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Partite a bordo di un Falcon 9 tre missioni scientifiche per lo studio del Sole e del meteo spaziale

Andrea D'Urso di Andrea D'Urso
Settembre 24, 2025
in Agenzie Spaziali, Esplorazione spaziale, NASA, News, Prossimo lancio SpaceX, Sistema solare, SpaceX
Le missioni IMAP e Carruthers Geocorona Observatory della NASA e il satellite Space Weather Follow On-Lagrange 1 della NOAA pronte per essere poste all'interno del fairing del Falcon 9 che le ha lanciate il 24 settembre 2025. Credits: SpaceX

Le missioni IMAP e Carruthers Geocorona Observatory della NASA e il satellite Space Weather Follow On-Lagrange 1 della NOAA pronte per essere poste all'interno del fairing del Falcon 9 che le ha lanciate il 24 settembre 2025. Credits: SpaceX

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Il 24 settembre 2025, a bordo di un solo Falcon 9 sono partite tre diverse missioni scientifiche per studiare i confini del Sistema Solare (IMAP), l’esosfera terrestre (Carruthers Geocorona Observatory) e il vento solare (SWFO-L1), della NASA le prime due e della NOAA (National Oceanic and Aerospace Administration) la terza.

Il lancio è avvenuto dal complesso 39A del Kennedy Space Center alle 13:30 italiane. Inizialmente la partenza era prevista un giorno prima, il 23 settembre, ma SpaceX ha dovuto rimandare per gestire meglio la flotta di navi per il recupero del fairing del vettore. Il primo stadio del Falcon 9, al suo secondo volo, è rientrato sulla chiatta “Just Read the Instructions”.

Ha così inizio il lungo viaggio dei tre satelliti, la cui destinazione è il punto lagrangiano L1 del sistema Terra-Sole. Si tratta di una posizione nello spazio, tra la Terra e il Sole, dove l’attrazione gravitazionale dei due corpi e la forza centrifuga si bilanciano, situato a circa 1.5 milioni di km da qui. In orbita attorno a questo punto, i satelliti potranno effettuare misurazioni senza che queste siano influenzate dal nostro pianeta. Per raggiungerlo, i tre satelliti impiegheranno circa 108 giorni.

Con il lancio di oggi, sono in tutto 13 le missioni NASA lanciate con un Falcon 9 o un Falcon Heavy dal 2016, dalle missioni per il monitoraggio climatico a quelle di astrofisica, esplorazione spaziale e difesa planetaria.

Il cartografo IMAP della NASA

La missione IMAP (Interstellar Mapping and Acceleration Probe) della NASA è progettata per esplorare e mappare i confini estremi dell’eliopausa, la grande bolla creata dal vento solare che avvolge l’intero Sistema Solare e lo protegge dalle radiazioni cosmiche provenienti dallo spazio interstellare. IMAP agirà come un moderno cartografo celeste, cercando di comprendere meglio l’interazione tra il vento solare e l’ambiente galattico circostante.

Tecnici al lavoro sul satellite IMAP della NASA ad agosto 2025. Credits: NASA/Kim Shiflett
Tecnici al lavoro sul satellite IMAP della NASA ad agosto 2025. Credits: NASA/Kim Shiflett

Il satellite sarà dotato di 10 strumenti scientifici che raccoglieranno un’ampia gamma di dati: dalle particelle cariche emesse dal Sole, ai campi magnetici interplanetari, fino ai residui di antiche esplosioni stellari provenienti dallo spazio profondo. La missione si concentrerà su due grandi domande della fisica solare:

  1. Come le particelle vengono accelerate dal Sole.
  2. Come il vento solare si comporta al confine con lo spazio interstellare.

IMAP avrà anche un ruolo importante nello studio del meteo spaziale. La sua posizione nel punto di Lagrange L1 gli permetterà di monitorare in tempo reale le condizioni del vento solare. In questo modo potrà fornire un preavviso di circa mezz’ora nel caso di eventi potenzialmente dannosi per satelliti, astronauti o infrastrutture tecnologiche a Terra.

Il Carruthers Geocorona Observatory e il satellite NOAA SWFO-L1

Le altre due missioni scientifiche a bordo del Falcon 9 sono complementari, e ci aiuteranno a comprendere meglio il delicato equilibrio tra l’atmosfera terrestre e il meteo spaziale.

Il Carruthers Geocorona Observatory della NASA, intitolato al visionario scienziato George R. Carruthers, sarà la prima missione dedicata allo studio dell’esosfera, lo strato più esterno dell’atmosfera terrestre. Questa regione, difficile da osservare dalla superficie, è la zona di transizione tra la Terra e lo spazio profondo, ed è fondamentale per capire come il nostro pianeta reagisce all’attività solare.

La prima immagine dell'atmosfera esterna della Terra, la geocorona, ottenuta da un telescopio progettato e costruito da George Carruthers. Il telescopio ha scattato l'immagine mentre era sulla Luna durante la missione Apollo 16 nel 1972. Credits: G. Carruthers (NRL) et al./Far UV Camera/NASA/Apollo 16
La prima immagine dell’atmosfera esterna della Terra, la geocorona, ottenuta da un telescopio progettato e costruito da George Carruthers. Il telescopio ha scattato l’immagine mentre era sulla Luna durante la missione Apollo 16 nel 1972. Credits: G. Carruthers (NRL) et al./Far UV Camera/NASA/Apollo 16

La missione cercherà di rispondere a domande ancora aperte sulla forma, la densità e le variazioni nel tempo della geocorona, lo strato di idrogeno che circonda la Terra e che fu osservato per la prima volta grazie al telescopio ultravioletti ideato da Carruthers durante Apollo 16 (foto in alto). Capire come questo strato cambia durante le tempeste solari sarà essenziale per migliorare i modelli di previsione e la protezione dei satelliti e degli astronauti.

La missione SWFO-L1 della NOAA, invece, avrà un ruolo più operativo. Posizionata anch’essa nel punto di Lagrange L1, monitorerà 24 ore su 24 il vento solare e le espulsioni di massa coronale (CME). I dati raccolti saranno trasmessi in tempo reale allo Space Weather Prediction Center della NOAA, fornendo preziosi minuti o ore di preavviso per proteggere infrastrutture critiche come reti elettriche, satelliti per comunicazioni e sistemi di navigazione.

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Tags: atmosfera terrestreFalcon 9IMAPLancioNasaNOAApunto di LagrangesatelliteSoleSpaceX

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