Il 20 ottobre 2025 i gruppi aerospaziali europei Leonardo, Airbus e Thales potrebbero aver raggiunto un accordo per la fusione delle loro attività satellitari, con l’obiettivo di dare vita a una nuova società di produzione di satelliti. Ad affermarlo è l’agenzia di stampa Reuters, citando fonti interne a una delle aziende coinvolte.
Il progetto, denominato internamente “Project Bromo”, prevede la creazione di una joint venture del valore stimato di circa 10 miliardi di euro, sul modello dell’impresa paneuropea di missili MBDA. Il progetto viene interpretato come risposta alle pressioni del mercato satellitare, in particolare dalla rete Starlink di SpaceX, che impone nuovi standard di volume e costi.
I termini dell’accordo saranno sottoposti alle approvazioni dei rispettivi consigli di amministrazione e ai permessi regolamentari, in primis da parte della Commissione Europea, che dovrà valutare gli aspetti concorrenziali. Leonardo ha dichiarato che per il pomeriggio del 21 ottobre è stato chiamato un consiglio di amministrazione straordinario.
L’accordo
Il progetto di fusione intende unire le attività satellitari di Airbus con quelle controllate da Thales e Leonardo: nello specifico, le partecipazioni di Thales Alenia Space (joint venture guidata da Thales (67%) e Leonardo (33%)) e di Telespazio (Leonardo (67%) e Thales (33%)) saranno integrate nella nuova società.
Le trattative tra Leonardo, Airbus e Thales sono iniziate oltre un anno fa, ma durante l’estate avevano subito un’interruzione. Lo stallo è stato causato da divergenze interne tra le parti su due fronti principali: da un lato, non c’era un accordo condiviso sul valore economico da attribuire ai rispettivi asset da conferire nella nuova società; dall’altro, restavano irrisolte le questioni legate alla governance, ovvero alla struttura decisionale e alla distribuzione del controllo tra i partner.
A queste criticità si sono aggiunte difficoltà politiche e industriali legate alla suddivisione delle competenze tecnologiche e degli impatti occupazionali tra Francia e Italia.
La scelta di unirsi risponde al mutamento del comparto satellitare: da un modello dominato da grandi satelliti in orbita geostazionaria, si passa a constellazioni più snelle in orbita bassa (LEO) e media (MEO), con elevata pressione sui costi e sulla rapidità di produzione imposta da operatori come SpaceX con Starlink.
I prossimi passi
L’intesa che potrebbero aver raggiunto Leonardo, Airbus e Thales dovrà ora superare il vaglio della Commissione Europea, che sarà chiamata a condurre una revisione antitrust. In passato, altri tentativi di unire le attività satellitari europee si sono scontrati proprio con i timori legati alla concorrenza e alle rivalità tra stati membri. Secondo quanto dichiarato dal direttore generale dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), Josef Aschbacher, un consolidamento eccessivo potrebbe compromettere l’equilibrio del settore industriale europeo, e sarà necessario garantire che la competizione resti attiva anche in presenza di un attore dominante.
Il contesto di mercato, però, spinge verso una razionalizzazione dell’offerta industriale: secondo la società di consulenza Novaspace, oltre 43 000 satelliti saranno lanciati nel prossimo decennio, per un valore stimato di 665 miliardi di dollari nel solo segmento della produzione e dei servizi di lancio. In questo scenario, l’Europa rischia di restare indietro rispetto a concorrenti americani e cinesi, spingendo le aziende del continente a unire risorse e capacità produttive.
L’accordo rappresenterebbe la prima fase di un processo che, sempre secondo le fonti citate da Reuters, potrebbe richiedere fino a due anni per essere completato.











