• AstroSpace.it
  • Collabora
  • La redazione
  • Astrospace Shop
  • ADV
Nessun risultato
Guarda tutti i risultati
AstroSpace
  • Home
  • Agenzie Spaziali
    • NASA
    • Cina
    • ESA
    • ASI
  • Esplorazione spaziale
    • Speciale Artemis 1
    • ISS
    • Luna
    • Sistema solare
    • Scienza
      • Astronomia e astrofisica
      • Fisica
  • Space economy
    • SpaceX
    • Boeing
    • Blue Origin
    • Nuove imprese
    • Rocket Lab
    • Satelliti
  • Spazio Italiano
  • Le grandi firme dello spazio
    • Paolo Ferri
ORBIT
Shop
  • Home
  • Agenzie Spaziali
    • NASA
    • Cina
    • ESA
    • ASI
  • Esplorazione spaziale
    • Speciale Artemis 1
    • ISS
    • Luna
    • Sistema solare
    • Scienza
      • Astronomia e astrofisica
      • Fisica
  • Space economy
    • SpaceX
    • Boeing
    • Blue Origin
    • Nuove imprese
    • Rocket Lab
    • Satelliti
  • Spazio Italiano
  • Le grandi firme dello spazio
    • Paolo Ferri
Nessun risultato
Guarda tutti i risultati
AstroSpace
Nessun risultato
Guarda tutti i risultati

Modellata l’evoluzione del sistema planetario TRAPPIST-1

Mariasole Maglione di Mariasole Maglione
Agosto 22, 2024
in Astronomia e astrofisica, News, Scienza
Rappresentazione artistica del sistema planetario TRAPPIST-1. Credits: NASA, JPL/Caltech, and R. Hurt and T. Pyle (IPAC)

Rappresentazione artistica del sistema planetario TRAPPIST-1. Credits: NASA, JPL/Caltech, and R. Hurt and T. Pyle (IPAC)

Condividi su FacebookTweet

L’esplorazione dei sistemi planetari extrasolari continua a rivelare scoperte che sfidano la nostra comprensione della formazione planetaria. Ora un nuovo studio getta nuova luce sull’evoluzione del sistema planetario TRAPPIST-1, uno dei più intriganti conosciuti al di fuori del nostro Sistema Solare.

A circa 40 anni luce dalla Terra, TRAPPIST-1 ospita sette pianeti e si distingue per la sua configurazione orbitale unica.

Questa ricerca, condotta da un team internazionale guidato da Gabriele Pichierri, ricercatore in scienze planetarie al Caltech, offre una nuova prospettiva su come questo sistema si sia formato e sia evoluto nel tempo. Utilizzando sofisticati modelli computazionali, infatti, gli scienziati hanno proposto una nuova teoria per spiegare l’attuale disposizione dei pianeti di TRAPPIST-1.

ANNUNCIO

Il sistema TRAPPIST-1

Il sistema TRAPPIST-1 fu scoperto inizialmente nel 2016 utilizzando il telescopio TRAPPIST (TRAnsiting Planets and PlanetesImals Small Telescope) in Cile. Questa scoperta rappresentò un momento cruciale nella nostra storia di esplorazione degli esopianeti: con osservazioni successive, si comprese che si trattava di un sistema compatto con sette pianeti di dimensioni simili alla Terra, orbitanti attorno a una nana ultrafredda.

TRAPPIST-1 si trova nella costellazione dell’Acquario, e i suoi pianeti sono tutti rocciosi, denominati da TRAPPIST-1b a TRAPPIST-1h. Ciò che rende questo sistema particolarmente interessante è la sua configurazione orbitale: i pianeti sono disposti in quello che gli astronomi chiamano una catena di risonanza, dove i periodi orbitali dei pianeti adiacenti formano rapporti di numeri interi semplici.

Tuttavia, mentre i pianeti esterni seguono le risonanze più comuni, come il rapporto 3:2 tra i loro periodi orbitali, i pianeti interni mostrano risonanze più complesse. Ad esempio, il rapporto tra le orbite dei pianeti b e c è 8:5, mentre tra c e d è 5:3. Questa discrepanza nelle risonanze orbitali ha intrigato gli scienziati e ha imposto domande fondamentali sulla formazione e l’evoluzione del sistema.

