Il 4 agosto 2025 la NASA ha dichiarato ufficialmente conclusa al 31 luglio la missione Lunar Trailblazer, lanciata il 26 febbraio a bordo di un razzo Falcon 9 di SpaceX.
Il satellite, parte del programma SIMPLEx dell’Agenzia americana, era progettato per mappare la distribuzione dell’acqua sulla superficie lunare con un’elevata risoluzione spettrale e spaziale. Dopo il distacco nominale dal secondo stadio del lanciatore, avvenuto circa 48 minuti dopo il decollo, il contatto con la sonda è stato stabilito una prima volta dal centro di controllo IPAC del Caltech. Tuttavia, il giorno successivo ogni comunicazione è andata persa. I tentativi di ristabilire il contatto sono proseguiti per mesi, coinvolgendo anche osservatori e radiotelescopi internazionali, ma non hanno avuto esito positivo.
Il guasto che ha compromesso la missione è riconducibile con alta probabilità a un orientamento scorretto dei pannelli solari, che non hanno potuto ricaricare le batterie della sonda. Senza energia, Lunar Trailblazer ha interrotto il funzionamento di bordo, inclusa la trasmissione dati.
Le analisi radar e ottiche suggeriscono che il veicolo sia entrato in una lenta rotazione, continuando a viaggiare in una traiettoria che l’ha portato a superare la Luna e ad allontanarsi nello spazio interplanetario. Non potendo effettuare le manovre di correzione previste, la sonda ha mancato completamente il bersaglio orbitale. Con il passare dei mesi, la distanza crescente ha reso impossibile il ripristino delle comunicazioni, portando alla chiusura formale della missione.
Cosa ha fatto, e non, la missione Lunar Trailblazer
La sonda Lunar Trailblazer trasportava due strumenti principali: lo spettrometro High-resolution Volatiles and Minerals Moon Mapper (HVM3), sviluppato dal Jet Propulsion Laboratory per rilevare e mappare la presenza di acqua e minerali, e il Lunar Thermal Mapper, costruito dall’Università di Oxford con il supporto dell’UK Space Agency. Quest’ultimo era progettato per misurare le variazioni di temperatura della superficie lunare e analizzarne la composizione, con l’obiettivo di comprendere meglio i meccanismi che influenzano la presenza di acqua nel suolo.

Sebbene questi strumenti non abbiano avuto la possibilità di operare in orbita lunare, le tecnologie sviluppate per Lunar Trailblazer continueranno a essere impiegate in missioni future. Un esempio concreto è l’UCIS-Moon, uno spettrometro compatto selezionato da NASA per un futuro volo orbitale e basato sulla stessa architettura del HVM3.
Come ha sottolineato Bethany Ehlmann, principal investigator della missione presso il Caltech, la collaborazione internazionale e il lavoro congiunto di università e centri di ricerca ha generato un patrimonio di conoscenze e competenze che sarà utile ben oltre il singolo volo. Anche in assenza di dati scientifici diretti, Lunar Trailblazer rappresenta un tassello significativo nella preparazione delle future esplorazioni lunari.
Lezioni per il futuro delle missioni lunari
Lunar Trailblazer era parte del programma NASA SIMPLEx, dedicato a missioni scientifiche di piccola scala con obiettivi mirati e budget contenuto. L’obbiettivo principale era di supportare la conoscenza delle risorse lunari, come l’acqua, fondamentali per le future attività robotiche e umane previste nei prossimi anni nell’ambito di Artemis e delle missioni commerciali del programma CLPS.
Sebbene la perdita della sonda rappresenti un’opportunità mancata in questa direzione, l’esperienza maturata fornirà dati utili per lo sviluppo di missioni analoghe, migliorando l’affidabilità e la progettazione dei prossimi satelliti scientifici. Nicky Fox, amministratrice associata del NASA Science Mission Directorate, ha ricordato che missioni come questa comportano rischi elevati, ma anche la possibilità di ottenere innovazione a costi contenuti.
Il fallimento non è stato dovuto a un errore concettuale o scientifico, bensì a un problema tecnico non rilevabile prima del lancio. Le analisi di questi eventi sono quindi essenziali per raffinare i processi di verifica, integrazione e operatività dei piccoli veicoli spaziali.











