato accompagnato da un intenso bagliore luminoso. L’evento ha suggerito a molti testimoni l’ipotesi di un meteorite caduto dal cielo. Video amatoriali postati sui social e alcune ricostruzioni giornalistiche nei giorni successivi hanno continuato ad alimentare l’idea.
Tuttavia, i dati disponibili non supportano questa interpretazione. L’ipotesi meteorica non ha trovato riscontro nelle osservazioni scientifiche raccolte dalla rete PRISMA, il sistema italiano di sorveglianza delle meteore e dell’atmosfera. Le camere all‑sky più vicine all’area interessata, situate a Castellana Grotte e Lecce, non hanno infatti registrato alcun evento luminoso o traccia di meteora nel periodo corrispondente all’orario del presunto impatto, dopo le ore 18:00 del 10 gennaio, come confermato dagli esperti dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) coinvolti nella rete.
In assenza di evidenze video riconducibili a un bolide, di dati strumentali che ne confermino la traiettoria e, soprattutto, della caratteristica scia luminosa che precede l’ingresso di un meteoroide nell’atmosfera, la spiegazione alternativa più plausibile è legata a fenomeni terrestri, come l’esplosione di fuochi d’artificio o detonazioni improvvise.
Nel luogo dell’esplosione sono stati infatti rinvenuti il 13 gennaio resti di fuochi d’artificio e altri detriti, che a maggior ragione fanno propendere per una causa decisamente non legata al cielo.
Bolidi e meteoriti: cosa sono, e come si manifestano
Ogni giorno la Terra viene attraversata da centinaia di oggetti extraterrestri di piccolissime dimensioni: i meteoroidi, detriti di roccia o metallo residui dalla formazione del Sistema Solare o espulsi da altri corpi celesti.
Quando questi oggetti entrano nell’atmosfera terrestre a velocità molto elevate, nell’ordine di decine di km/s, il contatto con l’aria genera un intenso riscaldamento per attrito che fa brillare la loro traiettoria: è il fenomeno luminoso noto come meteora, soprannominato “stella cadente”. La maggior parte di queste meteore è troppo debole per essere notata a occhio nudo o per lasciare resti al suolo, e si consuma completamente prima di raggiungere quote basse.

In casi più rari, un meteoroide di dimensioni maggiori può generare un fenomeno più intenso chiamato bolide. Un bolide è caratterizzato da una luminosità elevata, un bagliore persistente nel cielo e, a volte, un fragore associato all’onda d’urto prodotta dal rapido disintegrarsi dell’oggetto in atmosfera.
Se una parte significativa del corpo originale riesce a sopravvivere a questa fase di ingresso, può raggiungere la superficie terrestre sotto forma di meteorite. I meteoriti sono materiali preziosi per gli scienziati: rappresentano campioni diretti di rocce extraterrestri che non sono stati alterati dai processi geologici terrestri.
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PRISMA e le reti di sorveglianza delle meteore in Italia
Per distinguere con certezza tra fenomeni naturali di origine spaziale e eventi terrestri, è essenziale poter disporre di osservazioni incrociate da più strumenti. Riprese video ad alta sensibilità, tramite camere visuali dedicate, misurazioni radar ed eventualmente rilevazioni di onde d’urto infrasuono possono aiutare a ricostruire una possibile traiettoria e l’energia di un evento.
Nel caso del presunto meteorite nel barese, le segnalazioni sui social e i video di sicurezza mostrano solo un lampo e un boato. Considerazioni assolutamente insufficienti per confermare l’ipotesi di caduta meteoritica senza dati strumentali correlati.
In Italia, la Prima Rete Italiana per la Sorveglianza sistematica di Meteore e Atmosfera (PRISMA) è il principale progetto dedicato all’osservazione costante del cielo per individuare fenomeni meteoritici luminosi.

Promossa dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), la rete è composta da decine di telecamere all‑sky distribuite sul territorio nazionale. Queste videocamere sono progettate per monitorare l’intero cielo notturno con alta sensibilità, permettendo di rilevare meteore di varia intensità e, grazie alla triangolazione delle immagini, calcolarne traiettoria, velocità e possibile area di caduta al suolo.
Quando una meteora particolarmente luminosa attraversa l’atmosfera, le immagini riprese da più postazioni PRISMA vengono analizzate per determinare se l’oggetto sia effettivamente un bolide. Se la traiettoria indica che un frammento potrebbe avere raggiunto il suolo, si possono pianificare ricerche di meteoriti. Questo approccio sistematico ha già consentito in passato il ritrovamento di meteoriti. E ha migliorato la comprensione dell’interazione tra detriti spaziali e atmosfera terrestre.
Per l’evento del 10 gennaio, le stazioni PRISMA più prossime al luogo dell’ipotetica caduta non hanno registrato alcuna meteora o bolide nell’intervallo di tempo indicato dai testimoni. In mancanza di tali registrazioni, gli scienziati hanno escluso con ragionevole certezza che un meteoroide abbia attraversato l’atmosfera in quella zona in quel momento.
I ritrovamenti sul luogo sembrano confermare questa ipotesi. Tuttavia, l’evento è stato comunque utile a sottolineare l’importanza di reti di sorveglianza ben distribuite, e di strumenti affidabili per distinguere tra fenomeni atmosferici reali e interpretazioni errate.