Il modello a due fasi

La ricerca condotta da Pichierri e colleghi si basa su un innovativo modello a due fasi, che spiega l’attuale configurazione del sistema TRAPPIST-1. Questo modello propone una sequenza di eventi che hanno plasmato il sistema nel corso di milioni di anni.

ANNUNCIO

Nella prima fase, il modello suggerisce che i quattro pianeti interni si siano formati e abbiano evoluto inizialmente da soli, stabilendosi in una catena di risonanza 3:2. Questo tipo di configurazione è considerato comune nei sistemi planetari giovani, dove i pianeti migrano verso l’interno attraverso il disco protoplanetario che circonda la stella nascente.

La seconda fase del modello introduce un elemento chiave: l’espansione del bordo interno del disco protoplanetario. Man mano che questo bordo si spostava verso l’esterno, ha influenzato le orbite dei pianeti interni. Questo processo ha permesso alle orbite di “rilassarsi”, passando dalla stretta catena di risonanza 3:2 alla configurazione più complessa che osserviamo oggi.

Un aspetto particolarmente interessante di questo modello è il ruolo del quarto pianeta. Inizialmente posizionato sul bordo interno del disco, questo pianeta si è spostato verso l’esterno con l’espansione del disco. Tuttavia, in una fase successiva, è stato spinto nuovamente verso l’interno, quando tre pianeti aggiuntivi si sono uniti al sistema.

Tutti e sette i pianeti scoperti in orbita attorno alla stella nana rossa TRAPPIST-1 potrebbero facilmente entrare nell'orbita di Mercurio, il pianeta più interno del nostro Sistema Solare. Credits: NASA/JPL-Caltech/R. Hurt, T. Pyle (IPAC)
Tutti e sette i pianeti scoperti in orbita attorno alla stella nana rossa TRAPPIST-1 potrebbero facilmente entrare nell’orbita di Mercurio, il pianeta più interno del nostro Sistema Solare. Credits: NASA/JPL-Caltech/R. Hurt, T. Pyle (IPAC)

Implicazioni

La ricerca ha implicazioni significative che si estendono ben oltre questo singolo sistema. In primo luogo, dimostra l’importanza di considerare processi evolutivi complessi nella formazione dei sistemi planetari. Il modello proposto suggerisce infatti che le configurazioni planetarie che osserviamo oggi potrebbero essere il risultato di una lunga storia di interazioni dinamiche, piuttosto che semplici residui della formazione iniziale.

Inoltre, evidenzia il valore dei sistemi planetari “pristini” come TRAPPIST-1 per testare le teorie sulla formazione planetaria. A differenza di molti altri sistemi che hanno subito instabilità significative nel corso della loro vita, TRAPPIST-1 sembra aver mantenuto gran parte della sua configurazione originale. Questo lo rende un laboratorio naturale ideale per studiare i processi di formazione planetaria.

La ricerca apre anche nuove strade per future indagini. Ad esempio, solleva domande su come le caratteristiche uniche di TRAPPIST-1 possano influenzare la potenziale abitabilità dei suoi pianeti. La stabilità a lungo termine del sistema potrebbe aver fornito condizioni favorevoli per lo sviluppo di atmosfere complesse. Se non addirittura di forme di vita.

Lo studio, pubblicato su Nature Astronomy, è reperibile qui in versione pre-print.

© 2024 Astrospace.it Tutti i diritti riservati. Questo articolo può essere riprodotto o distribuito integralmente solo con l’autorizzazione scritta di Astrospace.it o parzialmente con l’obbligo di citare la fonte.
Tags: Esopianetipianeti extrasolarisistema planetarioTrappist-1

Potrebbe interessarti anche questo:

Render artistico di un pianeta di seconda generazione in orbita attorno a una stella nana bianca nel sistema HS 0209+0832. Credits: NASA, ESA, Leah Hustak (STScI)

Trovati indizi di un pianeta formatosi dopo la morte della sua stella

Ottobre 6, 2026
Render artistico del pianeta Elias 2-24 b, il più piccolo mai scoperto finora, nel suo sistema planetario in formazione. Credits: W. M. Keck Observatory/Adam Makarenko

Trovato l’esopianeta più giovane mai scoperto finora: ha meno di un milione di anni

