Il 21 luglio 2025, il telescopio spaziale Hubble ha catturato le sue prime immagini della cometa 3I/ATLAS, un oggetto interstellare che ha fatto il suo ingresso nel Sistema Solare all’inizio del mese. Si tratta della terza osservazione diretta di un oggetto proveniente da oltre i confini del nostro sistema planetario, dopo 1I/ʻOumuamua (nel 2017) e 2I/Borisov (nel 2019).
Le immagini di Hubble mostrano una chioma ben visibile, descritta dagli osservatori come “soffice e vaporosa”. I segnali di attività cometaria erano già stati rilevati nei giorni successivi alla scoperta, avvenuta l’1 luglio 2025 con la rete di monitoraggio ATLAS. La conferma della natura interstellare è arrivata il 2 luglio, con l’analisi della traiettoria fortemente iperbolica.
Secondo le stime più recenti, 3I/ATLAS avrebbe un’età di circa 7 miliardi di anni, superiore a quella del Sistema Solare. I dati orbitali suggeriscono che provenga da una regione molto antica della Via Lattea, rendendola, potenzialmente, la cometa più antica mai osservata.
I primi dati spettroscopici: acqua e polveri ricche di carbonio
Oltre alle immagini visive di Hubble, sono già disponibili anche i primi risultati spettroscopici raccolti in ambito ottico e nel vicino infrarosso. I dati preliminari indicano che 3I/ATLAS è una cometa attiva con abbondante ghiaccio d’acqua. Inoltre, il materiale espulso nella chioma presenta caratteristiche simili a quelle osservate negli asteroidi di tipo D, noti per la presenza di silicati arricchiti di molecole organiche e ghiaccio al loro interno.
Questa composizione distingue 3I/ATLAS sia da 1I/ʻOumuamua, che non mostrava segni di attività visibile, sia da 2I/Borisov, che aveva una composizione più simile a quella delle comete del Sistema Solare. I dati su 3I/ATLAS mostrano invece un legame più stretto con popolazioni asteroidali primordiali ricche di carbonio, solitamente localizzate nella fascia esterna del Sistema Solare o tra gli oggetti troiani di Giove.
L’analisi del materiale e della struttura della cometa interstellare fornisce così un nuovo punto di confronto per lo studio della formazione di altri sistemi planetari e delle condizioni chimiche nelle nubi proto-stellari più antiche.
Il ruolo del Rubin Observatory e le prospettive di studio
La scoperta di 3I/ATLAS è avvenuta in un momento particolarmente significativo: il Vera C. Rubin Observatory aveva appena rilasciato le sue prime immagini del cielo, il 23 giugno, e ora è in fase di preparazione per le osservazioni ufficiali del programma LSST (Legacy Survey of Space and Time), che inizierà entro la fine del 2025.
Il Rubin Observatory è destinato a diventare uno strumento centrale nella ricerca di corpi minori del Sistema Solare e di oggetti interstellari nei prossimi anni. Secondo le stime, durante il decennio di operatività del LSST, il telescopio potrebbe rilevare tra 5 e 50 oggetti provenienti da altri sistemi stellari. 3I/ATLAS rappresenta il primo banco di prova di queste previsioni, e permette di iniziare a costruire una base osservativa utile a comprendere la diversità di questi visitatori cosmici.
Nel frattempo, 3I/ATLAS continuerà a essere osservata con diversi strumenti da Terra e dallo spazio. La disponibilità delle immagini di Hubble e la rapida pubblicazione dei primi studi rendono questa fase particolarmente fertile per la comunità astronomica, che è attualmente impegnata a delineare il ritratto fisico e chimico più completo mai ottenuto per un oggetto interstellare.
Le immagini di Hubble di 3I/ATLAS sono disponibili qui.
Lo studio contenente una prima caratterizzazione spettroscopica di 3I/ATLAS è reperibile qui in versione pre-print.











