Il 20 ottobre 2020 furono firmati i primi Accordi Artemis, con i primi 8 Paesi firmatari, fra cui era presente anche l’Itala. In occasione del quinto anniversario, gli Stati Uniti hanno annunciato la firma di altri tre Paesi: Ungheria, Malesia e Filippine, portando a 59 il numero dei firmatari.
Malesia e Filippine hanno firmato gli Accordi durante la visita del Presidente Trump a Kuala Lumpur per il vertice annuale dell’ASEAN, confermando l’interesse crescente della regione per iniziative di cooperazione spaziale. Ungheria ha aderito il 22 ottobre, durante una visita ufficiale a Washington, durante il quale è stato ricordato il volo del primo astronauta del programma nazionale HUNOR, Tibor Kapu, partito a bordo di una Crew Dragon per una missione privata sulla Stazione Spaziale Internazionale sostenuta da NASA e Axiom Space.
Gli Artemis Accords vennero presentati nel 2020 dagli Stati Uniti insieme ad altri sette Paesi fondatori. Da allora la coalizione si è ampliata costantemente, con sette nuove adesioni nel 2025. Questo dimostra come, nonostante la confusione nell’organizzazione e direzione della NASA, questi Accordi siano ancora uno strumento importante per la diplomazia americana.
Gli obbiettivi degli Accordi Artemis
L’obiettivo rimane quello di definire un insieme di pratiche comuni per le attività in orbita e sulla superficie lunare: trasparenza nelle operazioni, interoperabilità dei sistemi, mitigazione dei detriti, tutela dei siti storici e condivisione dei dati scientifici. Allo stesso tempo però, gli Accordi Artemis sono anche principi fondamentali per aprire collaborazioni spaziali con gli Stati Uniti, che ne impongono la firma come elemento indispensabile.
In settembre, durante il Principals’ Meeting di Sydney, co-presieduto dalla NASA, Australia ed Emirati Arabi Uniti, i rappresentanti dei Paesi firmatari hanno discusso i prossimi passaggi per implementare questi principi. Tra i temi principali: notifiche pubbliche delle finestre di lancio, riduzione dei rischi di interferenza reciproca, standard tecnici comuni per operazioni più sicure e procedure per la diffusione dei dati.
NASA ha inoltre annunciato che nel 2026 ospiterà un workshop dedicato alla trasparenza operativa e alla condivisione delle informazioni, un punto centrale per garantire la sostenibilità delle missioni lunari.
Un altro esempio importante riguarda la missione Artemis II, che includerà quattro CubeSat proposti da Corea del Sud, Arabia Saudita, Argentina e Germania, per i quali l’Agenzia Spaziale Americana ha coinvolto direttamente i Paesi firmatari per ampliare la cooperazione scientifica.
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