Il 25 settembre NASA e Sierra Space hanno annunciato una modifica al contratto Commercial Resupply Services-2 (CRS-2) per l’utilizzo dello spazioplano Dream Chaser. Sierra Space era stata selezionata nel 2016 per missioni di rifornimento, insieme a SpaceX e Northrop Grumman, ma ora potrebbe non raggiungere mai la ISS. La modifica al CRS-2, infatti, prevede che il Dream Chaser esegua prima un volo di test, senza raggiungere la Stazione Spaziale, come era invece originariamente previsto.
Trattandosi di un velivolo nuovo, e in grande ritardo, la NASA preferisce che vengano effettuate prima diverse prove di volo libero, per dimostrare la capacità di eseguire manovre nello spazio. Il primo lancio del Dream Chaser è ora previsto per la fine del 2026.
La NASA ha inoltre eliminato l’obbligo contrattuale di eseguire le sette missioni di rifornimento prestabilite. L’agenzia americana potrà però richiedere voli per il trasporto di materiali sulla ISS in una operazione successiva, e senza l’obbligo di quantità. Secondo quanto dichiarato da Sierra Space, questa occasione permetterà all’azienda di dimostrare le capacità del Dream Chaser anche per il supporto delle future stazioni commerciali. Sierra Space ha definito questa transizione un’opportunità strategica per espandere le capacità del Dream Chaser verso applicazioni di sicurezza nazionale e difesa.
Una storia infinita
Era il 2004 quando l’azienda SpaceDev annunciò per la prima volta il progetto Dream Chaser. Nel 2008 l’azienda venne acquisita da Sierra Nevada Corporation che, nel 2021, creò la divisione Sierra Space Corporation per portare avanti il progetto. Nel corso degli anni l’azienda ha dovuto affrontare numerosi problemi, ritardando ogni volta la data del lancio.
Inizialmente il Dream Chaser sarebbe dovuto partire nel 2021, con uno dei primi voli del Vulcan di ULA. Lo spazioplano avrebbe dovuto raggiungere lo spazio con il secondo lancio del nuovo vettore di ULA, che poi decise di sfruttare questo volo per certificare il Vulcan a effettuare missioni per la difesa. ULA prese questa decisione anche a causa dei ritardi di Sierra Space, che ha comunicato solamente a marzo di quest’anno l’inizio della fase finale dei test.
Ora, con un primo lancio previsto per la fine del 2026, in relazione anche alla disponibilità del Vulcan, è possibile che il Dream Chaser non raggiunga mai la ISS. In primo luogo, la missione dimostrativa dovrà svolgersi senza problemi, cosa non semplice per un velivolo nuovo. Inoltre, i tecnici dovranno analizzare tutti i dati ottenuti e apportare le dovute modifiche, ove necessario.
La NASA deve inoltre gestire il traffico di capsule verso la ISS, sia per il trasporto di astronauti che di rifornimenti. Il 21 ottobre debutterà la nuova capsula giapponese HTV-X, successore della HTV-II utilizzata fino al 2020. Anche questa nuova capsula servirà per il trasporto di carico utile verso la ISS, sebbene, a differenza del Dream Chaser o della Dragon, non possa fare ritorno sulla Terra.
Sebbene vi sia la possibilità che il Dream Chaser non giunga mai sulla ISS, esistono già accordi per il supporto di stazioni commerciali, come l’Orbital Reef di Blue Origin.











