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L’ESA può fare a meno della NASA? Discussioni e necessità in vista della ministeriale 2025

Mariasole Maglione di Mariasole Maglione
Giugno 12, 2025
in Agenzie Spaziali, ESA, Esplorazione spaziale, News
Il media briefing del 12 giugno 2025 in attesa del 334esimo Consiglio Ministeriale dell'ESA previsto per novembre 2025. Credits: ESA

Il media briefing del 12 giugno 2025 in attesa del 334esimo Consiglio Ministeriale dell'ESA previsto per novembre 2025. Credits: ESA

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Il 12 giugno 2025 si è tenuto a Parigi l’ESA Council Media information session, che ha fatto il punto sull’attività dell’agenzia in vista del 334esimo Consiglio Ministeriale che si terrà a novembre 2025. All’incontro hanno partecipato il Direttore Generale Josef Aschbacher e i principali responsabili dei programmi scientifici e di esplorazione dello spazio in ESA.

Nel corso dell’incontro, sono stati illustrati i progressi di numerose missioni scientifiche e di osservazione terrestre, i progetti umani in orbita bassa, le collaborazioni internazionali in espansione e soprattutto le azioni attivate per affrontare le incertezze legate al bilancio NASA per l’anno fiscale 2026, che rischia di compromettere diversi progetti congiunti fra Europa e USA.

Il filo conduttore degli interventi è stato chiaro: l’Europa deve rafforzare la propria resilienza e autonomia nel settore spaziale, consolidando le proprie capacità tecnologiche e aumentando il livello di cooperazione tra Stati membri, istituzioni europee e partner internazionali.

Missioni recenti e future

Il Direttore Generale ha aperto il resoconto con una panoramica sulle missioni recenti. Due in particolare hanno segnato importanti progressi: la missione ACES, lanciata ad aprile su un volo cargo SpaceX e ora operativa sulla ISS, e Biomass, lanciata a fine aprile su Vega-C.

La prima studierà il tempo e la relatività con orologi atomici di altissima precisione; la seconda mapperà la biomassa forestale globale con un radar in banda B, contribuendo alla conoscenza del ciclo del carbonio. Le prime immagini della missione saranno presentate a fine giugno al Living Planet Symposium.

Rappresentazione artistica del satellite Biomass dell'ESA. Credits: ESA
Rappresentazione artistica del satellite Biomass dell’ESA. Credits: ESA

Nel campo dell’esplorazione umana, grande attenzione è rivolta alla missione Axiom-4, che porterà nello Spazio l’astronauta polacco Sławosz Osnanski-Wiśniewski. Con lui, una serie di esperimenti scientifici polacchi e dell’ESA focalizzati su biologia, salute, IA e scienza dei materiali. Si prepara inoltre un futuro volo con la Repubblica Ceca. La missione è attualmente rinviata a data da destinarsi per un problema al Falcon 9 e per problemi alla Stazione Spaziale Internazionale.

ANNUNCIO

Nel quadro della strategia ESA 2040 e in risposta anche al nuovo slancio offerto dalla Commissione Europea, è stato avviato lo sviluppo della costellazione ERS (European Resilience from Space). Si tratta di un sistema integrato che combinerà osservazione della Terra, telecomunicazioni e navigazione con capacità computazionali e di intelligenza artificiale a bordo. Il progetto, in fase iniziale, prevede un investimento stimato intorno al miliardo di euro.

La risposta europea alle incertezze USA

Una delle sezioni più articolate della conferenza ha riguardato l’impatto delle incertezze sul budget NASA per l’anno fiscale 2026. Le potenziali cancellazioni di programmi chiave hanno spinto l’ESA ad avviare una revisione tecnica sulle missioni congiunte, a cui partecipa anche la NASA.

Carole Mundell, Director of Science in ESA, ha spiegato che sono 19 le missioni congiunte attualmente sotto esame, e che di esse solo 16 sono considerate “mitigabili”, ovvero affrontabili (con eventuali ritardi) anche senza l’Agenzia spaziale americana. Le restanti tre sono LISA, EnVISION e NewAthena, e potrebbero richiedere interventi più strutturali. Queste tre missioni sono le più a rischio in caso di mancato supporto statunitense, ma è stato anche ribadito che l’ESA dispone delle competenze tecniche per compensare eventuali mancanze, se necessario.

