Dopo poco meno di due mesi dal lancio, avvenuto il 29 aprile 2025 a bordo di un Vega-C, l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha mostrato oggi, 23 giugno, al Living Planet Symposium le prime immagini del satellite Biomass. Queste prime acquisizioni, frutto della fase di commissioning ancora in corso, offrono un’anteprima chiara del potenziale di Biomass nel monitoraggio delle foreste e di ecosistemi estremi su scala globale.
Pur non essendo ancora pronte per una stima accurata del carbonio, queste immagini mostrano che il satellite è perfettamente operativo e in grado di restituire dati di qualità superiore, grazie al radar in banda P. La tecnologia di apertura sintetica di Biomass penetra nelle chiome degli alberi, restituendo informazioni che arrivano fino ai tronchi e ai rami principali: fondamentali per calcolare la quantità di biomassa e, quindi, di anidride carbonica immagazzinata nelle foreste.
Il radar in banda P si dimostra efficace non solo sulle foreste pluviali tropicali, ma anche in ambienti complessi quali montagne, deserti e ghiacciai. In pochi giorni, Biomass ha già immortalato aree della Bolivia, nord del Brasile, isole dell’Indonesia, foreste dell’Africa centrale, deserti del Sahara e la catena Transantarctica. Ogni immagine è stata ottenuta con tecniche avanzate di polarizzazione, capaci di distinguere tipologie di vegetazione, corsi d’acqua, caratteristiche del terreno e la stratificazione interna dei ghiacci.
Prime immagini radar di Biomass
La visualizzazione radar della regione amazzonica in Bolivia è una delle più sorprendenti tra le prime immagini restituite da Biomass. I diversi canali di polarizzazione, combinati con colori fittizi, permettono di distinguere facilmente le diverse componenti del paesaggio: tonalità verdi indicano foreste pluviali dense, rossi le zone umide o di foresta rivierasca, blu–viola le praterie e nero i corsi d’acqua.

In particolare, il meandro del fiume Beni risalta nettamente nella valle boliviana, confermando la capacità del radar di mostrare elementi naturali con grande precisione anche attraverso la vegetazione. Questa prima immagine, seppur non ancora calibrata quantitativamente per misurare il carbonio, dimostra che il sistema è già all’altezza del compito operativo.
Un confronto con una fotografia ottica di Copernicus Sentinel‑2 mette in luce la superiorità dell’approccio radar: mentre Sentinel‑2 mostra soltanto la chioma alberata, quindi lo strato superficiale, Biomass attraversa la vegetazione, visualizzando la struttura interna e le caratteristiche del suolo. Questo confronto evidenzia come il radar in banda P rappresenti un salto qualitativo rilevante per le misurazioni di biomassa, oltre a dimostrare che la missione è già efficiente nel registrare dati su vaste superfici forestali, fondamentali per stime di carbonio e monitoraggi a medio-lungo termine.
Immagini in Indonesia, Gabon e ambienti estremi
Un’altra acquisizione significativa mostra la foresta pluviale di Halmahera, in Indonesia, caratterizzata da terreno montagnoso di origine vulcanica. In quest’immagine emergono vulcani attivi come il Monte Gamkonora e folte estensioni forestali: anche qui, la capacità del radar P‑band di rilevare il sottosuolo fornisce dettagli topografici e morfologici non accessibili tramite sensori ottici.
Altre immagini riguardano la regione del fiume Ivindo nel Gabon, dove il tracciato del fiume affluente si distingue in un mare di vegetazione fitta: qui la penetrazione consente di visualizzare distintamente rilievi, valli fluviali e l’assetto generale del paesaggio.

Infine, Biomass ha fotografato il deserto del Sahara, particolarmente nell’area del Tibesti in Ciad, mostrando strutture geologiche sotterranee (letti di antiche valanghe o bacini fossili) fino a 5 metri di profondità.
Anche nella regione Transantarctica, l’immagine radar del ghiacciaio Nimrod e della Ross Ice Shelf suggerisce la capacità di penetrare nella massa glaciale, aprendo la strada allo studio della velocità e struttura interna del ghiaccio, aspetti inaccessibili con altri strumenti. Queste acquisizioni dimostrano l’eccezionale versatilità della missione, che va ben oltre il semplice monitoraggio forestale.

La missione Biomass e i prossimi passi
Biomass è la prima missione del programma Earth Explorer dell’ESA dotata di un radar in banda P, sviluppata nell’ambito del progetto FutureEO. Lanciato il 29 aprile 2025 con un Vega‑C da Kourou, è attualmente nella fase di commissioning, durante la quale gli strumenti vengono calibrati e ottimizzati. Il Project Manager Michael Fehringer ha confermato che tutto funziona regolarmente e che le immagini hanno superato le aspettative.
La missione ha una durata minima prevista di cinque anni, con una copertura globale del suolo ogni sei mesi. Durante questa fase, gli ingegneri valuteranno il comportamento del radar in condizioni operative, garantendo l’accuratezza dei dati geolocalizzati. Successivamente, inizieranno le prime analisi quantitative della biomassa, con l’obiettivo di stimare con precisione la quantità di carbonio stoccata nelle foreste.
I prossimi passi prevedono il rilascio dei dati calibrati alla comunità scientifica per l’avvio di campagne di monitoraggio e applicazioni ad hoc, come la valutazione dei cambiamenti nel ciclo del carbonio, della copertura boschiva e del potenziale impatto sui modelli climatici. Ed è esattamente qui che risiede il valore della missione Biomass: offrire uno strumento unico e potente per approfondire la comprensione del ciclo forestale e il ruolo chiave delle foreste nel sistema Terra.










