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SpaceX ha portato in orbita i primi Starlink V2 Mini per testare il Direct to Cell

Andrea D'Urso di Andrea D'Urso
Gennaio 3, 2024
in News, Space economy, SpaceX
Una foto risalente a marzo 2023 degli Starlink V2 Mini poco prima del rilascio in orbita. Credits: SpaceX

Una foto risalente a marzo 2023 degli Starlink V2 Mini poco prima del rilascio in orbita. Credits: SpaceX

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SpaceX si sta preparando a offrire un nuovo servizio chiamato Direct to Cell, che permetterà agli smartphone di collegarsi direttamente alla rete Starlink. Non è richiesto un hardware separato, ma saranno gli stessi satelliti a montare antenne in grado di connettersi con i dispositivi mobili.

Per iniziare a collaudare questo nuovo sistema oggi, 3 gennaio, SpaceX ha lanciato i primi 6 Starlink V2 Mini dotati di questa nuova tipologia di antenna. Il lancio è avvenuto dalla base militare di Vandenberg, in California, quando in Italia erano le 04:44: a bordo del Falcon 9 c’erano di 21 Starlink V2 Mini.

Questa missione, classificata come Starlink-7.9, sarebbe dovuta essere una delle ultime del 2023, ma a causa di alcuni problemi, non specificati da SpaceX, ha subito diversi ritardi. Il lancio di oggi è diventato così il primo del 2024, un anno in cui l’azienda punta a battere nuovamente il record di missioni annuali.

SpaceX ha chiuso il 2023 con 96 missioni, più due lanci di test di Starship, ma in questo 2024 hanno in programma 12 lanci al mese. 

Per il trasporto degli Starlink, hanno utilizzato un Falcon 9 nuovo, evento ormai raro per l’azienda, che ha iniziato la certificazione per il 20 voli di un singolo booster.

@TMobile @Rogers @official_kddi @Optus @onenzofficial @SaltMobile_DE @entel are the first providers using Direct to Cell for global access

— SpaceX (@SpaceX) January 3, 2024

Presto i primi test per il Direct to Cell

Il primo annuncio di SpaceX di un servizio che permette la connessione tra satelliti Starlink e smartphone risale ad agosto 2022. Secondo i piani iniziali, le nuove antenne non sarebbero dovute essere montate sugli Starlink V2 Mini, ma sulla loro versione più grande, gli Starlink V2. Questi però richiedono l’utilizzo di Starship per essere portati in orbita.

Per evitare di rimandare ulteriormente il servizio, l’azienda ha deciso di utilizzare in questa prima fase la versione “più piccola” dei satelliti. È possibile che l’hardware aggiuntivo abbia fatto aumentare la massa degli Starlink V2 Mini, che già era di circa 800 kg, e quindi abbia costretto SpaceX a ridurre di una unità il numero di satelliti che il Falcon 9 è in grado di trasportare. Per questo motivo a bordo ne erano presenti 21.

A ottobre SpaceX ha inviato alla Federal Communications Commission una richiesta per iniziare a effettuare i primi del Direct to Cell già nel mese di dicembre. L’agenzia federale ha concesso a SpaceX i permessi ed è quindi probabile che inizino a collaudare il servizio già dai primi giorni dopo il rilascio dei satelliti.

The six @Starlink satellites on this mission with Direct to Cell capability will further global connectivity and help to eliminate dead zones → https://t.co/FgiJ7LOYdK pic.twitter.com/zFy7SrpsYs

— SpaceX (@SpaceX) January 3, 2024

I sei Starlink V2 Mini lanciati nell’ultima missione sono dotati di un modem eNodeB avanzato, che permetterà di simulare una stazione radio base di terra. Ciò permetterà di rendere la connessione accessibile a qualsiasi dispositivo mobile.

Inizialmente sarà possibile inviare solamente messaggi di testo, ma con la crescita della costellazione implementeranno anche le chiamate e la navigazione web. Con quest’ultimo lancio salgono a 5669 gli Starlink portati nello spazio a partire da maggio 2019.

SpaceX, nella pagina dedicata al nuovo servizio, ha mostrato la parte superiore degli Starlink V2 Mini, che pare sfruttino la tecnologia AESA (Active electronically scanned array). Ciò consente di dirigere le onde radio elettronicamente senza dovere direzionare fisicamente le antenne.

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Tags: direct to cellsmartphoneSpaceXstarlink

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