In ogni caso, è stato a più riprese sottolineata l’importanza di sviluppare internamente le tecnologie oggi fornite da partner terzi. Tra queste, i componenti critici per il rover Rosalind Franklin della missione ExoMars, come le unità di riscaldamento a radioisotopi (RHU) e i motori di frenata. Daniel Neuenschwander, Director of Human and Robotic Exploration in ESA, ha spiegato che l’Agenzia ha già avviato discussioni con il Canada come fornitore alternativo.

Un modello del rover Rosalind Franklin dell’ESA durante i test di perforazione del terreno. Credits: ESA, S. Corvaja
Un modello del rover Rosalind Franklin dell’ESA durante i test di perforazione del terreno. Credits: ESA, S. Corvaja

E Artemis?

Il tema delle collaborazioni transatlantiche ha riacceso l’attenzione anche sul programma Artemis, di cui l’ESA è partner fondamentale. Neuenschwander ha ricordato che l’Europa ha già consegnato i primi tre moduli di servizio (ESM, European Service Module) per la capsula Orion, e che il quarto sarà completato entro la fine del 2025. “Il primo ESM ha superato ogni aspettativa. È un veicolo eccezionale” ha affermato.

La cooperazione prosegue anche sul fronte della Gateway, la futura stazione spaziale lunare: i moduli ESA sono in piena fase di sviluppo e verranno resi riutilizzabili, per garantire flessibilità futura. Al momento i lavori continuano, finché i contratti sono attivi.

Secondo Neuenschwander, il vero salto verso l’autonomia è rappresentato da Argonaut, il lander lunare europeo in grado di trasportare 1.5 tonnellate di carico sulla superficie della Luna. Ha affermato:

Argonaut è il nostro elemento strategico. Servirà anzitutto agli obiettivi europei, ma potrà anche essere integrato nell’architettura Artemis. È un asset autonomo, e allo stesso tempo una moneta di scambio per eventuali baratti tecnologici.

L’ESA ha ribadito che qualunque evoluzione delle missioni NASA non impedirà all’Europa di procedere nei suoi programmi, e che la modularità degli asset in sviluppo consente di adattarsi rapidamente a diversi scenari di cooperazione o indipendenza.

Una cooperazione globale

L’ESA ha di recente rinnovato e ampliato le proprie collaborazioni con numerosi partner internazionali, rafforzando il proprio ruolo di attore globale nello spazio. Tra gli accordi recenti spicca la dichiarazione d’intenti firmata con l’ISRO (Indian Space Research Organisation), durante il Global Space Exploration Conference (GLEX), che apre a una cooperazione rafforzata sia in orbita bassa terrestre (LEO) sia nell’esplorazione lunare. Anche con il Giappone è in corso la definizione di una next big cooperation su quattro assi strategici: scienza, esplorazione, osservazione della Terra e iniziative di commercializzazione.

L’ESA ha inoltre confermato l’avvio di un nuovo accordo con la Corea del Sud, che sarà firmato a ottobre 2025 e riguarderà le operazioni spaziali e il monitoraggio del meteo spaziale. Il rapporto con l’Africa è destinato a crescere, grazie al dialogo con la nuova African Space Agency, di cui ESA ha seguito con interesse l’apertura al Cairo. Parallelamente, con gli Emirati Arabi Uniti si sta consolidando un buon rapporto, sia a livello industriale che istituzionale, anche in relazione al programma Gateway.

Il legame con il Canada, che coopera con ESA da 46 anni, è stato recentemente rilanciato con una visita ufficiale del DG alla sede della Canadian Space Agency, la prima in 25 anni. Le discussioni hanno incluso anche il possibile contributo canadese alla missione Rosalind Franklin.

In parallelo, ESA segue con attenzione gli sviluppi delle stazioni spaziali commerciali statunitensi e della futura stazione indiana come potenziali piattaforme post-ISS per esperimenti europei.

Rispondendo a una domanda sulla possibilità di rafforzare la cooperazione con la Cina, Aschbacher ha precisato che le collaborazioni attuali (come la missione SMILE) proseguiranno, ma che non sono attualmente in programma nuove iniziative con Pechino.

Nel concludere il briefing, Aschbacher ha sottolineato come la traiettoria europea debba puntare su tre pilastri: innovazione tecnologica, autonomia operativa e cooperazione internazionale.

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Tags: Agenzie SpazialiConsiglio MinisterialeESAEsplorazione spaziale

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