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Il serpente celeste catturato da un telescopio dell’ESO

Federico Palaia di Federico Palaia
Gennaio 4, 2023
in Astronomia e astrofisica, News, Scienza
Immagine della nebulosa Sh2-54 scattata in luce infrarossa utilizzando il telescopio VISTA dell'ESO all'Osservatorio del Paranal in Cile.Le nuvole di polvere e gas che sono normalmente evidenti in luce visibile appaiono quasi trasparenti. In questa banda di luce possiamo vedere le stelle attraverso la polvere e il gas delle nebulose. Credits: ESO/VVVX

Immagine della nebulosa Sh2-54 scattata in luce infrarossa utilizzando il telescopio VISTA dell'ESO all'Osservatorio del Paranal in Cile.Le nuvole di polvere e gas che sono normalmente evidenti in luce visibile appaiono quasi trasparenti. In questa banda di luce possiamo vedere le stelle attraverso la polvere e il gas delle nebulose. Credits: ESO/VVVX

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  • Il telescopio VISTA dell’ESO ha fotografato la nebulosa Sh2-54, nella costellazione Coda del Serpente, anche conosciuta come “serpente celeste”.
  • La nebulosa è composta principalmente da idrogeno ionizzato da stelle molto luminose, ed è ricca di formazione stellare.
  • Nell’immagine all’infrarosso sono visibili molte stelle coperte dalla polvere, normalmente nascoste alla vista di strumentazione ottica.

Il telescopio VISTA (Visible and Infrared Survey Telescope for Astronomy) situato presso l’Osservatorio sul Paranal dell’ESO, in Cile, ha fotografato la nebulosa Sh2-54. Si tratta di una grande nebulosa a emissione, situata nella costellazione Coda del Serpente. La sigla “Sh” si riferisce all’astronomo statunitense Steward Sharpless, che catalogò più di 300 nebulose negli anni ’50 del secolo scorso. Per la sua elegante morfologia, gli astronomi l’hanno soprannominata “serpente celeste”.

Sh2-54 si trova a 6000 anni luce di distanza dalla Terra e ha un’estensione di circa 35 anni luce. È composta principalmente da idrogeno che viene ionizzato dalle stelle più luminose di un ammasso aperto poco distante. All’interno della nebulosa sono attivi fenomeni di formazione stellare iniziati circa 4-5 milioni di anni fa, come protostelle di grande massa e sorgenti infrarosse.

I vantaggi delle fotografie a infrarossi

Mentre la luce visibile viene facilmente assorbita dalle nubi di polvere nelle nebulose, la radiazione infrarossa può passare attraverso gli spessi strati di polvere quasi senza incontrare ostacoli. In questo modo si rendono visibili le stelle e i dettagli che non sarebbe possibile studiare con fotografie nello spettro visibile. Ciò è particolarmente utile quando gli scienziati devono studiare quello che accade nelle regioni di formazione stellare all’interno di una nebulosa. Queste zone sono molto ricche di polvere, risultando quindi difficili da analizzare.

Nello slider seguente, apprezziamo le differenze tra il serpente celeste fotografato nell’infrarosso e nello spettro visibile. Nell’immagine infrarossa sono visibili anche le stelle coperte dalla polvere cosmica. Nell’immagine in luce visibile la struttura della nebulosa è ben definita, ma le polveri oscurano gran parte delle stelle. Credits: ESO/VVVX

L’immagine è stata catturata in luce infrarossa utilizzando la sensibile fotocamera da 67 milioni di pixel del telescopio VISTA. È stata ottenuta nell’ambito della survey VVVX (VISTA Variables in the Via láctea eXtended survey). Si tratta di un progetto pluriennale che ha ripetutamente osservato un’ampia porzione della Via Lattea a lunghezze d’onda infrarosse, fornendo dati chiave per comprendere l’evoluzione stellare.

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Tags: ESOinfrarossiNebulosaserpente celesteVISTA

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