Dal 16 settembre 2025 una delle antenne più importanti del Deep Space Network (DSN) della NASA è fuori servizio. Si tratta della DSS-14 (Deep Space Station 14), l’antenna da 70 metri situata presso il Space Communication Complex di Goldstone, in California. Il danno è stato confermato dal Jet Propulsion Laboratory (JPL) in un comunicato rilasciato il 10 novembre, dopo settimane di silenzio a causa dello shutdown federale, e di indicazioni indirette attraverso i sistemi di monitoraggio pubblici del DSN.
Secondo quanto riferito da JPL, l’antenna ha subito un malfunzionamento meccanico durante una rotazione, che ha causato un’eccessiva torsione nei cavi e nei tubi posti al centro della struttura. Oltre ai danni strutturali, si è verificata anche una perdita nel sistema antincendio, con conseguente allagamento parzialmente contenuto in tempi brevi.
DSS-14 è la più grande antenna del sito di Goldstone, e una delle tre da 70 metri dell’intera rete DSN, assieme a DSS-43 a Canberra (Australia) e DSS-63 a Madrid (Spagna). Queste antenne svolgono un ruolo fondamentale nelle comunicazioni con le sonde nello spazio profondo, grazie alla loro capacità di ricezione a lungo raggio e alle alte prestazioni nei trasferimenti di dati.
A oggi non è stata annunciata una data per il ritorno operativo di DSS-14. NASA ha istituito una commissione d’inchiesta per valutare l’entità del danno e stabilire gli interventi necessari. Il fermo prolungato di DSS-14 non rappresenta un caso isolato: nel 2020, la DSS-43 in Australia fu sottoposta a un intervento di aggiornamento durato quasi un anno, durante il quale fu impossibilitata a comunicare con la sonda Voyager 2.
Una rete già in sovraccarico
Il Deep Space Network è una rete globale di antenne che consente alla NASA di mantenere il collegamento con sonde interplanetarie, telescopi spaziali e missioni scientifiche attive oltre l’orbita terrestre. L’interruzione di un’antenna da 70 metri comporta un incremento del carico di lavoro sulle restanti stazioni, in un contesto già critico. Un audit dell’Ufficio dell’Ispettore Generale della NASA del 2023 ha evidenziato come il DSN sia già sovraccarico, con un numero crescente di missioni e risorse tecniche sotto pressione.
La congestione si è manifestata anche durante Artemis I, quando la priorità alle comunicazioni con la capsula Orion e con i cubesat secondari ha costretto molte altre missioni scientifiche, come il James Webb Space Telescope, a ridurre temporaneamente le attività di trasmissione dati. Il rischio è che eventi come questo possano amplificarsi con l’avvio delle future missioni Artemis e con l’espansione delle esplorazioni robotiche nello spazio profondo.
Al momento, il ripristino di DSS-14 resta incerto, e la sua assenza aggiunge ulteriori pressioni su una rete che, secondo gli stessi responsabili di JPL, dovrà affrontare sfide significative nei prossimi anni, anche a causa di un calo dei finanziamenti previsti per il mantenimento delle infrastrutture.