Settembre 17, 2026
Il candidato esopianeta scoperto attorno a KIC 9139163, una stella pulsante di tipo solare situata nella costellazione del Cigno. Credits: INAF/realizzata con AI Gemini

Scoperto un candidato esopianeta che non transita davanti alla sua stella

Agosto 26, 2026
Render artistico di CD-35 2722, un sistema stellare con un oggetto simile a una luna in orbita attorno a una nana bruna. Credits: ESO/M. Kornmesser

Trovata una possibile esoluna attorno a una nana bruna: potrebbe essere la prima mai scoperta

Luglio 22, 2026
Render artistico del gigante gassoso WD 1856 b, che è sopravvissuto alla morte della sua stella. Credits: NASA, ESA, CSA, R. Crawford (STScI)

Il James Webb ha osservato un pianeta sopravvissuto alla morte della sua stella

Luglio 2, 2026
Dettaglio del mosaico realizzato da Euclid del centro della Via Lattea. A destra sono visibili dense nubi molecolari che oscurano parte della luce proveniente dal rigonfiamento galattico, mentre verso sinistra il numero di nubi diminuisce e appare più chiaramente la brillante popolazione stellare del bulge, la regione centrale della nostra Galassia. Credits: ESA/Euclid/Euclid Consortium/NASA, CFHT

Nel cuore della Via Lattea con Euclid. Ecco cosa ci racconta il secondo Quick Data Release

Giugno 24, 2026
Attualmente in riproduzione
ANNUNCIO

I più letti

  • starship starlink

    Oltre mille manovre evasive al giorno per i satelliti Starlink

    0 condivisioni
    Condividi 0 Tweet 0
  • Ecco le prime immagini della Terra acquisite dai satelliti Eaglet II della costellazione italiana IRIDE

    0 condivisioni
    Condividi 0 Tweet 0
  • Inizia una nuova era. I progressi di Starship

    0 condivisioni
    Condividi 0 Tweet 0
  • Entro il 2026 saranno completati i 931 segmenti dello specchio primario dell’ELT

    0 condivisioni
    Condividi 0 Tweet 0

Segui AstroSpace.it anche in:

Telegram LinkedIn Twitter Youtube

Eventi in programma

Ott 17
10:00 am - 6:00 pm

ESPLORAZIONI 2026

Vedi Calendario

Gli ultimi approfondimenti

Il Nancy Grace Roman Space Telescope incapsulato all'interno del Falcon Heavy che lo lancerà nello spazio il 30 agosto 2026.

Quando, dove e perché seguire il lancio del telescopio spaziale Nancy Grace Roman

Agosto 29, 2026
Eclissi parziale di Luna

È in arrivo un’eclissi parziale di Luna, visibile anche dall’Italia: ecco come e quando osservarla

Agosto 26, 2026
Eclissi solare totale dell'8 aprile 2024 da Dallas, Texas. Credits: NASA/Keegan Barber

Eclissi di Sole il 12 agosto 2026: tutto ciò che serve sapere per osservarla

Agosto 11, 2026
ANNUNCIO


News e approfondimenti di Astronautica e Aerospazio. Astrospace.it è pubblicato da Astrospace Srl.

info@astrospace.it 
www.astrospace.it

P.IVA: 04589880162

  • Astrospace ADV
  • AstroSpace.it
  • Collabora
  • La redazione
  • Feed RSS
  • Newsletter
  • Shop
Privacy Policy Cookie Policy

Abbonati

Entra in Astrospace Orbit per leggere gli articoli Premium di AstroSpace

ISCRIVITI ORA

©2026 Astrospace

Nessun risultato
Guarda tutti i risultati
  • Home
  • Agenzie Spaziali
    • NASA
    • Cina
    • ESA
    • ASI
  • Esplorazione spaziale
    • Speciale Artemis 1
    • ISS
    • Luna
    • Sistema solare
    • Scienza
      • Astronomia e astrofisica
      • Fisica
  • Space economy
    • SpaceX
    • Boeing
    • Blue Origin
    • Nuove imprese
    • Rocket Lab
    • Satelliti
  • Spazio Italiano
  • Le grandi firme dello spazio
    • Paolo Ferri
Orbit
Shop

© 2026 Astrospace.it Info@astrospace.it - News e approfondimenti di astronautica e aerospazio. Astrospace.it è pubblicato da Astrospace srl P.IVA: 04589880162