Analizzando i primi dati raccolti dal Vera C. Rubin Observatory in Cile, una collaborazione tra la National Science Foundation (NSF) e il Department of Energy (DOE) degli Stati Uniti e attualmente ancora in fase di commissioning prima dell’inizio delle attività scientifiche, gli scienziati hanno scoperto un asteroide con un periodo di rotazione senza precedenti per la sua dimensione.
L’oggetto, denominato 2025 MN45, è lungo circa 710 metri, quindi più di mezzo chilometro, e ruota su se stesso in soli 1.88 minuti, cosa che lo rende il corpo più veloce in rotazione mai osservato tra gli asteroidi con diametro superiore ai 500 metri. La scoperta è contenuta nel primissimo paper scientifico prodotto a partire dai dati della LSST Camera, la più grande fotocamera digitale mai costruita per l’astronomia, installata su Rubin.
Queste osservazioni sono solo un’anteprima di ciò che Rubin potrà fare quando inizierà ufficialmente il Legacy Survey of Space and Time (LSST), un progetto che per dieci anni osserverà ogni notte il cielo dell’emisfero sud, creando un enorme archivio di dati in continuo aggiornamento.
I risultati della scoperta sono stati pubblicati su The Astrophysical Journal Letters e presentati alla riunione annuale dell’American Astronomical Society a Phoenix.
Un asteroide “ultra fast rotator”, tra molti
Le osservazioni che hanno portato a questa scoperta sono state fatte durante una fase di test del Rubin tra aprile e maggio 2025. In sette notti, il team ha raccolto circa dieci ore di dati. In questo periodo la LLST camera ha catturato migliaia di asteroidi, tra cui circa 1900 mai visti prima. Tra questi, 19 ruotano molto velocemente, per questo son detti “super” o “ultra fast rotators”.
Studiare la rotazione di un asteroide aiuta a capire com’è fatto dentro e come si è evoluto. Se gira molto in fretta, come in questo caso, significa che deve essere molto solido: altrimenti si romperebbe per effetto della forza centrifuga.
Il periodo di rotazione di un asteroide è infatti un indicatore cruciale della sua struttura interna e della sua storia dinamica. Nei casi più lenti, molti di questi corpi celesti sono considerati “rubble pile”, ovvero aggregati di frammenti tenuti insieme principalmente dalla gravità.
Tuttavia, un oggetto come 2025 MN45, che completa una rotazione in meno di due minuti, non può essere semplicemente una collezione di detriti. Gli scienziati stimano che per mantenersi integro a una velocità così elevata di rotazione, l’asteroide deve avere una coesione e una resistenza interna paragonabili a quelle della roccia solida. Un risultato sorprendente, considerando l’idea prevalente che molti asteroidi di grandezza simile siano strutture più porose.

Tra gli altri 19 rotatori rapidi identificati, 16 hanno periodi di rotazione compresi tra circa 13 minuti e 2.2 ore. Oltre questa soglia, un corpo non coeso tenderebbe a frammentarsi. Tre, invece, completano la rotazione in meno di cinque minuti.
Questi dati arricchiscono la nostra comprensione della diversità fisica degli asteroidi, e indicano che esiste una popolazione di oggetti con resistenze interne elevate, anche nel principale bacino di asteroidi tra Marte e Giove, dove gli oggetti sono più distanti e più deboli da osservare.
Un’anticipazione del ruolo del Rubin Observatory
Fino a oggi, i telescopi hanno permesso di scoprire la maggior parte degli asteroidi con rotazioni rapidissime tra i Near‑Earth Objects (NEO), corpi che orbitano vicino alla Terra. La capacità di Rubin di individuare rotazioni estremamente rapide anche nella Fascia Principale, grazie alla sua potenza di raccolta della luce e alla precisione delle misure, apre una nuova finestra di indagine su queste popolazioni.
Oggetti come 2025 MJ71, 2025 MK41, 2025 MV71 e 2025 MG56 mostrano anch’essi rotazioni tra 1.9 e 16 minuti, pur avendo dimensioni di diverse centinaia di metri.
Il Legacy Survey of Space and Time di Rubin consentirà di costruire un archivio dettagliato degli oggetti che cambiano nel tempo, dagli asteroidi in rapido movimento ai transienti stellari. La fotocamera LSST, con i suoi 3.2 gigapixel, è in grado di catturare immagini con un ritmo nuovo per l’astronomia su vasta scala. E la scoperta di questi oggetti solo dalle osservazioni preliminari di Rubin ci fa ben sperare per il futuro delle sue operazioni.
Con l’inizio delle osservazioni di routine, gli scienziati si aspettano di identificare molte più rotazioni estreme e oggetti mai osservati prima.











