Venerdì mattina, al sito di test di Massey, il primo Super Heavy in versione V3 si trovava lì per iniziare a svolgere i test di pressurizzazione e caricamento del propellente. Si tratta di test preliminari, da eseguire prima di provare ad accendere lo stadio del razzo. A bordo del Super Heavy infatti, non erano ancora presenti i motori Raptor. Dopo poche ore dall’inizio dei test però, lo stadio ha avuto un cedimento strutturale, che ha originato uno squarcio nella parte inferiore dello stadio.
Questo Super Heavy, chiamato Booster 18, era arrivato a Massey giovedì, e SpaceX lo aveva annunciato come l’inizio dei test di pressurizzazione e controllo statico sul sistema di propulsione riprogettato. Questo danno, che porterà a perdere completamente questo stadio, è un momento critico per l’azienda, il terzo, come minimo, del 2025 per il programma Starship.
SpaceX ha fornito un aggiornamento alle 16.25 italiane del 21 novembre, confermando l’incidente e affermando che è avvenuto durante i test di pressurizzazione (presumibilmente con azoto) in vista dei successivi test strutturali. Hanno inoltre confermato che nessuna persona è rimasta ferita. Non hanno rilasciato ulteriori informazioni sulla natura o sulle conseguenze dell’incidente.
Booster 18 suffered an anomaly during gas system pressure testing that we were conducting in advance of structural proof testing. No propellant was on the vehicle, and engines were not yet installed. The teams need time to investigate before we are confident of the cause. No one…
— SpaceX (@SpaceX) November 21, 2025
Il primo Super Heavy V3
Questo Super Heavy, come già detto, è il primo in versione V3 mai costruito dall’azienda e doveva essere anche il primo a volare, per un lancio che era atteso per febbraio o marzo del 2026. Attualmente appare difficile credere che questa timeline verrà rispettata. Il periodo inoltre, è particolarmente delicato per SpaceX anche da un punto di vista concorrenziale e di rapporti con la NASA.
A ottobre e novembre infatti, si è giocata una partita complessa per decidere quale sarà l’amministratore della NASA, e Sean Duffy, che ha perso questa sfida, avrebbe voluto aprire il contratto con SpaceX per il primo allunaggio, per assegnarlo a Blue Origin. Nonostante non sarà lui l’amministratore NASA nel 2026, i dubbi e le diffidenze sul fatto che SpaceX e Starship possano raggiungere la Luna prima dei cinesi, rimangono.
A metà novembre è inoltre emerso un documento che SpaceX avrebbe fornito alla NASA, nel quale venivano individuate nuove date per i prossimi step nello sviluppo della Starship lunare. Giugno 2026 era indicato come il mese in cui si sarebbe svolto il primo trasferimento di propellente in orbita fra due Starship. Per la fine del 2027 veniva promesso il primo volo di una Starship sulla Luna (senza equipaggio), mentre per la fine del 2028 la missione Artemis III. Ora, dopo questo incidente, il primo step di giugno 2026 potrebbe non essere più fattibile.

Problema di progettazione?
A oggi non è chiaro il motivo per cui il Booster 18 si è danneggiato. Elon Musk, che di solito pubblica commenti in queste occasioni, non lo ha fatto. Non sono pervenute, a ora, nemmeno comunicazioni ufficiali di SpaceX.
Poco dopo aver portato il booster al sito di test, come scrivevamo all’inizio, SpaceX aveva già comunicato che si sarebbero svolti test strutturali sul nuovo sistema propulsivo del Super Heavy. Sappiamo inoltre che uno degli upgrade principali nel design di questo nuovo booster V3 è il downcomer, la tubazione che trasporta il metano dal serbatoio superiore ai motori. Attualmente sembra che questa tubazione non sia stata danneggiata, ma che anzi possa contribuire alla stabilità strutturale del Super Heavy, anche se questa è una supposizione di chi scrive.
Quello che è chiaro è che se questo danno dovesse essere dovuto a un problema di progettazione, allora lo stop per SpaceX potrebbe essere prolungato. A giugno SpaceX ebbe già un incidente grave durante i test (ne parlammo in questo video approfondimento), quando perse l’intera Starship 36 in una esplosione, provocando anche il danneggiamento del sito di test di Massey. In quell’occasione il danno fu dovuto a un problema nella costruzione dei serbatoi COPV, e quindi non servì una riprogettazione della Starship. Nonostante quello, complici i danni al sito di Massey, SpaceX accumulò circa due mesi di ritardo sulla tabella di marcia.
Il danno del Booster 18 non sembra aver danneggiato il sito di Massey, ma l’ipotesi di un problema di progettazione lascia aperta la possibilità che ci possano essere ritardi importanti. Un’ipotesi di cui si sta nuovamente discutendo è quella che possano essere stati nuovamente i serbatoi COPV l’origine del danno. Attualmente non ci sono prove concrete in quella direzione, ma rimane una ipotesi plausibile










